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Delpini: «Le lacrime cristiane degli operatori della giustizia»

Non sono dettate da emotività, compassione o impotenza, ma esprimono pentimento e conversione: così l'Arcivescovo presiedendo in San Pietro in Gessate una Via Crucis per magistrati, avvocati e il personale impegnato del settore

di Annamaria BRACCINI

13 Marzo 2026
via Crucis giustizia 2026 (Cherchi)

Le lacrime sbagliate, che guardano al dolore come a uno spettacolo, e quelle giuste del pentimento e della conversione. Nel terzo venerdì di Quaresima, l’Arcivescovo guida la Via crucis per gli operatori della giustizia all’interno della chiesa di San Pietro in Gessate, proprio davanti al Palazzo di giustizia di Milano. Accanto a lui il Moderator Curiae monsignor Carlo Azzimonti (anch’egli avvocato) e il rettore della chiesa don Gabriele Ferrari.

Cinque le stazioni in cui sosta la grande croce lignea con il drappo bianco quaresimale: per ognuna è un diverso operatore a leggere il brano della Passione prescelto e a commentarlo di fronte alla numerosa assemblea. Tra loro due magistrate, Silvia Giani e Caterina Macchi, gli avvocati Massimo Castrucci e Corrado Limentani e un docente universitario, Alessandra Sartori.

via Crucis giustizia 2026 (Cherchi)
Via Crucis per gli operatori di giustizia (Cherchi/chiesadimilano.it)

Cadere e risollevarsi

Tra riferimenti anche autobiografici e alla propria professione si articolano le cinque brevi meditazioni. Come accade alla stazione nella quale Gesù cade per la terza volta: «Per noi, operatori di giustizia, questa stazione ha un significato particolare e ulteriore. Anche noi, nel nostro servizio, possiamo sperimentare numerose cadute: incomprensioni, contraddizioni, errori di valutazione, dilemmi morali, decisioni gravose; spesso ci sentiamo schiacciati dalla sofferenza delle vittime, dalle responsabilità delle nostre scelte, dalla complessità del male di fronte alla fragilità del bene. E tuttavia, ciò che conta davvero, non è se e quante volte scivoliamo, bensì il coraggio e l’umiltà con cui ci risolleviamo. Il giusto non è chi non sbaglia, ma è chi non cede di fronte alla fatica della giustizia terrena e continua a perseguirla con umiltà, pazienza, coraggio e fiducia».

Lacrime sbagliate e giuste

Infine, è l’Arcivescovo che richiama la stazione dell’incontro di Gesù con donne di Gerusalemme.

«Le donne di Gerusalemme – secondo le parole che la tradizione attribuisce a Gesù – versano lacrime sbagliate. Ma quali sono le lacrime sbagliate? Sembra quasi offensivo parlare di lacrime sbagliate, non rispettando chi piange. Eppure sono quelle dell’emotività superficiale, di chi osserva uno spettacolo che non lo riguarda e si commuove per un attimo, ma poi non ha più niente a che vedere con le sofferenze a cui assiste. Forse sono quelle dell’operatore di giustizia che incontra, come la sua professione richiede, persone di ogni specie, come dossier che passano sulla scrivania. Gli capita di provare compassione per vicende personali e giudiziarie segnate da profonde ferite e da ingiustizie inestricabili e prova la compassione di un momento e poi passa oltre», sottolinea monsignor Delpini. E subito aggiunge: «Forse sono quelle dell’impotenza di fronte all’ingiustizia che avverte lo strazio di non poter fare nulla per porre rimedio all’arroganza del potere. Quindi, magari sono quelle dell’operatore di giustizia che per stare dentro il sistema deve ammettere compromessi e procedure discutibili e ingiuste: se ne dispiace, ma non può farci niente».

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Ma poi ci sono le lacrime giuste che il Signore suggerisce: «Infatti ci sono buone ragioni per piangere, ci sono “lacrime cristiane”, conformi ai sentimenti di Cristo».

Due i passi del Vangelo che autorizzano a parlare di lacrime cristiane. Luca al capitolo 19, con Gesù che ha pianto su Gerusalemme e «le cui lacrime sono per la sorte di una città che rifiuta ostinatamente la via della pace, perché le lacrime giuste sono quelle versate di fronte all’ostinato rifiuto di essere salvati, amati, condotti alla pace». E poi Matteo 26, con il pianto amaro di Pietro dopo aver rinnegato Gesù: «Le lacrime di chi riconosce il proprio tradimento e non ne fa motivo di disperazione, ma di pentimento. Anche gli operatori della giustizia possono piangere lacrime giuste: quelle sull’ostinazione di chi rifiuta la pace e quelle sulla propria vita, perché, per la misericordia di Dio, sia tutta rinnovata».

Dopo il ringraziamento all’Arcivescovo dei fedeli presenti – ogni mercoledì all’ora di pranzo in San Pietro in Gessate viene celebrata Messa per chi lavora nel mondo della giustizia – si raccolgono infine, come tradizione, le offerte per la “Colletta Pro Terra Sancta”.  

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