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Intervista

Trivellon: «Il viaggio come opportunità pastorale»

Nel Bilancio di missione un focus sull’attività della “Duomo Viaggi & Turismo”. Giorgio Trivellon, ad dell’agenzia: «Se non improvvisata, ma organizzata da chi conosce le mete e le necessità dei partecipanti, è un'esperienza che aiuta la crescita personale e di tutti»

di Annamaria BRACCINI

6 Luglio 2026
I Vescovi lombardi a Efraim nel loro recente pellegrinaggio in Terra Santa

Perché un focus su un’agenzia di viaggi nel Bilancio di missione della Diocesi? Lo spiega Giorgio Trivellon, amministratore delegato di “Duomo Viaggi & Turismo”: «Come scrive l’Arcivescovo nella presentazione del testo, il Bilancio si può leggere come un invito a compiere il bene possibile. Quindi si può constatare come promuovere pellegrinaggi e viaggi possa fare del bene a persone che – se hanno fatto queste esperienze – sanno che viaggiare con la propria comunità, i sacerdoti, gli amici e immergersi nelle relazioni umane in un periodo trascorso fuori dalla normale vita di tutti i giorni, sia di aiuto alla crescita personale e di tutti».

I numeri dell’Agenzia Duomo parlano di un notevole volume economico: oltre 10 milioni di euro (+13% nel 2025 rispetto al 2024), 37 mila pernottamenti assicurati, oltre 20 mila tra biglietti aerei e ferroviari. Insomma, si guarda con fiducia al futuro, nonostante le crisi geopolitiche in atto…
La voglia di viaggiare c’è, sia per quanto riguarda l’aspetto dei pellegrinaggi, sia per il turismo di taglio culturale-artistico. Poi c’è la necessaria prudenza nel decidere le destinazioni, perché la sicurezza viene prima di tutto. Come “Duomo viaggi”, laddove non siano assicurate le condizioni basilari, non proponiamo certamente mete. Ormai con internet e l’intelligenza artificiale ognuno si può organizzare in piena autonomia, ma credo che realtà come la “Duomo” restino valide, perché in ogni viaggio c’è la parte che io definisco hardware, che sanno fare tutti – trovare un volo, un pullman, un hotel, un buon ristorante -, ma c’è anche il software.

Ossia?
La vera differenza, per esempio, è organizzare una celebrazione davanti al Santo Sepolcro piuttosto che recitare un rosario in pullman, promuovere un incontro con la comunità cristiana locale. Queste sono esperienze che possono essere messe in campo solo da agenzie che conoscono le realtà che offrono, le necessità di chi partecipa, la storia e la fede di un Paese. Non a caso noi organizziamo anche viaggi culturali e a tema. Avere un contatto umano continua ad avere la sua fondamentale importanza.

Perché una Diocesi dovrebbe avere un’agenzia di viaggio che, peraltro, nella nostra Chiesa si colloca all’interno della cosiddetta “Curia allargata”?
Perché c’è ancora bisogno di persone che abbiano un know how per una particolare tipologia di viaggi ed esperienze che sicuramente non si possono improvvisare. Il viaggio, allora, può essere non solo un servizio, ma una vera opportunità pastorale.

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