Oltre 5000 giovani provenienti da ogni zona della Diocesi hanno preso parte, in Duomo, alla Veglia nella quale i 19enni hanno consegnato la loro Regola di Vita

di Annamaria Braccini

Redditio Symboli 2018

L’incontro che cambia la vita, oggi come duemila anni fa. Quello con il Signore, del quale si ricorda persino l’ora precisa in cui è avvenuto, come accadde a Giovanni che, nel primo capitolo del suo Vangelo, narra che “erano circa le quattro del pomeriggio”.
Una notazione apparentemente marginale, ma che rivela il senso di qualcosa che è, insieme, quotidiano e unico. Il significato a cui ha voluto alludere anche la “Redditio Symboli” che si svolge in Duomo presieduta dall’Arcivescovo, cui sono accanto altri 4 Vescovi, e per la quale sono arrivati giovani da tutta la Diocesi, tra cui i 19enni che hanno consegnato la loro Regola di Vita. Serata organizzata dai ragazzi della Zona pastorale VII-Sesto San Giovanni in collaborazione con il Servizio diocesano per i Giovani e l’Università – presente, tra gli altri sacerdoti impegnati in questo settore, il responsabile don Massimo Pirovano – e con l’Equipe vocazionale del Seminario.
L’Adorazione, l’Ostensorio che contiene il Santissimo è significativamente quello donato da san Giovanni Paolo II in occasione del Congresso eucaristico del 1983, avvia la Veglia in cui si intrecciano testimonianze, preghiera, canti (eseguiti con maestria dal Coro Shekinah), silenzio. Così, in altare maggiore, accanto alla croce di Lampedusa realizzata con il legno dei barconi, salgono anche 4 giovani che raccontano esperienze di incontro con Gesù, attraverso dolori e speranze, tempo ordinario e straordinario. La recente perdita della mamma e del nonno per uno di loro, l’amore sbocciato alla GMG di Madrid che ha portato Elisa e Matteo a essere marito e moglie; l’impegno in politica per Daniele; per Tommaso, la scoperta della grandezza di Dio anche nelle cose più semplici come l’alba di un giorno tra tanti sul cammino di Santiago di Compostela.
Insomma, ragazzi normali che, appunto, si sono messi in cammino come i primi seguaci «che magari sapevano poco di Gesù, ma lo hanno seguito», suggerisce l’Arcivescovo nella sua riflessione.
«​Mentre rivolgo lo sguardo sui ragazzi e le ragazze che sono qui, sono indotto a riconoscere che, come mi immagino, siate venuti in Duomo perché qualcuno vi ha dato l’indicazione. Non è questo il primo passo. Già avete trovato qualcuno in cui ponete fiducia, per esempio un prete, una consacrata, un educatore».
​Dal dialogo tra il Signore – “Che cosa cercate?” – e i discepoli – “Rabbì, dove dimori?” – nasce un ulteriore passo indicato alla Chiesa in cammino che siamo tutti noi. «In questo dialogo la gente che segue arriva a chiarire a se stessa l’intuizione della speranza, l’aspettativa di una direzione e la disponibilità a una proposta. Questa è l’ora, questo è il tempo. Anche noi possiamo sperimentare la grazia di una chiarezza su quello che cerchiamo e la grazia che ci fa raccogliere l’invito a trovare una dimora. E’ quello che si chiama, che si può cominciare a chiamare “fede”. La “Redditio Symboli” è la risposta alla ricerca della fede».
E, ancora, «l’irradiarsi della gioia è più significativo della comunicazione verbale, il desiderio di condividere un’esperienza è più incisivo del tentativo di indottrinamento».
Come Andrea che, presumibilmente, non aveva capito un gran che di Gesù, da lui stesso indicato al fratello Simone con il nome di Messia e chiamato da Giovanni “l’agnello di Dio!”, così anche noi «non abbiamo capito tutto di noi stessi e della nostra vita, di Gesù e della nostra fede, ma quello che abbiamo sperimentato finora può bastare per avere qualche cosa da dire ai nostri fratelli e sorelle. Può bastare per ritenere che Gesù meriti di essere conosciuto e che valga la pena di dimorare con lui».
Più difficile è – osserva l’Arcivescovo – comprendere a pieno il significato dell’espressione “agnello di Dio”. «Forse capiscono coloro che contemplano l’agnello immolato che ha stabilito la nuova ed eterna alleanza, quelli che vanno fino sotto la croce; forse coloro che hanno attraversato il mare con quelle barche (il riferimento è ai barconi dei disperati che solcano e spesso naufragano nel Mediterraneo), hanno capito di più Gesù con la sua morte che dà vita, che merita di essere seguito non solo perché è un maestro o perché ci si più aspettare una prospettiva di vittoria e di rivincita, ma perché ha dato il suo sangue».
Evidente la consegna: in ogni momento della vita si può andare a casa e dire, come i discepoli, “ho trovato”. In fondo è questa la ragione per cui centinaia di 19enni consegnano, poco dopo, nelle mani di monsignor Delpini e degli altri 4 Vescovi presenti – Paolo Martinelli, Erminio De Scalzi, il vicario generale Franco Agnesi e Roberto Busti – la “Regola di Vita”.
Un gesto che, accompagnato dalla preghiera della “Redditio”, tratta da un brano della Lettera pastorale 1996-1997 del cardinal Martini (fu lui a dare inizio a questa Veglia annuale), diviene il simbolo della risposta a una chiamata vissuta, tutti insieme, in una Cattedrale che si colora dei mille e mille scatti delle foto fatte dai ragazzi con i cellulari, mentre in altare maggiore non si sottraggono nemmeno i concelebranti. Immagini da condividere e da taggare (#èOra @pastoralegiovanile su instagram) perché «Dio è social».
Il grazie conclusivo è affidato al vicario episcopale don Mario Antonelli. Scoppia l’applauso quando il ringraziamento arriva all’Arcivescovo «che ha fatto il “quaranta bis” leggendo da ragazzo il Vangelo di Giovanni al capitolo 40 – “Uno dei due discepoli era Andrea” – e vi ha aggiunto a penna “l’altro ero io”. L’ha fatto lui, possiamo farlo tutti noi».
E, infine, l’Editto del vescovo Mario, dopo i due della “Redditio” dell’anno scorso, in cui aveva raccomandato di salutare con “kaire” e della Veglia in “Traditione Symboli” del marzo scorso, con l’invito a sentire la responsabilità di edificare, con i coetanei e gli amici di altri Paesi, un’Europa dei popoli.
«Voi che andrete a votare per le elezioni europee l’anno prossimo e che state crescendo in questo Continente che cerca un’identità, costruite l’Europa non sulle beghe politiche o sugli affari. Credete nell’amicizia come aiuto per il bene. Dovete considerare chi sono gli amici con i quali potete fare l’Adorazione o andare a trovare qualcuno che è malato o, magari, organizzare un viaggio missionario. L’amicizia deve essere un aiuto per andare insieme ad aggiustare questo mondo, a farlo diventare più bello».

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