In Duomo oltre 500 19enni, circondati da moltissimi altri giovani provenienti da tutta la Diocesi, hanno consegnato nella mani dell’Arcivescovo la loro Regola di Vita, durante la “Redditio Symboli”. Nella giornata al via anche la nuova iniziativa “La Rosa dei 20”

di Annamaria BRACCINI

Redditio Symboli 2019

Le scintille piccole che possono regalare luce nelle tenebre, calore nel freddo della storia. Le scintille che generano altre scintille e rischiarano il buio della terra. Forse, in questo anno come non mai, la “Redditio Symboli” ha una parola d’ordine che fin dal suo titolo, “Generare scintille”, indica ai giovani – appunto, come una luce nella notte – il cammino da intraprendere e su cui proseguire. Indicazione, peraltro, offerta, complessivamente, anche a tutto il mondo dei ragazzi, dell’oratorio dello sport. La Veglia in cui l’Arcivescovo riceve la Regola di vita dei 19enni provenienti da tutta la Diocesi, ha il sapore di un invito alla speranza, per guardare con fiducia a un futuro migliore e possibile se ci si impegna in prima persona.
Insomma, quel diventare scintille per sé e per gli altri che il vescovo Mario scandisce più volte, presiedendo la Veglia in un Duomo affollato da 5000 persone, in grandissima maggioranza ragazzi.
Accanto a lui, i Vicari episcopali di Zona e di Settore – tra cui don Mario Antonelli, vicario per l’Educazione e la Celebrazione della Fede -, il nuovo responsabile della Pastorale giovanile, don Marco Fusi e molti sacerdoti.
Tra i Canti, animati dai Cori Shekinah ed Elikya, l’ascolto e la riflessione, si alternano 3 testimonianze, per comprendere quanto nel lavoro, all’Università, in una scelta inattesa come andare dall’altra parte del mondo per aiutare, ogni situazione sia occasione per essere missionari coraggiosi, per condividere la fede ed essere l’“Adesso” di Dio. Non a caso, vengono letti brani dalla Proposta pastorale 2019-2020, dall’Esortazione post-sinodale “Christis vivit” e la preghiera per il Mese Missionario Straordinario che stiamo vivendo.
Racconta Camilla 26 anni, della provincia di Varese, che dall’impegno con 30 richiedenti asilo accolti nel suo paese, si è messa a servizio «con passione e coraggio» e ha capito la sua strada lavorativa. «Siate – spiega – luce, sale, lievito nella vita di tutti i giorni».
O come Luca 20 anni, studente al secondo anno di Giurisprudenza che, dopo la presa di coscienza maturata l’anno scorso – «solo una persona felice e che si appassiona può cambiare il mondo» -, sottolinea: «Invito tutti a vivere con altri amici l’esperienza dello studio non unicamente come ragionamento, osando il grande salto che fa la vita infinitamente ricca anche nei più profondi dolori. Solo un’esperienza vera ci renderà tremendamente attraenti».
O, ancora, come il 24enne Edoardo che è stato 4 mesi in Burundi. «Mi sono chiesto perché avevo scelto di partire, non ho trovato una risposta, ma sono giunto alla conclusione che i grandi momenti della nostra vita sono guidati più da domande che dalle risposte. Cosa voglio dalla mia vita? Quali valori? Voglio una vita piatta nel mio porto sicuro, o una piena? Mentre ero in Burundi mi sono trovato in mano, quasi per caso, l’Esortazione “Christus vivit”». Tanto deve essergli rimasta impressa che ne legge un brano in Cattedrale, laddove papa Francesco invita a non rimanere e accomodarsi sul divano. A essere scintille, per usare le parole dell’Arcivescovo.

L’omelia dell’Arcivescovo

«Scintilla, fragile apparire, allegra e spaventata compagnia nella notte, presenza di cui nessuno si accorge nel chiarore del giorno. Vengo dal roveto che arde e non si consuma, vengo dall’intenzione generosa che vuole raggiungere il mondo. Non vengo da un proposito che mi sono fatto di essere utile, vengo da una grazia che mi ha fatto bruciare. Non vengo da una regola che mi impone adempimenti, vengo da un incontro che mi ha contagiato con il suo calore. Sono scintilla, sono quasi un niente. Sono così piccola che sembra di non servire a niente. Sono così precaria che sembra che se io sparissi forse nessuno lo noterebbe. Pur nella mia piccolezza, posso regalare luce nelle tenebre, calore nel freddo della storia. Sono quasi un niente, eppure posso aver stima di me, posso compiere l’impresa meravigliosa di dare compimento all’intenzione del roveto che arde e non si consuma e ha dentro il desiderio di liberare il suo popolo, di scuotere gli oppressi dalla rassegnazione, di seminare nella desolazione la speranza».
La scintilla che si può anche chiamare vocazione e che va «senza prevedere risultati, dove c’è un buio che attende di farsi luce, dove c’è una inerzia che sogna di farsi ardore, dove c’è una morte che sospira di farsi vita. Io scintilla vado a generare scintille».
Emergono qui le 3 domande che possono dare ordine a una vita. «3 possono essere i capitoli di una regola di vita; 3 sono le provocazioni che si impongono a chi non vuole essere spento, a chi non vuole vivere alla finestra della vita, a chi non pensa che la cosa migliore sia accomodarsi nella vita come su un qualunque divano. 3 sono le domande e altrettante le risposte».
«“Da dove vieni?”, per conoscere Dio secondo il dono dello Spirito, il fuoco che scende dal cielo e insegna ogni cosa. “Chi sei?”, per conoscere se stessi non guardandosi allo specchio nell’ossessione di piacersi, di essere attraenti, ma guardandosi secondo la rivelazione dello sguardo di Gesù che ci ama, ci rivela la sua stima, la sua fiducia, il suo coraggio di fidarsi noi. “Dove vai?”, per conoscere il tempo e la storia non con lo spavento di sentirci assediati o disprezzati, ma con la simpatia di chi si sente in missione per generare scintille».
Poi, la consegna della Regola di Vita nelle mani del Vescovo Mario, la recita corale della preghiera della Redditio, la celebrazione del Mandato e ancora qualche indicazione rivolta direttamente ai ragazzi.
Il richiamo è all’iniziativa “La Rosa dei 20”, per giovani dai 20 e i 30 anni, al via proprio nella giornata della Redditio in un appartamento nel quartiere Gallaratese. «Un impegno serio, che dura tutto un anno accademico o scolastico, un anno di vita comune seguito da un responsabile che speriamo di poter iniziare anche a Quarto Oggiaro. È un momento forte indicato dal Sinodo dei Giovani che significa discernimento perché vita comune non è stare bene insieme, ma farlo con una direzione. Mi piacerebbe che tutti pensassero a questo. Altre proposte sono il “Gruppo Samuele” e il “Cenacolo” che andrebbe maggiormente conosciuta». Infine, l’Editto dell’Arcivescovo, ricordando i precedenti, il Kaire con cui salutarlo e l’amicizia come tessitura dell’Europa. «Il mio editto di quest’anno per voi è che torniate in Duomo per la Veglia missionaria, la sera del 26 ottobre prossimo. Se uno non può dovrà fare la sua penitenza, abbonandosi a una Rivista Missionaria».

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