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Cei

Zuppi: «Ogni comunità diventi casa della pace, della fraternità e della speranza»

Speranza, comunità e responsabilità politica tra i temi dell'introduzione del cardinal Zuppi al Consiglio permanente. «Andare a votare», l'invito per il referendum. «Forte preoccupazione» per il fine vita e per i fenomeni di antisemitismo

di M. Michela NICOLAIS

27 Gennaio 2026
Il cardinal Matteo Zuppi durante l’Assemblea generale Cei (Foto Siciliani-Gennari/SIR)

«Il mondo è segnato da un’incertezza profonda, che suscita un senso di instabilità: siamo in quella che Giorgio La Pira chiamava “l’età della forza”, in cui “a guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando». È cominciata con questa immagine l’introduzione del cardinal Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, al Consiglio permanente dei vescovi italiani, in corso a Roma fino al 28 gennaio.

In un’Italia, secondo il Censis, «nell’età selvaggia, del ferro e del fuoco», il clima è quello del conflitto, «con il corteo di antagonismi, polarizzazioni, odio manipolato da campagne interessate che inquinano nel profondo le relazioni e le menti», ha denunciato Zuppi: «Cresce così il disprezzo della vita, dal suo inizio alla sua fine», il grido d’allarme del presidente della Cei, secondo il quale è però possibile contrastare questa deriva facendo di ogni nostra comunità una «casa della pace», della fraternità e della speranza. «La separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici e l’assetto del Csm sono temi che, come pastori e come comunità ecclesiale, non ci devono lasciare indifferenti».

Il referendum sulla giustizia

Tra i temi politici, il presidente della Cei ha fatto riferimento al referendum costituzionale sulla giustizia, sul quale gli italiani saranno chiamati ad esprimersi il 22 e il 23 marzo. «C’è un equilibrio tra poteri dello Stato che i padri costituenti ci hanno lasciato come preziosa eredità e che è dovere preservare – l’appello del cardinale, insieme a quello ad andare a votare -. Autonomia e indipendenza sono connotati essenziali per l’esercizio di un processo giusto, e tali valori devono essere perseguiti, pur nelle diverse possibili realizzazioni storiche e pluralità di opinioni e orientamenti».

«Forte preoccupazione» anche per il dibattito sul fine vita, con l’auspicio è che «nell’attuale assetto giuridico-normativo si scelgano e si rafforzino, a livello nazionale, interventi che tutelino nel miglior modo possibile la vita, favoriscano l’accompagnamento e la cura nella malattia, sostengano le famiglie nelle situazioni di sofferenza». Le cure palliative vanno garantite a tutti, «senza distinzioni sociali e geografiche», perché rappresentano un vero antidoto alle «logiche di morte» che contemplano il suicidio assistito o l’eutanasia.

Il contrasto dell’antisemitismo

Bene l’attenzione del governo alle scuole paritarie, con misure come il “buono scuola”. Allarme, infine, per «lo sviluppo di fenomeni di antisemitismo che non ha giustificazione per i pur drammatici problemi della inaccettabile violenza a Gaza e in Cisgiordania». Alla vigilia della Giornata della Memoria, la Chiesa italiana «condanna profondamente la recrudescenza di fatti ignobili, mentre ribadisce la propria vicinanza a tutte le comunità ebraiche del Paese e rinnova il proprio contributo per contrastare tali fenomeni».

Il disagio giovanile

Non sono mancati i riferimenti puntuali ai fatti di cronaca, prima di tutto a quanto è avvenuto a La Spezia, «dove la vita di Abu è stata spezzata in modo tragico e incomprensibile per mano di un coetaneo». Per Zuppi, «questo dramma ci interpella come comunità civile ed educativa: ci ricorda quanto sia urgente accompagnare i giovani, ascoltarli davvero, non lasciarli soli nelle loro fragilità, nelle loro paure e nelle loro rabbie».

Discorso, questo, che vale anche per i «gesti tragici compiuti all’interno della famiglia, tra marito e moglie, ma anche tra adolescenti a scuola o nei luoghi di ritrovo», oltre che per i «casi martellanti di femminicidio» o le violenze legate alle dipendenze e ai problemi psichiatrici, in crescita esponenziale. Di fronte a fenomeni preoccupanti come l’aumento del possesso di armi improprie da parte dei minori, «dobbiamo tutti fare di più e compiere scelte coraggiose. Non possiamo rassegnarci alla logica della morte in cui la speranza prende forma della disperazione con le conseguenze tragiche che ben conosciamo e alle quali non potremo mai abituarci”, le parole  sull’ennesimo naufragio nel Mediterraneo. Anche se non siamo più in un clima di cristianità, esiste una diffusa Italia cattolica” – come è emerso dal Giubileo – che non si misura con gli indicatori mondani e non si contrappone a un’Italia non cattolica o acattolica».

«La Chiesa è segno credibile che è possibile vivere in pace»

«Il nostro è un mondo, popolato di tante case diverse, in cui si prega, si fa pace, si servono i poveri, si vive la fraternità. Questo mondo è una ricchezza per il Paese, per i credenti e non credenti, evita lo smottamento del terreno umano e sociale. Alle immagini delle armi, manuali o supertecnologiche che siano, che continuano a provocare morte e distruzione, si contrappongono le Porte sante, che hanno visto il passaggio di milioni di pellegrini a Roma e nel mondo», ha osservato Zuppi. Come la porta della casa circondariale di Rebibbia, aperta nel Giubileo per continuare a chiedere «dignità, opportunità, speranza» per i carcerati, anche grazie alla proposta di «indulto differenziato» maturata – e da rilanciare – proprio in un gruppo di lavoro all’interno del Giubileo dei detenuti. «La Chiesa è segno credibile che è possibile vivere in pace – ha assicurato il cardinale -. Ogni parrocchia, ogni comunità, deve interrogarsi su come divenire casa di pace», l’invito sulla scorta del magistero del Papa: «Va riaccesa la passione di far comunità, di pensarsi insieme». 

Sul piano pastorale, dobbiamo «dare spazio a ciò che nasce e non comprimere tutto nelle strutture che già esistono». Il Documento di sintesi del Cammino sinodale «non è solo un punto d’arrivo, ma un punto di partenza: è tempo che anzitutto noi vescovi, a livello di diocesi, di regioni ecclesiastiche e di Cei, raccogliamo i frutti di quanto emerso dal 2021 ad oggi e prendiamo con determinazione le decisioni opportune», l’invito sulla base di alcune priorità: «La fede vissuta, testimoniata e celebrata; la comunità; l’impegno sociale e caritativo».