Don Walter Magni, referente della Chiesa ambrosiana per l'evento, che - tra fase diocesana, continentale e universale - caratterizzerà il triennio 2021-2023, fa chiarezza su istituzioni, stile, strutture e processi e sottolinea: «Servono mente e cuore aperti, senza pregiudizi. L’intento è che nessuno si senta escluso»

di Annamaria Braccini

Papa Francesco_Sinodo 2021
Papa Francesco durante il momento di preghiera che ha introdotto il Sinodo

Il Sinodo dei Vescovi sulla sinodalità, indetto da papa Francesco e avviato il 10 ottobre scorso, e il richiamo della Conferenza episcopale italiana sull’inderogabilità di questo tema proposto nelle Chiese locali. Non vi è dubbio che la parola sinodalità sia oggi – e lo sarà nei prossimi anni – al cuore della riflessione ecclesiale a ogni livello. Don Walter Magni, portavoce dell’Arcivescovo e da lui nominato referente diocesano per il Sinodo dei Vescovi, fa chiarezza su alcuni punti che caratterizzano i singoli percorsi. A partire proprio da quanto si legge nel Documento preparatorio del Sinodo, che distingue tre livelli dell’operazione sinodale: stile, strutture e processi. «Altro, dunque, è parlare di Sinodo, cioè di un organismo istituzionale proprio della Chiesa; altro di sinodalità, cioè di uno stile e altro, infine, sono le iniziative specifiche, cioè i percorsi, i cammini», spiega don Magni.

Occorre quindi utilizzare in modo corretto anche le parole di riferimento…
Certo. «Sinodo» è un termine che si cercherà di usare riferendoci propriamente al Sinodo dei Vescovi. «Sinodalità» va invece inteso come stile, come metodo e modo di agire all’interno della Chiesa. Pertanto, sinodalità è l’insieme di ciò che concorre al coinvolgimento e alla partecipazione di tutto il popolo di Dio alla vita e alla missione della Chiesa. «Percorso sinodale» viene a significare l’acquisizione graduale e consapevole di un modo di dialogare nelle Chiese locali, usufruendo di cammini, di iniziative e di proposte.

Walter_Magni

Don Walter Magni

Come si articola il Sinodo dei Vescovi?
È disteso in tre fasi o momenti. Una prima, diocesana, che si distingue per l’originalità della sua partenza dal basso, prevedendo una fase dal novembre 2021 all’aprile 2022 che ha l’obiettivo di ascoltare, per quanto sarà possibile, la totalità dei battezzati. A settembre 2022 inizierà poi la fase continentale, che avrà la finalità di dialogare a livello sovranazionale sulla bozza dell’Instrumentum laboris, arrivando, entro il marzo del 2023, a un documento finale, a partire dal quale la Segreteria generale del Sinodo giungerà a redigere il testo definitivo dell’Instrumentum laboris. Dall’ottobre 2023 si terrà l’ultimo passo, universale, con la celebrazione della XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi, al cui termine i Vescovi produrranno il Documento finale, immaginando che, a seguire, andrà prevista una sua recezione a livello di Chiese particolari.

Quale è il ruolo del Referente diocesano del Sinodo?
Come stabilisce il Decreto di nomina, «il Referente, figura prevista dal Vademecum predisposto per il Sinodo, ha il compito di seguire lo svolgimento della fase diocesana della consultazione. Tenendo conto sia del Cammino sinodale delle Chiese in Italia, sia delle esperienze di sinodalità promosse a livello diocesano (come la costituzione, per noi, dei Gruppi Barnaba), il Referente contribuirà alla predisposizione della sintesi diocesana, da inviare alla Cei in vista dell’Instrumentum laboris entro aprile 2022, ma potrà continuare a servire anche successivamente il cammino della sinodalità in Diocesi».

Cosa significa propriamente un ascolto sinodale e perché questa accentuazione?
Indica uno stile che parte dallo Spirito e che deve guidarci in una logica di discernimento e condivisione. L’ascolto è il primo passo, ma richiede di avere mente e cuore aperti, senza pregiudizi. Chiediamoci: verso chi la nostra Chiesa particolare è “in debito di ascolto”? Come vengono ascoltati i fedeli laici, in particolare i giovani e le donne? Come integriamo il contributo di consacrate e consacrati? Che spazio ha la voce delle minoranze, degli scartati e degli esclusi? Come ascoltiamo il contesto sociale e culturale in cui viviamo? Questa è la sfida.
Per quanto riguarda la nostra Chiesa, in vista di questa consultazione iniziale, si è ritenuto opportuno distinguere tra «soggetti incaricati dell’ascolto» e «soggetti che chiedono di essere consultati». Ci si è, quindi, rivolti ai membri del Consiglio presbiterale, che si metteranno in ascolto di tutti i presbiteri della Diocesi, specificamente rivolgendosi alle fraternità presbiterali decanali. Come pure soggetti incaricati dell’ascolto sono i membri del Consiglio pastorale diocesano, chiamati a mettersi in ascolto dei fedeli in genere e dei fedeli appartenenti a gruppi, associazioni e movimenti ecclesiali, consacrati e consacrate.
Rimane naturalmente aperta l’opportunità, per tutti, di prendere contatto direttamente con il Referente diocesano per il Sinodo, a partire dal prossimo mese di dicembre. L’intento, più volte ribadito, è infatti che nessuno si senta escluso o non ascoltato, se mai ne avesse fatta esplicita richiesta. Un’attenzione particolare sarà pure data al Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano. Su www.chiesadimilano.it saranno via via rinvenibili i materiali utili per la consultazione (alcuni sono già disponibili in allegato, ndr).

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