«La comunità a Gaza è compressa in aree sempre più piccole: la zona settentrionale non è abitabile e Rafah è chiusa. Ovunque si vedono distese di tende, specialmente a Gaza City». Le parole di Anton Asfar, Segretario generale di Caritas Gerusalemme, dipingono senza esitazioni la drammatica situazione umanitaria nella Striscia di Gaza. Invitato da Caritas Ambrosiana a portare la sua testimonianza a Milano dopo la tappa di Lecco, Asfar ha voluto rinnovare l’appello a non far cadere il silenzio sulle sofferenze della popolazione palestinese.
Nonostante il cessate il fuoco tra l’esercito israeliano e Hamas – entrato in vigore lo scorso 10 ottobre con la mediazione degli Stati Uniti -, le ripetute violazioni e la mancanza di un flusso abbondante e regolare di aiuti umanitari stanno ulteriormente aggravando le sofferenze dei palestinesi nella Striscia di Gaza.
Problemi anche in Cisgiordania
«All’inizio di febbraio è stata aperta la valvola principale della fornitura idrica di Mekorot, ma arrivano solo 6 mila metri cubi di acqua rispetto ai 14 mila previsti – racconta -. Quando la città di Gaza è stata evacuata a causa dei pesanti bombardamenti non solo le persone, ma anche il nostro staff si è spostato a sud. Tornando, hanno trovato strutture demolite e prive di forniture d’acqua pulita».
Sebbene non sottoposta a bombardamenti come a Gaza, anche in Cisgiordania la situazione si è molto deteriorata a causa delle ripetute violenze da parte dei coloni e per le preoccupanti dichiarazioni di esponenti del governo israeliano che auspicano un aumento delle colonie o addirittura un’annessione totale della Cisgiordania.
«Siamo ben distribuiti in Cisgiordania, con presenze a Betlemme, Ramallah (con centri per anziani e formazione femminile), Jenin e Taybeh – spiega Asfar -. Ci arrivano testimonianze di continui problemi di accesso e movimento e spesso ci vogliono ore per spostarsi».

Oltre 180 mila persone senza lavoro
Asfar si sofferma anche sulla drammatica situazione socio-economica in Cisgiordania a causa della guerra: «Il tasso di disoccupazione è salito alle stelle: oltre 180 mila lavoratori sono stati licenziati dal mercato israeliano, privando le famiglie di reddito per cibo, istruzione e medicine. A Betlemme la situazione è terribile per la chiusura totale del settore turistico-religioso: senza pellegrini, hotel e negozi hanno licenziato tutto lo staff».
Guardando al futuro, Asfar non nasconde il suo scetticismo sul cosiddetto Board of Peace appena varato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump per sovrintendere la ricostruzione a Gaza: «Non ravvedo in questo tentativo di Trump una soluzione olistica, anzi temo rischi molto grandi per le tensioni in Cisgiordania».
Gli interventi di Caritas
In questi mesi, l’aiuto di Caritas Gerusalemme alla popolazione palestinese è stato notevole: si stima che il numero di beneficiari diretti sia di circa un quarto di milione di persone tra Gaza e Cisgiordania. Sono stati forniti servizi sanitari a oltre 86 mila pazienti e offerte circa 125 mila consulenze, assistenza economica a più di 9.000 famiglie, arti artificiali e dispositivi di assistenza a oltre 120 persone, supporto a circa 3.000 persone con disabilità e pagamento delle rette scolastiche per 1.200 alunni.
Per immaginare un futuro per la Terra Santa e per tutti i popoli che la abitano, «serve molto coraggio e le leadership attuali non sono pronte a fare questo balzo in avanti verso la giustizia e la pace. In passato abbiamo avuto leader che ci hanno provato come Rabin e Arafat, ma il processo è stato ucciso. Serve quindi una nuova leadership».
«Cerchiamo un barlume di speranza»
Nonostante la tragedia vissuta e le sofferenze che continuano malgrado la tregua, Asfar spiega che i palestinesi cercano di trovare «un barlume di speranza. Vogliono vivere il domani in modo migliore, ma è qualcosa di molto difficile perché molte famiglie hanno perso i loro cari specialmente a Gaza e non è facile dimenticare tutto questo. Ma la gente di Gaza è resiliente e vuole davvero vivere un domani migliore e coltiva una sorta di piccola speranza. Dovremmo lavorare per ripiantare, come parte dei nostri valori, questa speranza all’interno delle comunità».

Nuovi aiuti da Caritas Ambrosiana
Guardando al futuro nel corso dell’incontro si è ragionato anche sull’impegno dell’organismo caritativo del Patriarcato Latino, chiamato a gestire le risorse (8 milioni di euro per interventi entro l’anno in corso) di un nuovo Appello di Emergenza (EA26) rivolto alla rete internazionale Caritas. Ma agirà anche su altri fronti, inclusi lo sviluppo socio-economico e il dialogo e la formazione alla pace.
Per supportare tale impegno, Caritas Ambrosiana è intenzionata a destinare ulteriori 220 mila euro, che andranno ad aggiungersi ai 945 mila già stanziati tra inizio 2024 e inizio 2026, portando il totale complessivo dei contributi ambrosiani a quasi 1,2 milioni di euro.
Le nuove risorse che Caritas Ambrosiana si impegna a rendere disponibili, sulla base delle donazioni che raccoglierà, serviranno dunque in piccola parte a contribuire all’EA26 (20 mila euro per il Centro sanitario di Taybeh, in Cisgiordania), e per il resto a finanziare la storica esperienza di dialogo ebreo-palestinese e interreligioso condotta dalla comunità di Nevé Shalom – Wahat al Salam, il progetto interculturale Peacemed – Creare reti di pace tra i giovani in Medio Oriente e Mediterraneo, insieme al nuovo progetto «Una speranza per Gaza».
Immaginata e finanziata insieme a Caritas Italiana, quest’ultima iniziativa mira a realizzare una nuova unità materno-infantile a Gaza City, all’interno di un edificio che ospita già un centro di riabilitazione fisioterapica. In concreto, si tratta di organizzare servizi di ascolto, consulenza e terapia, e supportare personale medico-infermieristico specializzato, per migliorare la salute fisica, mentale ed emotiva di circa 10 mila persone, tra under 14 e loro madri, nella zona ovest del principale centro urbano della Striscia.
Tossani: «Ricostruire territori, costruire condizioni di pace»
«La generosità di tanti donatori ci ha permesso, e riteniamo ci permetterà in futuro, di stare vicino a popolazioni la cui sofferenza ha sgomentato il mondo intero – ha dichiarato Erica Tossani co-direttrice di Caritas Ambrosiana -. Caritas è una “famiglia” internazionale, che vive di legami i quali si rivelano provvidenziali, in caso di gravi e prolungate emergenze umanitarie, consentendo interventi mirati, prossimi alle effettive esigenze e alle reali dinamiche delle realtà locali. Nello stesso tempo, è una rete ispirata da comuni e universali principi, che impongono di costruire condizioni di pace, oltre a ricostruire territori sconvolti dalla guerra. Una componente significativa dei nostri aiuti serve a finanziare gli aiuti d’emergenza e interventi umanitari, ma non trascuriamo di progettare percorsi di sviluppo comunitario. E persino esperienze di dialogo. Difficili al limite dell’impossibile, in Terra Santa. Ma proprio per questo disperatamente necessarie».
Per sostenere la raccolta fondi
In posta ccp. n. 000013576228 intestato Caritas Ambrosiana Onlus – Via S. Bernardino 4, 20122 Milano
Con bonifico c/c presso il Banco Bpm Milano, intestato a Caritas Ambrosiana Onlus Iban: IT82Q0503401647000000064700
Causale: Emergenza Terra Santa / Le offerte sono detraibili fiscalmente
Info sulla campagna: https://donazioni.caritasambrosiana.it/donazioni/Emergenza-Terra-Santa-837.asp e https://donazioni.caritasambrosiana.it/donazioni/Emergenza-Libano-611.asp



