Una grande testimonianza di inclusione delle persone con disabilità e di eccellenza sportiva, che ha coinvolto centinaia di ragazzi delle scuole, è quella che si è tenuta nella chiesa di Sant’Antonio. Un evento significativo nel «Tour dei valori dello sport», iniziativa proposta dalla Fom durante le Olimpiadi e Paralimpiadi e ispirata alle Lettere dell’Arcivescovo sui valori di Excellence, Friendship e Respect.
La prova pratica
A condividere la propria preziosa testimonianza di vita, oltre che di sport, sono stati staff e giocatori della Handicap Sport Varese, associazione nata nel 1984 con una missione chiara: promuovere lo sport come strumento di inclusione per atleti con disabilità fisiche. Durante la giornata i ragazzi hanno potuto provare in prima persona l’esperienza del basket in carrozzina, attraverso i mezzi professionali messi a disposizione dal team. Un momento di inclusione particolarmente rilevante, in cui gli studenti hanno potuto vedere la disabilità da una prospettiva completamente differente, non quella della diversità, ma quella dell’unione, tutti accomunati dai valori dello sport e del divertimento. Vedere i ragazzi felici di aver provato questa esperienza e più consapevoli che la disabilità non è un limite, fa capire ancora di più come tutti siamo parte di un’unica grande comunità.

Carrozzina a parte, è tutto uguale
All’apparenza per alcuni il basket in carrozzina potrebbe sembrare un mondo a parte rispetto a quello normodotato, ma i protagonisti della HS Varese hanno fatto capire ai ragazzi come in verità siano molte più le uguaglianze che le differenze. Dalle regole principali alle dimensioni del campo, fino all’altezza del canestro, tutti punti in comune, ma soprattutto i valori e le sensazioni provate sono quelli di ogni sportivo, come ha sottolineato il presidente Carlo Marinello: «L’unica differenza è il mezzo che noi usiamo per fare sport, la carrozzina: tutto il resto, le emozioni, le delusioni, le sensazioni in partita sono le stesse che prova qualunque atleta. Per noi quindi è normale giocare in carrozzina, non percepiamo nessuna differenza rispetto a un altro sport». Il basket in carrozzina, tra l’altro, è uno sport di squadra molto dinamico e intenso. Tanti ragazzi dopo questa giornata hanno chiesto dove e come poter vedere le partite, dimostrando come lo sport sia davvero uno dei migliori strumenti di inclusione.

Oltre il limite
Andare oltre la disabilità, spingersi oltre quelli che all’apparenza possono sembrare dei limiti e competere per ottenere il massimo, sono certamente parte dell’Eccellenza sportiva. La forza di proseguire con nuove motivazioni il proprio cammino di vita è quello che contraddistingue questi atleti e in tal senso sono significative le parole di uno dei giocatori presenti, Marco Paonessa: «Avevo 27 anni quando ho avuto un incidente in moto, subendo una lesione midollare e sono rimasto paraplegico. Come si dice appunto. questi sono incidenti, non si può stare arrabbiati tutta la vita, quindi bisogna andare avanti e fare qualcos’altro». Quell’altro è uno sport che unisce nel segno dell’inclusione e dell’amicizia, infatti poi Paonessa ha aggiunto: «Non c’è differenza tra squadra e amici, perché tanto più forte è il rapporto in campo, quanto lo è all’esterno. Questo è un valore aggiunto, perché avere a fianco una persona che conosci profondamente, rafforza tutto il gruppo».

Sentirsi parte di un gruppo
A soffermarsi sul valore del gruppo è stata anche la più giovane della squadra, la 16enne Noemi, che ha condiviso il proprio pensiero sull’importanza di sentirsi parte di un team, per superare le proprie difficoltà e avere il supporto costante dei compagni: «Fin da quando sono arrivata nella squadra mi sono sentita parte di un gruppo. Mi hanno trasmesso familiarità. Perché fare parte di una squadra, non si ferma al gioco in campo, vuol dire essere amici al di fuori del campo, creando dei legami. Mi stanno insegnando anche dei valori importanti».
Valori come quello del rispetto, che deve essere centrale in ogni attività sportiva, come ha sottolineato il capitano Alessandro Pedron: «Al di là del voler vincere e competere bisogna ricordarsi che c’è sempre una persona al di là del campo, quindi è chiaro che bisogna ricordarsi che si devono sempre rispettare gli altri». La vittoria e la sconfitta in campo passano dunque in secondo piano, perché si raggiunge l’Eccellenza quando si dà sempre il massimo, al di là del risultato, come conclude Pedron: «Una volta che sai di aver fatto il massimo puoi essere soddisfatto di te stesso. Non bisogna per forza vincere, perché se si perde giocando tutti di squadra, allora resti comunque soddisfatto».



