L’omelia di Delpini nella messa per l’inaugurazione dell’anno accademico. Al via le celebrazioni per il centenario

Milano, 13 aprile 2021 – È stata appena pronunciata, nella Basilica di Sant’Ambrogio, l’omelia dell’Arcivescovo Mario Delpini nella Messa per l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

La Messa apre la giornata che dà il via ufficiale alle celebrazioni per il centesimo anno accademico dalla fondazione dell’Ateneo. Sarà seguita alle 10.30 in Aula Magna da una cerimonia in cui interverranno il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (in collegamento dal Palazzo del Quirinale) e il Rettore Franco Anelli, oltre allo stesso monsignor Delpini, in qualità di Presidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, ente fondatore dell’Università Cattolica.

Nell’omelia l’Arcivescovo ha riflettuto su ciò che fonda la spiritualità degli studenti e degli accademici, facendosi ispirare delle letture del giorno.

«La spiritualità delle matricole – ha sottolineato – comporta il cammino dal pregiudizio allo stupore. Lo stupore è quella semplicità di riconoscere l’aprirsi di strade, il dilatarsi di orizzonti, l’azzardo di affidarsi, la gioia di trovare saperi ignorati». In questo senso, «il percorso universitario non vuole solo preparare buoni professionisti perché siano a servizio del sistema, ma vuole accendere un desiderio, un senso critico, una capacità di distinguere il bene e il male».

La spiritualità delle matricole, ha proseguito l’Arcivescovo, «comporta poi il cammino che trasforma da osservatore esterno a protagonista che si fa avanti. Il percorso universitario in Università Cattolica non intende solo consegnare volumi noiosi che staranno poi negli scaffali per una vita, ma far crescere un senso di stupore per il coinvolgimento che le conoscenze comportano, un senso di responsabilità per il mondo in cui viviamo. Insomma la spiritualità della matricola si può chiamare anche la risposta alla vocazione».

Riferendosi invece al corpo docente, mons. Delpini ha sottolineato che «il primo tratto per la spiritualità degli accademici è la gratitudine. L’immagine del “tirare a sorte” (citata negli Atti degli Apostoli, ndr) può suggerire che Mattia si inserisce nel collegio apostolico per grazia di Dio. Così ciascuno di noi può riconoscere che tutto è grazia. Sì, certo ho faticato, ho studiato, mi sono dato da fare, ma in fin dei conti sono qui per grazia di Dio. (…). Il secondo tratto è la responsabilità per la missione. Coloro che in Università cattolica assumono incarichi di responsabilità sono chiamati non soltanto a essere i docenti o gli amministratori migliori possibili, onesti, efficienti, competenti, ma anche a svolgere il loro compito in modo che sia seminata la speranza».

Concludendo l’omelia, l’Arcivescovo ha auspicato «che questo anno centenario, in questo contesto così strano e complicato, faticoso e tribolato non si viva con la solennità della celebrazione soddisfatta dei risultati conseguiti, ma piuttosto come l’umile, operosa, fiduciosa accoglienza della Parola che chiama a conversione».

Testo integrale dell’omelia.

Stefano Femminis
Responsabile Ufficio Comunicazioni sociali
Arcidiocesi di Milano

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