In occasione della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali il direttore di Tv 2000 e InBlu Radio riflette sulle parole del Papa, sottolinea il boom di ascolti per l’emittente promossa dai Vescovi italiani, racconta obiettivi e novità nella stagione dell’emergenza Coronavirus

di Pino NARDI

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Vincenzo Morgante. Nella minigallery, sequenza di immagini tratte dai programmi di Tv2000

Un vero e proprio boom di ascolti. Tv2000, l’emittente nazionale promossa dai Vescovi italiani, sta vivendo una stagione molto positiva grazie anche alle novità lanciate durante questi ultimi mesi di emergenza Coronavirus. Ne parliamo con Vincenzo Morgante, direttore di Tv2000 e InBlu Radio, che rivendica con determinazione di svolgere un servizio pubblico: «Lo fa chi utilizza in concreto parole chiave come pluralismo, autonomia, verità».

In tempo di Coronavirus sono aumentati molto anche gli ascolti di Tv2000. È la riscoperta del ruolo dei media professionali dopo la stagione dei social e dell’intermediazione?
È un po’ la rivincita di chi ha puntato a un’informazione, a una offerta seria di contenuti, senza farsi trascinare in risse, aggressioni, volgarità e superficialità. Tv2000, come InBlu Radio, sono emittenti che hanno un pensiero dietro l’offerta: nulla è improvvisato o è scelto per catturare il pubblico a prescindere da una serietà della proposta. In questo periodo, dovendo stare in casa, con le offerte anche straordinarie che abbiamo messo in campo, siamo stati scoperti dai vicini e dai lontani. Questo ci dà soddisfazione e ci responsabilizza.

Come avete affrontato questa stagione così difficile? Come è cambiato il modo di lavorare?
Ci siamo mossi con una doppia logica. Innanzitutto garantire la sicurezza dei nostri colleghi, dei lavoratori di Tv2000 e della radio, rispettando le norme del Governo; dall’altra garantire una continuità nel servizio alla Chiesa e al Paese con la nostra specificità. Nel rispetto della nostra identità abbiamo intensificato momenti di preghiera a partire dalla celebrazione della Messa del mattino di papa Francesco a Santa Marta. Siamo stati i primi ad accettare l’invito del Vaticano: abbiamo immediatamente modificato il nostro palinsesto e siamo stati per quasi tre settimane gli unici a trasmetterla. Soprattutto durante il primo periodo dell’emergenza abbiamo percepito la specificità del momento fatto di paura, preoccupazione, ansia sul versante sanitario, ma anche di uno smarrimento di natura spirituale e culturale.

Qual è stata la vostra risposta?
Tv2000 è scesa in campo con il potenziamento della programmazione ordinaria con film e nuovi programmi per raccontare ciò che avveniva, ma con la cifra particolare dell’emittente: raccontare i fatti, partecipare alla preoccupazione del Paese, ma offrendo sempre una prospettiva di speranza. Chiunque abbia visto i nostri telegiornali (Tg2000 dal lunedì al sabato nelle tre edizioni delle 12, 18.30 e 20.30) ha percepito che nella scelta delle storie da raccontare, nella cifra narrativa di Tv2000, c’è sempre l’attenzione al bene che alla fine trionfa, alla soluzione che arriva. Per cui nei telegiornali, che pure continuano a riscuotere un crescente interesse (gli ascolti sono veramente aumentati), abbiamo informato sull’andamento della pandemia e sulle iniziative del Governo, ma abbiamo anche raccontato il tanto bene, il contagio positivo, di solidarietà che si è determinato nel nostro Paese e nel mondo, grazie all’attività di volontari, associazioni, gruppi del mondo cattolico e no. Insomma, abbiamo cercato di raccontare un’Italia che nell’ordinario o non raccontavamo adeguatamente o forse neanche conoscevamo in tutte le sue articolazioni e sfaccettature. Dunque, sì alla cronaca, sì purtroppo alla conta dei morti, ma anche il tentativo di accompagnare il Paese fin dall’inizio verso la prospettiva della riapertura, della rinascita, della ricostruzione.

Più volte ha sottolineato che i media che lei dirige svolgono un servizio pubblico. Ma non è un’esclusiva della Rai? Lei invece lo rivendica…
Assolutamente. Lo rivendico già per la natura stessa del fare informazione. Secondo me ogni giornalista nell’esercizio del suo mestiere svolge servizio pubblico. Noi da privati ci stiamo sforzando ormai da tempo e penso che in parte siamo riusciti a dimostrarlo anche in questi mesi, ci siamo fatti carico di dar voce a tutti e di raccontare tutto. Non fa servizio pubblico soltanto chi riceve un canone o chi ha un contratto speciale con il governo. È servizio pubblico chi utilizza in concreto parole chiave come pluralismo, autonomia, verità. Abbiamo cercato di declinarlo nelle nostre scelte, nel nostro modo di accompagnare il Paese durante questo momento così tragico.

Quali sono i contenuti innovativi di Tv2000?
Oltre alla Messa del Papa, abbiamo organizzato un appuntamento settimanale che ha fatto seguito all’iniziativa presa dalla Conferenza episcopale italiana, «Rosario per l’Italia». Abbiamo proseguito l’iniziativa come Tv2000, offrendola alla condivisione degli altri media della Cei, di questa preghiera per l’Italia una volta alla settimana, il mercoledì, che non ha visto un decremento di interesse da parte dei telespettatori. Inoltre, abbiamo inventato prodotti nuovi aderendo all’invito del Papa che ha detto di invocare lo Spirito Santo per immaginare una declinazione su come poter essere utili in questo momento. Tv2000 ha incarnato così lo spirito della parrocchia italiana: ci siamo inventati gli «Esercizi spirituali»; una programmazione per i bambini con il catechismo quotidiano «Caro Gesù. Insieme ai bambini» (alle 12.20 dopo il tg e alle 17.30); «La cantastorie» (alle 12.35) con Martina Folena e le musiche di Mario Incudine, straordinario “cantattore” siciliano. E ancora il nuovo programma, «Rete di speranza» (dal martedì al venerdì alle 19.30), in cui social e internet sono entrati dentro la tv: raccontiamo la vita, la presenza, il servizio della Chiesa con esperienze straordinarie e innovative. Parrocchie, comunità religiose, gruppi, associazioni, sacerdoti, monaci, suore, ma anche laici impegnati si sono inventati modalità e strumenti per essere vicini al gregge. C’è un fiorire di iniziative declinate in modo diverso e la quasi totalità anche di pregio sotto il profilo della qualità, di grande efficacia comunicativa, che ci sembrava giusto raccontare, sulla quale riflettere e che sta avendo uno straordinario successo.

E le novità sul fronte dell’informazione?
Innanzitutto una rubrica nuova, «Il tempo sospeso», affidata a un personaggio del calibro di Ferruccio de Bortoli (tutti i giorni nell’edizione delle 18.30 di Tg2000) e il nostro appuntamento serale di approfondimento TGTg (dal lunedì al giovedì alle 20.50) che abbiamo allungato e che è diventato uno Speciale Coronavirus TGtg, il nostro talk nel quale c’è più spazio rispetto al tempo del telegiornale per riflettere sulla gravità della situazione e per cominciare a immaginare anche le prospettive del Paese e del mondo.

«Desidero dedicare il Messaggio di quest’anno al tema della narrazione, perché credo che per non smarrirci abbiamo bisogno di respirare la verità delle storie buone: storie che edifichino, non che distruggano; storie che aiutino a ritrovare le radici e la forza per andare avanti insieme». Quasi profetico papa Francesco in occasione della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali…
Certamente. La gente si è stancata di un’informazione ansiogena, di una narrazione che bada alla superficialità dei fatti, che è connotata soprattutto dal chiacchiericcio accompagnato dall’aggressione, dalla volgarità, talvolta dalla stupidità. La sensazione è che ci sia un Paese che aspetta altro, che non è come quello che viene raccontato. Il Papa ha ragione a porre l’accento sull’importanza di una narrazione che sia nel segno della verità, dell’autenticità. È quello che Tv2000 e InBlu Radio si sforzano di fare ogni giorno, è la cifra che connota il nostro lavoro: non cerchiamo scorciatoie, modalità semplici per acchiappare telespettatori o radioascoltatori. Cerchiamo di proporci dichiarando chi siamo: un luogo che si apre al dibattito, dove non si erigono muri, ma si cerca di aprire ponti, di discutere e di confrontarsi all’interno della comunità ecclesiale, (è la televisione dei Vescovi italiani), ma senza escludere nessuno. Essere stimolo e suscitare attenzione e interesse anche per chi non crede, per chi si pone domande di senso sullo scopo della vita. Abbiamo ricevuto in queste settimane tante lettere, segnalazioni, e-mail. Anche nei momenti di preghiera magari non c’è stata una partecipazione attiva, però sono stati visti anche da chi non crede, che in qualche modo si è sentito interpellato e interrogato. Ci ha fatto molto piacere poterlo constatare.

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