Link: https://www.chiesadimilano.it/news/chiesa-diocesi/veglia-redditio-milano-2026-2886039.html
Radio Marconi cultura
Share

Milano

Delpini: «La regola di vita: non un elenco dei buoni propositi, ma risposta al Signore che chiama alla santità»

Assieme alla Veglia Missionaria, si è tenuta in Duomo la Redditio Symboli, la celebrazione dedicata a diciannovenni e giovani che desiderano consegnare la loro Regola di vita all’Arcivescovo e ai Vescovi ausiliari

di Annamaria BRACCINI

25 Ottobre 2026
La Veglia missionaria nel Duomo di Milano presieduta da monsignor Mario Delpini. (Foto Fotogramma)

Decine e decine di giovani che arrivano da ogni parte della Diocesi per consegnare la loro Regola di vita, sacerdoti, religiose e laici che dalla terra ambrosiana andranno in terra di missione e coloro che sono giunti nella Chiesa di Milano dai 4 angoli del mondo. Una comunità fatta di tanti volti ed etnie diverse che disegna l’immagine di quella Chiesa dalle genti che, a sera , dall’arcivescovado – dove viene accolta da monsignor Mario Delpini e dai vescovi ausiliari -, cammina fino al Duomo senza timori con un gesto, mai come in questi giorni, denso di un significato di pace nella città blindata per paura della guerriglia urbana.

È il popolo della Veglia Missionaria con la “Redditio Symboli” che, presieduta dall’Arcivescovo, si riunisce poi, tra le navate, con i fedeli che già gremiscono la cattedrale, per uno dei momenti più importanti e attesi dell’anno pastorale, con le due veglie celebrate insieme ormai da 5 anni.

La Veglia

La recita del Cantico delle Creature, l’adorazione e la preghiera davanti all’immagine del crocifisso di San Damiano, posto in altare maggiore, avviano il rito preparato dai Frati minori cappuccini e animato dalle suggestive sonorità eseguite dai cori Shekinah ed Elikya, a richiamare l’ispirazione francescana della Veglia diocesana 2026, nell’800esimo anniversario della morte del poverello di Assisi, e il titolo della giornata missionaria mondiale, giunta al traguardo dei 100 anni: “Uno in Cristo, uniti nella missione”.

Molti i concelebranti, tra cui i vicari episcopali di Settore, monsignor Giuseppe Como e monsignor Luca Bressan, i vicari di Zona, gli ausiliari, il vescovo di Monze in Zambia, Raphael Mweempawa, i responsabili del Servizio di Pastorale giovanile, don Marco Fusi, e dell’Ufficio missionario, don Maurizio Zago.

La lettura dei nomi di coloro che vengono accolti in Diocesi, 23 sacerdoti provenienti da vari Paesi dell’Africa, dell’Asia, da Colombia, Nicaragua, Polonia e Svizzera; 8 suore e 5 Carmelitani Scalzi, ai quali il vescovo Mario consegna la sua Proposta pastorale e i documenti del Sinodo minore “Chiesa dalle Genti”, precedono l’omelia che è un richiamo, più volte ripetuto, a pronunciare «con intensità la parola necessaria: “Padre”. Così come fa Gesù», nella pagina del Vangelo di Giovanni 17, appena proclamata.

Monsignor Mario Delpini. (Foto Fotogramma)

Dire “Padre”

«Perciò – raccomanda l’Arcivescovo – non parlate di un Dio qualsiasi creato dalla fantasia, dalla paura o dalla presunzione degli uomini. Non nominate invano il nome di Dio. Non pensate a un padre che in qualche modo somigli al vostro papà: il papà può essere un uomo santo, un punto di riferimento per tutta la vita, un uomo buono e sapiente, ma può anche essere una delusione, un uomo imperfetto, inaffidabile, autoritario. Quando dite “Padre” non pensate a una proiezione della figura del vostro papà, ma al Padre del Signore nostro Gesù Cristo che è un’altra cosa».

Questo contenuto non è disponibile per via delle tue sui cookie

Infatti, «solo nel riconoscere il Padre nostro che sta nei cieli noi riceviamo la grazia di essere uniti e di riconoscerci fratelli e sorelle. L’unità tra di noi, l’armonia non può venire dalla nostra buona volontà, così fragile, così precaria. È il Padre che ci rende una cosa sola perché tutti siamo figli nel Figlio Gesù, perciò fratelli e sorelle. Nel momento estremo, nella preghiera dell’ultima sera, Gesù rivela cosa più gli sta a cuore: la nostra fraternità, la nostra vita santa e l’amore che raggiunga tutti gli uomini. La regola di vita non è solo l’elenco dei buoni propositi, ma è la risposta al Signore che chiama alla santità nella verità».

Da qui la conclusione. «Come sarebbe forte la nostra speranza, invincibile la nostra gioia, se imparassimo a dire, come Gesù, “Padre”».


Le testimonianze

Poi, dopo la chiamata a uno a uno dei partenti – un sacerdote fidei donum ambrosiano, don Tommaso Castiglioni che raggiungerà il Perù il prossimo 4 novembre, un religioso, una suora, 3 laici volontari del Vispe e due coniugi dell’Associazione Laici Pime – a cui monsignor Delpini consegna il crocifisso, sono 3 le testimonianze proposte.

Alice, 23 anni milanese racconta come il Signore sia «riuscito a toccarmi il cuore» e come, dopo un periodo di forte dolore e smarrimento, abbia trovato una nuova comunità di amici, scegliendo così di scrivere la Regola di vita.

In dialogo con lei, padre Giovanni Cropelli, frate minore cappuccino, segretario delle Missioni Estere della provincia dei Frati Cappuccini del nord Italia, ripercorre la sua non facile storia di vocazione, tra il desiderio di diventare medico e di sposarsi e la scelta finale di seguire il Signore che lo ha portato per 15 anni in Thailandia in uno dei sobborghi più poveri del Paese.

(foto Fotogramma)

Don Agostino, originario del Malawi, narra invece del suo desiderio di diventare prete fin da piccolo, «cosa che è accaduta il 16 agosto del 2012, anche se non avrei mi imaginato che proprio io sarei stato missionario nella terra di Ambrogio dove Agostino ricevette il battesimo. Sono arrivato qui per studiare musica sacra e attraverso la musica, nell’Unità pastorale di Basiano Masate, dove mi trovo adesso, abbiamo condiviso le tradizioni delle nostre diverse culture parlando una sola lingua», sottolinea ancora don Agostino.

Infine, la consegna della Regola di vita da parte di oltre 200 ragazzi, per la maggioranza 19enni, la recita corale del Padre nostro e la benedizione solenne con una rappresentanza dei giovani, i partenti e gli accolti tutti insieme in altare maggiore, riuniti a semicerchio attorno all’Arcivescovo.

Il gesto missionario

Di particolare importanza, come sottolinea al termine della celebrazione, il vicario generale monsignor Franco Agnesi, il gesto di raccogliere offerte destinate al “Gruppo di promozione Marcello Candia” che opera a Macapà in Brasile in stretta collaborazione con due sacerdoti ambrosiani fidei donum – in Duomo c’è, infatti, uno di loro, don Walter Cazzaniga c – e le suore del piccolo Carmelo del Monastero di Macapà. Quest’anno infatti ricorre il 110° anniversario dalla nascita di Candia, imprenditore e filantropo milanese che lasciò tutto per diventare missionario nel Paese sudamericano, dove promosse la costruzione di ospedali, lebbrosari, centri di accoglienza, conventi e scuole. Per ricordare questo anniversario, nel cortile della Curia è stata anche allestita una mostra a lui dedicata, visitabile fino alla fine di ottobre.

Chi parte e chi arriva

Nel corso della Veglia l’Arcivescovo ha consegnato il Crocifisso, simbolo del mandato missionario, a otto partenti: il sacerdote fidei donum ambrosiano Tommaso Castiglioni, destinato in Perù; il missionario comboniano padre Daniele Moschetti, che andrà in Sud Sudan; suor Marie Goreth Manirakiza dell’Istituto delle Piccole Apostole di Gesù, che opererà in Brasile. Tra i laici, Alberto Ferrari, Laura Sgariboldi e Riccardo Spila, volontari del Vispe (Volontari Italiani Solidarietà nei Paesi Emergenti) sono destinati in Brasile, mentre i coniugi Francesco Tenderini e Miriam Lattuada dell'ALP (Associazione Laici Pime) andranno in Guinea Bissau.
Nella stessa celebrazione sono stati simbolicamente accolti in Diocesi 23 sacerdoti provenienti da vari Paesi dell’Africa (Benin, Burundi, Cameroun, Nigeria, Tanzania, Zambia), dell’Asia (Cina, India e Sri Lanka) e da Colombia, Nicaragua, Polonia e Svizzera; 8 suore da India, Myanmar e Burundi e 5 Carmelitani Scalzi provenienti da Cameroun, Madagascar e India.

Leggi anche

Milano
MI-FE-ITL-1236

«Uniti nella missione», Veglia diocesana

Sabato 24 ottobre in Duomo il tradizionale appuntamento di preghiera presieduto dall'Arcivescovo per salutare i partenti e accogliere chi arriva in Diocesi (diretta web). Tra i primi, le testimonianze di don Tommaso Castiglioni e dei coniugi Miriam Lattuada e Francesco Tenderini

di Lorenzo GARBARINO

Milano
MI-FE-ITL-1344

Redditio Symboli, la fede diventa scelta quotidiana

Sabato 24 ottobre in Duomo, insieme alla Veglia missionaria, la celebrazione dedicata a diciannovenni e giovani che desiderano consegnare la loro Regola di vita all’Arcivescovo e ai Vescovi ausiliari. Sul significato di questa scelta la testimonianza di alcuni di loro

di Letizia GUALDONI