A Fieramilanocity un esperimento di “eye contact” per superare i luoghi comuni sugli altri. Gualzetti: «Se le parole diventano pallottole, dobbiamo riscrivere l’abc delle relazioni»

My Mirror

Secondo le stime, in media, ognuno di noi passa 5 anni della propria vita collegato a internet, 11 davanti alla tv. Con quante persone potremmo connetterci se ci prendessimo la briga di guardaci negli occhi gli uni con gli altri? E come cambierebbe la percezione che abbiamo del mondo? Caritas Ambrosiana invita a scoprirlo, visitando lo stand “My Mirror” (MeYouMirror), allestito a “Fa’ la cosa giusta! 2018”, dal 23 al 25 marzo, a Fieramilanocity, Milano.

Una doppia cabina, in ognuna delle quali due persone sconosciute si siederanno una di fronte all’altra, per 4 minuti, semplicemente per guardarsi negli occhi. Al termine di questa breve interazione, in un altro spazio, ogni membro delle copia, assistito da alcuni facilitatori, racconterà all’altro le sensazioni che ha provato. All’uscita, un decalogo di semplici buone azioni quotidiane suggerirà come tornare a dare valore alle relazioni, proseguendo l’esperienza fatta alla fiera.

“My Mirror” è un esperimento di eye contact. Proprio tale tecnica dimostra che 4 minuti di contatto visivo avvicinano le persone più di tante parole. Così, partendo dal presupposto che guardarsi dritti negli occhi non lascia nessuno indifferente, con “My Mirror” Caritas Ambrosiana proverà a favorire l’incontro tra tante persone diverse, per genere, età, nazionalità, storie.

L’idea di fondo è che nell’epoca dei selfie, dove ci si specchia solo negli schermi dei propri smartphone, specchiarsi negli occhi di un altro può essere un atto rivoluzionario. Fragilità, povertà, migrazioni, malattia quando si incarnano in un volto smettono di essere un semplice fenomeno sociale, il titolo di un articolo, spesso di cronaca nera, ma diventano la vita del compagno di scuola e della sua famiglia, del vicino di casa, del parente prossimo.

“My Mirror” fa parte della campagna di Caritas Internationalis “Share the journey” volta a promuovere la “cultura dell’incontro”. La campagna, lanciata da papa Francesco il 27 settembre 2017, con il simbolico reach out sollecita le Caritas diocesane presenti in 206 Paesi del mondo a ripensare le migrazioni a partire dall’esperienza reale, concreta che ognuno, come individuo o comunità, fa del fenomeno. Nel video con cui viene promossa la mobilitazione, il cardinale Luis Tagle, arcivescovo di Manila e presidente di Caritas Internationalis, discendente da una famiglia cinese emigrata nelle Filippine, spiega: «Invito tutti a ricordare chi è stato un migrante nella vostra famiglia o comunità; a pensare a chi sono le persone che vengono da lontano e sono davanti ai vostri occhi. Per me queste persone sono mio nonno da bambino riconoscente della compassione ricevuta e dell’opportunità che gli è stata data in un altro Paese. Per favore unitevi a noi, andate loro incontro».

“My Mirror” interpreta questa chiave di lettura calando il messaggio nella vita quotidiana e allargando lo spettro oltre la questione migratoria. «In un mondo in cui risorgono i muri, le parole d’odio diventano pallottole, la malapianta del razzismo riaffiora, è necessario ripartire proprio dalle regole di base, dall’”abc” delle relazioni. Guardare negli occhi l’altro, incontrare il suo sguardo è allora la premessa indispensabile ad ogni possibile discorso, riflessione o progetto», spiega Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana.

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