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Ricordo

La morte di Francesco Corda, amico dei senza dimora e storico fondatore di Effatà

Nel 1984, assieme a una ventina di giovani, diede vita alla «cena del martedì», organizzata due volte al mese nell'oratorio della parrocchia di San Luca e ispirata ai valori della «cena dell’amicizia»

di Lorenzo GARBARINO

27 Febbraio 2026

Questa settimana è morto Francesco Corda, fondatore di Effatà, una delle storiche organizzazioni no profit milanesi nata a favore delle persone senza dimora. Era stato anche tra gli artefici delle prime riunioni della Commissione Gravi Emarginati, e tra i fautori del nascente gruppo di fio.PSD.

Il suo impegno per le persone più vulnerabili della città era cominciato nel 1984, quando assieme a una ventina di giovani era nata la cena del martedì: per due volte al mese, nei locali dell’Oratorio della Parrocchia di San Luca, organizzavano una cena ispirata ai valori della “cena dell’amicizia”, di cui Corda era stato un volontario.

L’impulso a fondare Effatà provenne anche dall’allora parroco di San Luca, che gli chiese di creare un’associazione per senza dimora. Da allora, la cena del martedì ha allargato ai suoi utenti un servizio di accoglienza notturna. La prima sistemazione era la sagrestia della cappellina della parrocchia, a cui si è aggiunto successivamente un appartamento messo a disposizione dal parroco. «Con i volontari dell’epoca – ricorda l’attuale presidente di Effatà, Luca Di Donato – il servizio si è evoluto in collaborazione con l’Aler, per cui gestiamo tuttora cinque appartamenti dell’Aler per i nostri ospiti. È poi nato il centro diurno, e nel 2020 ci siamo dotati di un educatore. Il nostro obiettivo adesso è di aumentare i posti per l’accoglienza, perché i numeri sono sempre più grandi».

Rispetto a quando tutto è cominciato con le cene del martedì, Di Donato racconta che il fenomeno dei senza dimora a Milano è completamente mutato. Dalle persone con problemi psichiatrici o che decidevano di tagliare ogni legame con il prossimo, oggi è stato sostituito dai cosiddetti nuovi poveri. «A partire dalla crisi del 2009 è composto da persone che da un momento all’altro perdono un lavoro o la casa, e finiscono in strada senza volerlo. Sono persone che, per quanto riguarda il nostro tipo di accoglienza, hanno molte abilità che possono risultargli utili per un potenziale progetto di autonomia. Dall’altra però comporta anche dei notevoli problemi psicologici: arrivano con tanta rabbia addosso, fanno fatica a riconoscere la loro condizione di indigenza perché prima non lo erano». Da più di quindici anni Effatà si è dotata anche di una psicologa per rispondere a questa precisa esigenza per gli utenti.

Un volontario dell’Associazione Ronda Carità e Solidarietà Milano con una persona senza dimora

Corda non aveva contribuito solo con Effatà nella causa dei senza dimora. Insieme a don Colmegna aveva inaugurato la prassi di gestire degli appartamenti dell’Aler per i loro ospiti. Questa forma esperienza è stata successivamente aperta dal comune di Milano anche alle altre associazioni di volontariato. Lo stesso regolamento del comune sottoscritto dagli ospiti e dal servizio sociale è quasi interamente preso dai regolamenti degli alloggi di autonomia di Effatà. «Era una persona assertiva, a volte testarda – racconta Di Donato descrivendolo con alcuni aneddoti – ma di un’umiltà che è difficile trovare: all’ultima visita pastorale di mons. Delpini eravamo con tutti i volontari nel salone dell’oratorio. Quando ci siamo seduti insieme al tavolo don Attilio, il parroco, ha invitato Francesco ad unirsi a noi con l’Arcivescovo, dato che fino a quel momento era rimasto sempre in mezzo con gli altri volontari».

Il ricordo delle associazioni

Negli anni Corda aveva condiviso diversi momenti insieme a Ronda della Carità. L’associazione gli aveva segnalato in più occasioni alcune persone anziane che incontravano per strada, che avevano bisogno di uno sguardo attento e di un progetto mirato. «Lui le ha accolte – racconta Magda Baietta, presidente dell’associazione – con percorsi personalizzati, con risultati davvero importanti. Questo dice tanto di chi era. Francesco è stato davvero una persona dal cuore grande, con una sensibilità autentica verso gli ultimi, con un interessamento vero, concreto, mai superficiale. Ha fondato Effatà dedicandosi alle persone anziane, agli ultimi degli ultimi, ai più fragili. Non possiamo che essergli immensamente grati».

«Francesco si è sempre distinto per il suo animo accogliente e il suo sguardo di premura e attenzione per le persone che incontrava» ha commentato Stefano Galliano. «Abbiamo sempre potuto contare sulla sua partecipazione e supporto. Ha voluto rendere il mondo più umano. Sarà un buon riferimento per tutti noi».