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Roma

Referendum, Zuppi: «Sia scelta la via di un dialogo responsabile e costruttivo»

«La polarizzazione lacera la società. Chi attribuisce alla Chiesa intenzioni di parte non la conosce»: così il Presidente della Cei ha introdotto la sessione primaverile del Consiglio episcopale permanente, rinnovando inoltre la vicinanza alle Chiese del Medio Oriente e il sostegno agli appelli di pace del Papa

da Agensir

23 Marzo 2026
Il Consiglio permanente al lavoro (foto Gennari / Siciliani / Sir)

«Tenendo sempre conto l’equilibrio tra poteri dello Stato che i padri costituenti ci hanno lasciato come preziosa eredità e che tutti devono preservare, ci auguriamo che sia scelta la via di un dialogo responsabile e costruttivo tra le forze sociali e culturali e le diverse parti politiche, nella ricerca dell’indispensabile consenso possibile attorno a soluzioni di bene». È l’auspicio espresso dal cardinale Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della Cei, sul referendum costituzionale confermativo sulla riforma della giustizia, mentre stanno arrivando i risultati. «Su questo avremo modo di elaborare una riflessione più attenta – ha annunciato il Cardinale al termine della sua introduzione al Consiglio permanente, in corso a Roma fino al 25 marzo.

Sul referendum, Zuppi ha sottolineato «l’attenzione rivolta a questo appuntamento nonostante le pericolose polarizzazioni che non hanno aiutato a comprendere la materia di fondo e quella opinabile». Un dato confortante, per il Presidente della Cei, è inoltre la partecipazione: «Questa sta al cuore della nostra Costituzione e, pur tra le differenze, permette a tutti e a ciascuno di esprimersi al meglio». «Il dibattito che ha preceduto il referendum e i dati di affluenza confermano l’importanza di ragionare sull’esercizio concreto della giurisdizione nel nostro Paese, snodo importante per la custodia del bene comune e il perseguimento della giustizia, che soffre per molte difficoltà», ha concluso.

«La Chiesa non fa blocco con nessuna forza politica o sociale»

«La Chiesa, nella società, si presenta sola e libera, amica, pronta a collaborare al bene comune. Ma non fa blocco con nessuna forza politica o sociale», ha precisato il cardinale Zuppi, aggiungendo: «Viviamo in tempi di polarizzazione. Lo vediamo nella vita politica, nel dibattito generale, sui social e ovunque. Questo lacera la società. Nella Chiesa è compito di tutti vivere intimamente ed esprimere l’unità, che non è un’uniformità di facciata, ma si radica nell’Eucarestia e nel testamento stesso del Signore Gesù. Quell’unità che è una nota fondamentale dell’essere Chiesa».

«Il clima polarizzato e protagonistico della società può spingere a sottovalutare il valore dell’unità, che impregna tutta la sua vita e che costituisce un saldo approdo per i credenti, per gli uomini e le donne di buona volontà – ha riconosciuto Zuppi -. Questo deve portare – come insegnava papa Giovanni – a mettere da parte ciò che divide e cercare quello che unisce, non giustificare mai la divisione e la malevolenza, cercare sempre la via della riconciliazione, iniziando da sé e amando sempre nostra Madre Chiesa».

«Chi pensa di capire la Chiesa con misere letture politiche o le attribuisce intenzioni di parte non la conosce così come ignora la sua libertà di indicare e vivere l’unica parte che cerca: la difesa della persona». «La Chiesa è popolo di Dio, non una somma di individualità – ha puntualizzato il Cardinale -. È comunione, non autosufficienza; è pellegrina nella storia, non padrona della storia; è segno, non fine a sé stessa; è strumento, non protagonista autoreferenziale. La presenza ecclesiale non nasce dalla ricerca di spazio, ma da una responsabilità evangelica. Non è un’occupazione del sociale, ma una forma dell’annuncio. Non è l’aggiunta pratica a una fede privata, ma il modo con cui la carità rende visibile il Vangelo. La Chiesa, infatti, non vive per sé stessa. Non si comprende a partire dalle sue strutture, pur necessarie, né dal solo profilo istituzionale».

«Arruolare la Chiesa fa male alla politica e alla Chiesa»

«Non spetta direttamente alla Chiesa fare politica. Ma proprio per questo spetta alla Chiesa, con ancora maggiore passione, formare coscienze laicali libere, mature, coraggiose, capaci di discernimento e di responsabilità». Il cardinale Zuppi ha messo in guardia dal rischio del «disimpegno», e dal «sostituirsi impropriamente alla responsabilità dei laici, intervenendo direttamente là dove invece è decisiva la libertà della coscienza cristiana nella costruzione del bene comune».

«C’è poi il rischio di una politica o di organizzazioni sociali che pretendano di arruolare la Chiesa, di piegarne la libertà, di cercarne l’avallo, di utilizzarne la voce per i propri schieramenti – il monito del Cardinale -. Quando questo accade, si fa male alla politica e si fa male alla Chiesa». La comunità cristiana, invece, «resta fedele a una distinzione alta e necessaria: riconosce l’autorità politica come servizio al bene comune, ma conserva la libertà di parola e di giudizio quando sono in gioco i principi etici che promuovono la dignità della persona, quando si calpestano i poveri, quando la forza prende il posto del diritto».

«I discepoli di Gesù Cristo sono continuamente chiamati a comprendere cosa significa costruire il bene comune e mettersi al servizio del disegno di Dio sull’umanità», ha ricordato il Presidente della Cei, secondo il quale «è importante non far mancare il nostro impegno di cristiani che credono nella vita umana, nella famiglia, nell’educazione, nel volontariato, nella pace, nel lavoro degno, in un’economia per l’uomo, nella cura del creato, nell’inclusione dei poveri».

«Vicinanza al Medio Oriente»

«Vicinanza alle Chiese del Medio Oriente, segnate ancora una volta dalla violenza dei conflitti, dall’insicurezza, dalla paura, dalla sofferenza di popolazioni intere Le ferite di quelle terre attraversano il corpo della Chiesa e interrogano la coscienza di tutti», ha sottolineato il cardinale Zuppi.

«Auspichiamo che la voce di papa Leone sia ascoltata dai responsabili delle nazioni, si decida il cessate il fuoco perché la guerra non sia una spirale che faccia precipitare tutti in una voragine», l’appello del Cardinale, che ha ricordato il martirio di padre Pierre Al-Rahi, il quale «ha scelto di rimanere accanto alla sua comunità fino alla fine, testimoniando con la sua vita e con il suo sangue la fedeltà al Vangelo e alla missione pastorale affidatagli. Il suo sacrificio rimane per la nostra Chiesa un luminoso seme di speranza, di riconciliazione e di pace».

«La sua memoria ci riporta al cuore del Vangelo – ha proseguito Zuppi -. Una Chiesa che non arretra davanti al dolore, che rimane accanto al suo popolo, che condivide la sorte della gente e continua, proprio per questo, a essere presenza di prossimità, di amore e di pace». «Avviene così per tanti cristiani vittime di violenza e testimoni di Vangelo – ha sottolineato il presidente della Cei citando mons. Oscar Romero -. La voce del Santo Padre sulla pace è tra le poche che richiamano a una visione umana e ragionevole dei rapporti tra i popoli. È una voce cristiana che dà voce all’anelito di pace e di libertà di tanti che non hanno voce, che non hanno possibilità o libertà per esprimere la loro grande sofferenza e le loro aspirazioni alla fine della violenza. E sempre desideriamo unirci coralmente alla voce del Papa, come abbiamo fatto nella recente Giornata di preghiera dedicata alla pace, in tutte le Chiese d’Italia».

«C’è fame di comunità»

«Nella nostra società, di fronte alle difficoltà della famiglia, alle grandi solitudini, che – in modo diverso – toccano giovani e anziani, c’è fame di comunità». Ne è convinto Zuppi, che ha definito l’Evangelii gaudium di papa Francesco – rilanciata da papa Leone – «il testo base per la missione della Chiesa in questi primi decenni del XXI secolo, nella città globale, dove le dimensioni stesse della Chiesa – come la parrocchia – acquistano una forma diversa dal passato».

Quella che serve, per Zuppi, è «una Chiesa che si orienta tutta nella missione»: di qui la necessità di «costruire comunità vere nelle nostre parrocchie e nel nostro mondo», di «accogliere quanti, adulti, accedono o riscoprono il Battesimo e di avviare il dialogo con i tanti che non incontriamo», perché «solo comunità, delle più diverse dimensioni e caratteristiche, possono essere punto d’approdo per i cercatori di senso, compagne dei catecumeni, punto di riferimento nella società, anima delle celebrazioni liturgiche, cuore di un servizio ai poveri non istituzionale e assistenziale. Solo le comunità possono realizzare l’estroversione missionaria e incarnare un atteggiamento dialogico con quanti sono in ricerca. Comunità autentiche sono alla base di una responsabilità sinodale, che non sia uno slogan, un laboratorio astratto o un fatto istituzionale». In altre parole, servono «tessitori di fraternità, capaci di dare carne alle nostre istituzioni, creatori di legami. Si tratta di coinvolgere tutti nella creazione di un tessuto ecclesiale comunitario».

Cinquant’anni di Convegni ecclesiali

Poi la citazione dei cinquant’anni dal primo Convegno ecclesiale nazionale, da cui ha preso avvio la storia degli appuntamenti decennali (Roma, Loreto, Palermo, Verona, Firenze): «Il binomio evangelizzazione e promozione umana dice ancora tanto della specifica vocazione della Chiesa a comunicare il Vangelo, ma anche di far crescere la società italiana che stava affrontando allora tempi non facili, segnati com’erano dal terrorismo – il riferimento al tema dell’evento -. No, non ci rinchiuderemo in un’irrilevanza pigra, per conservare noi stessi, per farci proteggere dal freddo della storia. La Chiesa è ben di più che un museo di un’antica storia di fede e di cultura, ben di più di un’agenzia di valori, ben di più di un’organizzazione di servizio sociale o educativo! Lo diciamo con molta umiltà, ma con la consapevolezza della densità teologica, religiosa, umana, sociale che comporta il nostro essere Chiesa. Questo non è senso di superiorità o isolamento, tantomeno mancare alle nostre responsabilità».

«Sofferenza per le tragedie nel Mediterraneo»

«La vita ordinaria delle nostre Chiese continua a custodire una trama di bene che tiene insieme il Paese molto più di quanto spesso si riconosca». Zuppi ha tracciato il ritratto della Chiesa in Italia come «presenza viva»: «Penso alla prossimità verso gli anziani soli, alla cura delle famiglie ferite, all’accompagnamento dei giovani (moltissimi dei quali emigrano, basta pensare che solo nel 2025 gli italiani che hanno lasciato l’Italia sono stati 142.000), al sostegno a chi perde il lavoro o non riesce a trovarlo, all’attenzione verso chi si trova ad affrontare l’annoso problema abitativo, verso chi è povero, verso chi vive condizioni di marginalità, verso chi affronta prove interiori che non sempre hanno nome, verso chi emigra a causa delle guerre, delle violenze e delle catastrofi ambientali».

A questo proposito, Zuppi ha rinnovato la «sofferenza per le tragedie che non smettono di consumarsi nel Mediterraneo a cui non ci possiamo mai abituare e a cui occorre continuare a dare risposte adeguate. La Chiesa non farà venir meno l’attenzione su temi su cui si gioca il futuro della nostra civiltàۜ».

Sinodalità, incontro e ascolto

Sul piano pastorale, il Presidente della Cei ha citato «la bellezza e la ricchezza del percorso sinodale che abbiamo vissuto in questi anni e che ci vedrà uniti, in questi giorni, nell’esame delle Linee di orientamento che porteremo poi all’Assemblea Generale di maggio. Il testo, che non sostituisce il Documento di sintesi del Cammino sinodale e non si sovrappone al discernimento delle Chiese locali, indica alcune priorità che dovranno illuminare la vita ecclesiale negli anni a venire – ha anticipato il cardinale a proposito del lavoro di questi giorni -. Su tutte rimane l’annuncio del Vangelo nel mondo di oggi, proprio come ci ha sollecitati papa Leone XIV incontrandoci lo scorso 17 giugno. La presenza ecclesiale nel tempo e nella storia è l’opposto della contrapposizione sterile, della polemica permanente, dell’irrigidimento che difende ma non genera, che delimita ma non incontra», ha spiegato Zuppi, secondo il quale uno dei compiti più urgenti oggi è «custodire e promuovere uno stile capace di incontro, di ascolto, di amicizia sociale, di pazienza, di umiltà, di libertà interiore».

«L’intelligenza artificiale può accrescere le contrapposizioni»

«Le trasformazioni in corso dal punto di vista sociale e politico, le guerre e le disuguaglianze, i benefici e i pericoli che provengono dall’intelligenza artificiale e da chi detiene il controllo degli algoritmi possono accrescere contrapposizioni piuttosto che generare unità – il grido d’allarme del cardinale Zuppi -. Mai il genere umano ebbe a disposizione tante ricchezze, possibilità e potenza economica; e tuttavia una grande parte degli abitanti del globo è ancora tormentata dalla fame e dalla miseria, e intere moltitudini non sanno né leggere né scrivere – la citazione della Gaudium et Spes – Mai come oggi gli uomini hanno avuto un senso così acuto della libertà, e intanto sorgono nuove forme di schiavitù sociale e psichica».

«Questo modo di essere Chiesa non ci può vedere chiusi in sacrestia – l’appello del Presidente della Cei -. I discepoli di Cristo percorrono le strade infangate o polverose, abitano in mezzo alla gente per essere segno di speranza. I sogni e le sofferenze delle persone, soprattutto degli ultimi, non ci troveranno mai indifferenti».