Chi segue da un po’ di anni il cinema di Radu Jude, regista e sceneggiatore rumeno più noto nel circuito festivaliero che al grande pubblico, sa come rispondere alla domanda che ci si dovrebbe porre prima di vedere le sue opere: per chi è il suo cinema?
Sicuramente è per un pubblico preparato a stranezze, scene che fanno sentire a disagio e tempi così dilatati da far sembrare un’ora e mezza lunga almeno trenta minuti di più. Ma i suoi film sono anche un tesoro prezioso per chi sente di avere già visto tutto e cerca qualcosa di sfidante, non convenzionale, talvolta folle e scomodo.
La trama
La sua nuova fatica, Kontinental ’25 si inserisce nella scia di Europa ’51 di Rossellini come un remake tematico. In questo caso siamo nel 2025, come da titolo, nella città di Cluj, in Romania. Orsolya è un’ufficiale addetta agli sfratti. Dà pochi minuti a un senzatetto per andarsene dallo scantinato in cui vive. Va, insieme agli agenti, a prendere un caffè. Quando torna trova l’uomo impiccato.
Jude nella prima parte segue il senzatetto, la vittima. Dedica il resto del film a Orsolya, la presunta carnefice, nei suoi profondi rimorsi di coscienza. Tutto è filmato con camera fissa e lunghi piani sequenza con un iPhone 15. Insomma, non un film facile, soprattutto nel momento in cui Jude trasforma la tragedia in un’amarissima commedia.

La donna si confessa a diversi personaggi raccontando più e più volte lo stesso fatto. Il modo in cui lei esprime agli altri il trauma cambierà nel tempo insieme al suo processo di “guarigione”. Ironicamente sembra lei la vittima, costretta a vivere con un peso sulla coscienza che gli altri si affannano a toglierle.
Le contraddizioni della società
Nella Transilvania di oggi (che il regista ha raccontato anche con la sua versione di Dracula) si trovano tensioni civili che separano sempre di più le classi sociali. Sono mascherate da una facciata ”turistica”, fatta di gentrificazione e grandi opere architettoniche. L’attualità entra nei dialoghi. Si pensa sempre a chi sta peggio quasi per consolarsi, come i bambini Ucraini o di Gaza.
Senza una struttura narrativa classica Kontinental ’25 graffia il modo egoista con cui i benestanti aiutano i poveri (si fanno le donazioni mensili automatiche per non dimenticarsi di fare del bene) e trova un’immagine per le contraddizioni di oggi: un senzatetto che lotta con un cane poliziotto robot.









