Gli oratori lombardi si sono fermati per ascoltarsi, interrogarsi e rilanciare la propria missione educativa. Sabato 31 gennaio, al teatro Qoelet di Bergamo, circa 300 tra educatori, volontari, sacerdoti e ragazzi provenienti da tutte le Diocesi della Lombardia hanno preso parte al convegno di Odielle – Oratori Diocesi Lombarde dal titolo «Oratorio: un tempo per crescere», una giornata di confronto che ha messo al centro il valore dell’esperienza vissuta negli oratori come occasione di promozione umana, educativa e spirituale.
Un appuntamento pensato non come semplice momento celebrativo, ma come spazio di riflessione concreta sulle sfide che attraversano oggi il mondo oratoriano nell’ambito regionale, dove si contano oltre 2300 oratori, chiamato a intercettare i bisogni dei più giovani in un contesto sociale sempre più complesso e frammentato. Dopo i saluti iniziali di monsignor Michelangelo Finazzi, Vicario episcopale per la Pastorale e per i Laici nella Diocesi di Bergamo, e di don Stefano Guidi, coordinatore di Odielle, il convegno si è articolato in tre panel, offrendo un quadro dettagliato su ricerca, comunicazione negli oratori e alleanze territoriali.
La ricerca
Il primo panel è stato dedicato alla presentazione del quindicesimo volume degli Sguardi di Odielle, dal titolo «Oratori lombardi e disagio giovanile», con gli interventi del professor Pierpaolo Triani, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e coordinatore della ricerca, e di don Riccardo Pincerato, responsabile del Servizio nazionale di Pastorale giovanile, guidati da Matteo Fabris, formatore della Fondazione Oratori Milanesi.
La ricerca mette in luce come gli oratori lombardi si trovino sempre più spesso a affrontare forme di disagio adolescenziale legate alla solitudine, all’ansia, alla fatica nelle relazioni e al ritiro sociale. Dallo studio emerge il ruolo dell’oratorio come luogo educativo accessibile e accogliente, capace di offrire relazioni significative e occasioni di appartenenza, soprattutto per quei ragazzi che faticano a trovare altri spazi di riferimento. Allo stesso tempo, vengono evidenziate le difficoltà degli educatori di fronte a situazioni sempre più complesse, richiamando l’importanza di rafforzare la formazione e le alleanze sul territorio. L’oratorio si conferma così un presidio educativo e comunitario fondamentale, orientato alla prevenzione e all’accompagnamento dei più giovani.
La comunicazione
Il secondo panel ha invece presentato la nuova campagna di comunicazione di Odielle dal titolo «Il tuo oratorio, il tuo tempo», con l’intervento di Maurizio Castrezzati, ideatore della campagna grafica per gli oratori lombardi, che ha accompagnato i partecipanti nel dietro le quinte dell’ideazione della campagna, in dialogo con Giacomo Baronchelli, formatore del Centro Oratori Bresciani.
L’iniziativa si inserisce nel solco di un impegno avviato negli anni Duemila con la campagna «L’oratorio: un bene per la comunità», che aveva sottolineato il ruolo educativo e sociale degli oratori attraverso slogan capaci di parlare a tutti. La nuova campagna ruota attorno al concetto di tempo. I poster proposti raccontano quattro dimensioni fondamentali: un tempo per stare insieme, rappresentato dall’immagine di una girandola; un tempo per crescere, evocato da un aeroplanino di legno; un tempo per fare del bene, simboleggiato da una piramide costruita con diversi elementi; e un tempo per cercare ciò che conta, affidato all’immagine di una lanterna. Un linguaggio semplice e simbolico per ribadire che l’oratorio è uno spazio in cui il tempo vissuto è sempre significativo, educativo e condiviso.
Le alleanze
Il terzo panel ha posto l’attenzione sul tema delle alleanze territoriali, sottolineando quanto oggi sia necessario costruire reti stabili e competenti per sostenere l’azione educativa degli oratori (clicca qui per la testimonianza di un educatore).
Sul palco si sono succeduti Valeria Negrini, presidente di ConfCooperative FederSolidarietà Lombardia, e don Stefano Guidi alla presenza di Federica Crotti, vicedirettrice dell’Ufficio Pastorale Età Evolutiva della Diocesi di Bergamo, che ha moderato l’incontro. In questo contesto è stata firmata la convenzione tra Odielle e Confcooperative Lombardia, un accordo che mira a rafforzare l’azione educativa e sociale degli oratori attraverso la presenza di educatori professionali.
«Questo accordo rappresenta un passo significativo per rafforzare l’azione educativa e sociale degli oratori, soprattutto nei territori più problematici», ha sottolineato don Stefano Guidi. «Questo impegno comune valorizza alleanze già presenti nei territori e mette in rete parrocchie e cooperative sociali per affrontare insieme le nuove fragilità educative e sociali», ha aggiunto Valeria Negrini.

Testimonianza e servizio
Con uno sguardo sul futuro degli oratori lombardi, una vera eccellenza della Regione, monsignor Maurizio Gervasoni, Vescovo di Vigevano e delegato della Conferenza Episcopale Lombarda per la pastorale giovanile regionale, intervenuto per le conclusioni, ha sottolineato come l’oratorio rappresenti un luogo educativo fondamentale, capace di dialogare con il contesto sociale e culturale. Ha evidenziato l’importanza di una comunità sinodale, dove famiglie, parrocchie e associazioni collaborano insieme, e ha ricordato come l’oratorio sia anche un luogo di testimonianza e servizio, dove la cura educativa si unisce alla dimensione sociale e spirituale.
Al convegno è intervenuta anche Federica Picchi, sottosegretario regionale a Sport e Giovani. «Gli oratori italiani e lombardi sono un’eccellenza lombarda e l’ultima vera piazza civica contemporanea, che resiste alla complessità della società attuale. In Lombardia questa tradizione assume una forza straordinaria: con 2.307 oratori attivi, pari a quasi il 40 % del totale nazionale. Un luogo dove si impara a stare insieme. L’86 % degli oratori lombardi accoglie almeno un ragazzo di origine straniera e, in media, l’11 % dei frequentanti proviene da famiglie migranti, che si integrano pienamente dando dimostrazione concreta di un modello educativo che non lascia indietro nessuno e che fa del rispetto e della convivenza civile una pratica quotidiana».



