Tra i luoghi di lavoro visitati in questi giorni dall'Arcivescovo c'è un’azienda produttrice di piattaforme software. L'ad Massimiliano Riva spiega come la struttura abbia retto dal punto di vista occupazionale e sottolinea l’attenzione alla formazione e all’inserimento dei giovani

di Annamaria BRACCINI

Massimiliano Riva
Massimiliano Riva

«Ho iniziato nel 2001 – eravamo in due -, fondando l’azienda dopo essermi laureato in Scienze dell’Informazione e aver lavorato, per otto anni, nelle principali società informatiche. Oggi Interlem ha una struttura di 120 persone, soprattutto informatici e ingegneri. Ci occupiamo di piattaforme software, seguiamo importanti società italiane e internazionali di diversi settori, implementiamo soprattutto il sistema ERP-SAP, noto in tutto il mondo, che permette di seguire le proprie attività e renderle più semplici e agevoli».

Massimiliano Riva, amministratore delegato di Interlem – azienda tra i luoghi di lavoro visitati in questi giorni dall’Arcivescovo per tenere brevi momenti di preghiera in vista del 1° maggio -, racconta, con un giusto orgoglio, gli inizi di quella che è oggi tra le aziende più innovative d’Italia e che, forse proprio per questo, non ha subito conseguenze occupazionali troppo gravi causa Covid: «Inizialmente la pandemia ci ha sorpreso. Eravamo in una fase di sviluppo, avendo investito su persone con profili professionali molto elevati. Però il virus non ci ha fermato e, dopo un primo momento di smarrimento, siamo riusciti a organizzarci e a lavorare da casa. Per fortuna avevamo firmato, in pieno lockdown, contratti rilevanti con una società che progetta autobus ecologici a livello nazionale, e questo ci ha aiutato. Basti pensare che, dall’inizio di quest’anno, abbiamo assunto, al 30 di marzo, quindici persone».

Come vede il futuro?
Abbiamo sempre puntato sulla formazione e sull’inserimento dei giovani, aprendo in particolare una collaborazione molto stretta con l’Istituto dei Salesiani di Sesto San Giovanni, per ciò che riguarda i periti informatici, e con i principali atenei milanesi, il Politecnico, l’Università Statale e la Bicocca, per gli ingegneri informatici. Oltre a questo, abbiamo creduto anche negli Istituti tecnici superiori (Its), che garantiscono una formazione intermedia tra scuole superiori e università. Siamo soci di 2 Its e su questa sinergia puntiamo molto.  

Voi siete un’impresa di alta tecnologia, ma la via per il futuro rimane quella di implementare la progettualità e il rapporto con le giovani generazioni?
Senza dubbio. Infatti, fin dall’inizio, poniamo attenzione alla dinamica dell’alternanza scuola-lavoro che è un’ottima opportunità per far entrare in contatto due mondi, quello della scuola e quello dell’impresa, che si parlano spesso troppo poco. Personalmente sono stato anche presidente di Assolombarda per la zona nord di Milano e ho sviluppato un programma di rilancio economico del territorio che ha coinvolto sia le imprese associate sia le istituzioni – Comuni, scuole, Università, Città metropolitana, Regione -, proprio con l’obiettivo di far dialogare soggetti che diversamente non s’incontrano.

 

 

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