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Corvetto

San Michele e Santa Rita, il doposcuola rilancia l’oratorio

Rimasto attivo malgrado la pandemia grazie all'impegno dei volontari, il servizio parrocchiale è diventato il fulcro dell'offerta educativa nel quartiere, nell'ottica di garantire ai ragazzi un'accoglienza costante

di Claudio URBANO

15 Novembre 2023

È un fuoco acceso e ben alimentato, il doposcuola della parrocchia San Michele e Santa Rita al Corvetto, all’estrema periferia sud-est di Milano. Rischiava di spegnersi con lo stop della pandemia, «invece la presenza degli educatori di “Parrocchie e periferie” ha mantenuto la fiamma sempre accesa, così per noi è stato più facile ripartire», racconta con passione Carlo Casiraghi, tra i volontari che lo animano.

Il sostegno allo studio era solo una delle azioni previste al Corvetto per rilanciare l’oratorio, in un quadro di partenza in cui si subiva la difficoltà a gestire i ragazzi difficili del quartiere. A fine 2019 le iniziative erano partite con un pomeriggio interamente dedicato ai ragazzi, dal pranzo preparato dai volontari fino all’aiuto nei compiti e a laboratori dedicati. La pandemia ha imposto un ripensamento delle attività, «ma anche se le porte del castello erano chiuse, dentro c’era comunque qualcuno che continuava a lavorare», usa un’altra immagine Casiraghi. Tra le nuove idee, quella di un oratorio che è diventato il centro estivo di tutto il quartiere, unendo le forze con le altre realtà che nel territorio lavorano sull’educazione. Una formula che prosegue, traducendosi anche in un effettivo coordinamento tra i diversi doposcuola.

Insieme agli adulti

La pausa dettata dal Covid ha aperto anche a un lavoro di formazione con gli adulti della parrocchia. Da una parte c’era la necessità di ricucire la distanza tra le attività più strettamente pastorali come il catechismo e quelle più immediatamente permeabili dall’esterno, come lo stesso doposcuola o il campo di calcio. Dall’altra, proprio guardando a questo scopo, è stato importante che gli educatori professionali impegnati in «Parrocchie e periferie» «si siano veramente calati nella situazione dei nostri gruppi, andando anche oltre un ruolo di supervisione, lascia intendere don Riccardo Miolo, coadiutore dell’oratorio, il cui auspicio è che progetti come questo possano avere una durata maggiore, soprattutto in questi contesti più difficili.

Intanto Casiraghi prova a sintetizzare il lascito di questi anni. C’è l’attenzione alla qualità del servizio offerto, perché il bisogno supera sempre le possibilità dei volontari: «La fatica maggiore è proprio saper misurare le nostre forze, a volte dobbiamo dire di no». E c’è il desiderio, prima ancora di guardare ai risultati scolastici, che al doposcuola i ragazzi si sentano innanzitutto accolti: «Poi da qui sanno che, se vogliono, la porta dell’oratorio è aperta».

Il libro

Come guardare in modo nuovo ad alcune parrocchie e territori della città di Milano e della città metropolitana, intesi non come periferie, ma come “frontiere”: contesti in cui le comunità locali si confrontano con ciò che è oltre, ciò che è altro. Le parrocchie di frontiera investono risorse per sostenere l’impegno educativo che è irrinunciabile per le comunità cristiane. La parrocchia chiede aiuto per resistere alla tentazione di costruire muri per custodire la comunità e i suoi spazi. Il volume Essere Chiesa di frontiera (Centro Ambrosiano, 15 euro, 160 pagine) raccoglie le riflessioni sul ruolo educativo delle parrocchie e le esperienze concrete di alcune realtà in cui si sta sperimentando un approccio nuovo, nell’ottica dell’incontro, dell’esplorazione delle differenze come opportunità, del contenimento dell’illegalità con la proposta di una vita buona possibile. È inoltre un modo per esprimere gratitudine alle persone che hanno creduto, studiato e realizzato il progetto e alle istituzioni che l’hanno sostenuto.

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