Ne ha parlato l’Arcivescovo, intervenuto al convegno online “Una comunità a misura di... ogni persona”, ricco di riflessioni e testimonianze

di Annamaria BRACCINI

inclusione disabilità

«Una comunità a misura di ogni persona». Dovrebbe essere una realtà quotidiana, un pensiero semplice, condiviso, quasi ovvio. Ma non è ancora così. Allora, che nel convegno intitolato «Costruire sulla roccia dell’inclusione, perché nessuna persona si senta esclusa», arrivi l’importante novità della costituzione di una Consulta diocesana specificamente dedicata alla disabilità, è più che una bella notizia. A darne l’annuncio è lo stesso Arcivescovo, che interviene all’assise promossa da Tavolo di Coordinamento diocesano “O tutti o nessuno”, Fom, Servizio per la Catechesi, Caritas Ambrosiana e Csi di Milano. Nella serata, rigorosamente online, in cui si alternano interventi, riflessioni, testimonianze, video e preghiera (proposti con l’ausilio della sottotitolazione e della traduzione Lis), si affronta il tema della disabilità e dell’inclusione a 360°.

Ritrovare l’appartenenza

Don Mauro Santoro, referente per il Tavolo e collaboratore del Servizio per la Catechesi, introduce e coordina – unitamente a Giorgia Magni, una giovane del Csi – l’evento, aperto da una bella canzone di Giorgio Gaber, Appartenenza, nella quale il compianto autore cantava: «Non mi consola l’abitudine a questa mia forzata solitudine… Rinasca il senso di uno sforzo collettivo per ritrovare l’appartenenza che non è un insieme casuale di persone… Sarei certo di cambiare la mia vita se potessi cominciare a dire noi». «Anche se in remoto, desideriamo fare un’autentica esperienza di appartenenza, sentendo l’esigenza di ritrovare quel “noi” che fa rincominciare a dire che possiamo tutti farne parte, soprattutto le persone fragili, che in questo momento rischiano di essere dimenticate – osserva don Santoro -. Siamo consapevoli che arrivare a parlare, come dice papa Francesco, non di “loro”, ma di “noi”, è difficile e sarà lungo».

Dopo l’ascolto della Parola di Dio, nel brano del Vangelo di Matteo al capitolo 18, l’Arcivescovo dice: «Sono contento di pregare con voi e di dare avvio a questo convegno con il segno della croce e un saluto della pace».

L’intervento dell’Arcivescovo

«La comunità cristiana si interroga sul suo rapporto con la disabilità perché obbedisce al Signore, pone in mezzo la persona fragile e assetata di amore e le assicura: “Tu sarai amata”». Anche se, talvolta, i “cuccioli d’uomo” temono di non poter essere amati, magari proprio perché portatori di disabilità. Chiare le parole dell’Arcivescovo su questo: «Non ti prometto che tu godrai sempre buona salute, che sarai un fiore di bellezza, che godrai di un benessere garantito, non ti prometto risultati brillanti a scuola e nella vita. Un cosa ti prometto: “Io mi prenderò cura di te”၏.

La Chiesa esiste per onorare la promessa in nome di Dio. Il criterio che orienta l’opera della Chiesa è l’obbedienza al Signore perché sia compiuta l’opera di Dio e chiunque vive sia amato. Lo scandalo è smentire la promessa, dire al bambino, alla bambina: “Tu sarai anche grande nel regno di Dio, ma qui non puoi entrare, perché non sai fare le scale; sarai anche grande nel regno di Dio, ma questa parola non la puoi ascoltare, perché non senti; sarai anche grande nel regno di Dio, ma questo libro non puoi leggerlo, perché non puoi vedere; sarai anche grande nel regno di Dio, ma qui non puoi venire, con noi non puoi stare, perché il tuo comportamento è inaccettabile, il tuo carattere è insopportabile, il tuo linguaggio incomprensibile”. Sarebbe scandaloso: perciò la Chiesa si interroga su come compiere le opere di Dio e onorare la promessa scritta nel venire alla luce di un cucciolo d’uomo».

Così si onora il Signore e si fa crescere la libertà dei suoi figli, non solo di alcuni. «Siamo amati con un amore che ci rende capaci di amare. L’amore non è quello che accudisce in modo da creare dipendenza, ma quello che si prende cura perché cresca la libertà della persona amata fino al compimento della sua vocazione ad amare».

Poi, come detto, la decisione di costituire una «Consulta per affrontare il tema del rapporto tra la comunità cristiana e la disabilità. Dovremo decidere la sua composizione e il suo programma di lavoro. Risponderà al Vicario per l’Educazione e la Celebrazione della fede, don Mario Antonelli; regista e punto di riferimento sarà don Mauro Santoro. Cercheremo collaboratori che aiutino il discernimento e l’approfondimento della tematica della vita cristiana in questo contesto, anche attraverso la formulazione di proposte pastorali».

Le testimonianze

Dopo la preghiera di intercessione, si avviano le testimonianze e vengono proposti alcuni quesiti – alla fine risponderanno in 180 su circa 300 partecipanti al webinar – utili per disegnare una mappatura delle buone pratiche relative all’inclusione in Diocesi, secondo macroaree: parrocchie, oratori, società sportive e referenti dei doposcuola Caritas.

Particolarmente toccante il videointervento di Elisa, mamma di Simone, un bimbo di 10 anni affetto da Sindrome di Down che non parla, «ma ha tre fratelli e 4 cugini che lo hanno sempre accompagnato». Oggi, nella sua parrocchia milanese dei Santi Gervaso e Protaso – anche grazie a don Umberto che, da poco arrivato, «ha chiesto subito sorprendentemente di lui» -, Simone fa il chierichetto a tutti gli effetti. «Non è scontato che un bambino disabile serva Messa, non è scontato accettare il rischio che faccia un errore».  

Si susseguono i video con tante buone pratiche e belle esperienze realizzate sul campo, con il sogno di giochi inclusivi al 100% per crescere insieme. 

Da Roma si collega don Luigi d’Errico, parroco dei Santi Martiri dell’Uganda alla periferia della capitale, nominato Commendatore dal Presidente della Repubblica per il suo impegno: «È vera una comunità che accoglie lavorando sul pregiudizio. La parrocchia abita sempre momenti di crisi, è come una famiglia che affronta ogni giorno un’avventura e una realtà nuova: noi possiamo sperimentare sempre l’essere prossimi. Non esiste una ricetta per realizzare una famiglia o una parrocchia inclusiva, perché dobbiamo farlo sempre. ogni giorno. Quando si parla di disabilità si fa troppo riferimento alle terapie, alla specializzazione, ma dove ci si forma per voler bene? Stando insieme intorno a chi ci riunisce, il Signore».

Insomma, «esistere, appartenere e partecipare» – utilizzando i tre verbi proposti da papa Francesco in Evangelii gaudium – per essere «O tutti o nessuno», come disse sempre il Papa invitando, nel 2016, alla Pastorale dell’ascolto.  

Interessante anche l’offerta del Corso di formazione “La disabilità è di chi guarda”, per operatori degli oratori feriali, disponibile da qualche mese sulla piattaforma della Fom “Oramiformo”

A conclusione, giunge l’esito del sondaggio, con un 40% degli utenti che segnalano la fatica delle parrocchie in rapporto all’inclusione. Quasi un plebiscito (93%) la risposta sulla necessità di valorizzare le persone con disabilità «come portatrici di ricchezza».

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