Questo il tema della tradizionale Tre giorni di inizio anno a Triuggio, rivolta ai parroci e ai vicari della città «spalancata sul mondo, verso il quale anche i sacerdoti devono aprire il cuore», spiega don Lorenzo Maggioni, tra i relatori a Villa Sacro Cuore

di Luisa BOVE

Lorenzo Maggioni

L’idea di dedicare la tre giorni parroci (Villa Sacro Cuore di Triuggio, 22-25 gennaio) al tema del pluralismo religioso è venuta dai sacerdoti stessi. A dirlo è don Lorenzo Maggioni, relatore principale dell’appuntamento, docente di Teologia delle religioni e Teologia ecumenica presso il Seminario di Venegono Inferiore. «I parroci iniziano a recepire che c’è un’evoluzione in atto – spiega don Maggioni -. Milano, pluriforme sotto vari aspetti, anche per la presenza di nuove comunità religiose, è una città spalancata sul mondo, non più provinciale come qualche anno fa».

Oggi i parroci si accorgono che il tessuto sociale delle loro parrocchie è in continua evoluzione. Non sono più solo i ragazzi di origine straniera ad arrivare negli oratori: «Ora anche adulti bussano alla porta della parrocchia per vari motivi, chiedono aiuto o cercano di interagire con la Chiesa». Per questo i preti milanesi vogliono «conoscere» le diverse fedi, dice ancora don Maggioni, «perché spesso ci si ferma agli stereotipi, si sa poco degli altri cammini religiosi e della loro specificità, così si preferisce parlare solo di alcuni aspetti o quando succede il fattaccio». Ora anche la società civile si sta muovendo, le università iniziano ad aprire corsi sulle lingue o sulle religioni orientali, «ma la Chiesa è più avanti – sottolinea il sacerdote -. Almeno per il fenomeno dell’immigrazione, da tempo è in contatto con altre culture, anche se non per rapporti interreligiosi, ma attraverso le Caritas».

Dopo l’emergenza caritativa si inizia a interrogarsi sulla natura e il valore di altri cammini religiosi: perché esistono? Perché Dio li vuole? Fanno parte anche loro del progetto di Dio? Nel suo ultimo intervento a Triuggio don Maggioni parlerà del prete diocesano come mediatore culturale. «La mediazione è molto difficile da costruire – ammette -. Il sacerdote ambrosiano, anche se ha le radici ben piantate sul suo territorio, dovrebbe avere il cuore e lo sguardo allargato al mondo e a tutta la Chiesa. Oggi però i preti della nostra Diocesi che parlano un’altra lingua o che sanno relazionarsi con gli stranieri sono molto pochi». Questo non vuol dire che i parroci, già molto impegnati nella gestione di più parrocchie, debbano mettersi in gioco in prima persona come mediatori culturali; però possono incoraggiare altri, creare una mentalità, sensibilizzare le loro comunità in tal senso. «Se la città sta diventando multireligiosa, multiculturale e multilinguistica – dice don Maggioni – bisogna impostare una formazione perché i preti abbiano un orizzonte più ampio rispetto ai nostri schemi diocesani. Se un sacerdote ha il cuore aperto sul mondo, poi si appassiona a qualche popolo…».

Per questo ai suoi studenti in Seminario don Maggioni propone sempre «una sorta di gemellaggio spirituale con un’altra religione, da approfondire lungo tutta la vita». Perché «bisogna imparare a comunicare alla gente la bellezza e il valore delle altre religioni, evitando di guardare solo a ciò che ci divide». Nel secondo semestre il docente chiede invece ai seminaristi di creare un gemellaggio spirituale «con una Chiesa cristiana diversa dalla nostra». Questo è un altro tema che affronterà anche con i parroci a Triuggio, «perché vorrei far capire ai preti che il pluralismo non è semplicemente fuori, ma è già dentro di noi, in casa nostra. A me piace parlare non semplicemente di cristianesimo, ma di cristianesimi. La Chiesa cattolica ha già in sé questa pluralità, ma dobbiamo imparare a creare un ponte con altre realtà ecclesiali».

 

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