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Intervista

«Quarto Oggiaro, una “scuola” di educazione nelle periferie esistenziali dei giovani»

Il 16 aprile a Villa Scheibler presentazione del volume «Educatori in uscita» di padre Gianmario Monza, religioso della Congregazione Sacra Famiglia, originario del quartiere milanese, dove è stato responsabile dell’oratorio: «Un esperienza che mi ha insegnato ad accogliere il buono che c’è nelle persone»

di Luisa BOVE

13 Aprile 2026
padre gianmario monza

Educatori in uscita (Bolis Edizioni) è l’ultimo libro di padre Gianmario Monza, ispirato all’insegnamento di papa Francesco. Lo presenta a Milano giovedì 16 aprile, alle 21, presso Villa Scheibler (via Felice Orsini 21). La serata, a ingresso libero, si intitola «La gioia di educare nelle periferie esistenziali giovanili».

Padre Gianmario, laureato in Scienze dell’educazione e in Scienze pedagogiche, per 12 anni è stato responsabile dell’oratorio della parrocchia Santi Martiri Nazaro e Celso a Quarto Oggiaro. Oggi vive a Martinengo (Bg) e insegna storia e filosofia. Ma quella periferia gli è rimasta nel cuore: «Sono nato e cresciuto a Quarto Oggiaro. Nel 1986 sono entrato nel Seminario della Sacra Famiglia a Bergamo, quindi il quartiere l’ho vissuto sia come adolescente e giovane, sia come prete dal 2001 al 2013, nell’oratorio di via Aldini. È stata un’esperienza molto bella e positiva. Al di là di quello che si dice sul quartiere, ho incontrato tanta umanità».

Cosa le ha insegnato Quarto Oggiaro?
Anzitutto a valorizzare il bello e il bene che c’è in ogni uomo e ogni donna. Poi mi ha insegnato ad accogliere davvero tutto quello che di buono c’è nelle persone, anche in situazioni di umanità ferita. Mi sono messo in ascolto evitando ogni forma di preconcetto e pregiudizio.

Come è cambiato il quartiere da quando era giovane rispetto agli anni in cui è tornato da prete?
Il contesto è molto migliorato. Già negli anni Settanta il quartiere si è caratterizzato per una bella rete tra parrocchie, scuole e associazioni di volontariato, di ispirazione cattolica, ma soprattutto laica. Allora nel quartiere il 70% degli abitanti votava Pci, però questo non ha impedito una stretta collaborazione tra persone anche con visioni diverse – se non opposte -, perché si lavorava per il benessere dei ragazzi.

Alla stesura del suo libro quanto ha contribuito l’esperienza in quartiere?
Tantissimo. Quando papa Francesco ha pubblicato l’Evangelii gaudium e ha parlato di Chiesa in uscita che va incontro alle famiglie, noi la vivevamo già. L’oratorio nella periferia di Milano è sempre stato un luogo sicuro di aggregazione, vi arrivavano ragazzi di ogni tipo. E di fronte all’affermazione che «certa gente non deve entrare», io mi rifacevo alla mia fondatrice, Santa Paola Elisabetta Cerioli, che aveva con un metodo educativo molto simile a quello di don Bosco. Pensando a lei e al Papa mi dicevo che non avrebbero mandato fuori quei ragazzi, anzi. Noi cercavamo di portare la periferia esistenziale di alcuni preadolescenti e adolescenti all’interno dell’oratorio, per permettere loro una vita dignitosa di essere umani, offrendo un’alternativa allo spaccio o al metodo di chiarirsi prendendosi a botte invece che dialogare.

Cos’altro avete proposto?
Abbiamo dato l’opportunità dello studio pomeridiano in oratorio, avevamo educatori di strada che agganciavano questi ragazzi che per la loro storia personale e familiare probabilmente avrebbero finito solo la terza media e chissà cosa sarebbe accaduto dopo… Il mio mantra si ispira alle parole di Giovanni Paolo II: «L’amore mi ha spiegato ogni cosa, l’amore ha risolto tutto per me. Perciò ammiro questo amore ovunque esso si trovi». E a me colpisce questo “ovunque”.

A chi è rivolto il suo libro?
A chiunque abbia una passione educativa o a chi, adolescente o giovane, stia pensando di svolgere un lavoro educativo. L’obiettivo è quello di fare innamorare le giovani generazioni alla e della bellezza della vita, intendendo la vita sia con la “v” minuscola, sia con la “V” maiuscola. Il libro è dedicato a loro, a tutti i bambini, ragazzi e ragazze, adolescenti e giovani che ho incontrato.