Dall'Arcivescovo, in visita al Mercato ittico, un richiamo alla cura della casa comune. L'incontro con gli operatori del settore: «La vita cristiana si può fare anche sul mare, anche a voi è dedicata una parola di Vangelo»

di Massimo PAVANELLO

mercato ittico

Roberto Lion, direttore generale di Sogemi, schiaccia subito la palla: «Quello ittico è un mercato che apre molto presto. La invitiamo pertanto a venire un’altra volta, alle quattro del mattino, così lo vedrà brulicare ancor più di operatori e clienti». Per nulla intimorito, l’Arcivescovo risponde con un bagher da pallavolista: «Sono appena stato rimproverato, perché avrei dovuto venire qui alle quattro del mattino, invece che alle 7.30. Accetto l’invito. Tornerò un’altra volta a quell’ora».

La cortesia istituzionale non manca. Sono presenti i vertici della dirigenza: oltre a Lion, Danilo Simonetta (responsabile mercato ittico, fiori e carni), Teodoro Lattanzio (presidente grossisti ittici), Giorgio Scotti (in rappresentanza di una delegazione del mercato ortofrutticolo) e membri del consiglio di amministrazione. Tuttavia, la visita di monsignor Mario Delpini al mercato bagnato si è distinta per uno squisito clima familiare e informale. I doni a lui offerti ne sono una testimonianza: fiori, frutti, pesce. Il vescovo ha ricambiato con una icona.

Si parte con un giro tra il pescato. Il dottor Valerio Ranghieri, veterinario, accompagna l’ospite in questa parte della visita. Spiega proprietà delle singole specie, ma pure aneddoti. Come quello relativo a un pesce che ora si fregia, nel nome proprio, del titolo di “mediterraneo”. In realtà, arriva da lontano. È stato importato da un veneziano. Solo dal secolo scorso sguazza nell’acqua nostrana. E ne è diventato cittadino a tutti gli effetti.

Un palchetto, nel corridoio pedonale, attende, monsignor Delpini. La prima parola è di gratitudine: «Desidero ringraziare – esordisce -. Prendere coscienza, personalmente, di quanta gente consente alla città e a tutto il territorio, di apprezzare i frutti della terra e del mare. Mentre la gente riposa, voi lavorate. Questo vivere un po’ al contrario può essere anche un problema per la vita familiare, sociale, ecclesiale. Sono qui a dire la mia solidarietà e il mio apprezzamento per i sacrifici che qui si fanno, per offrire le cose migliori che possiamo raccogliere».

La seconda circostanza, che marca la presenza del successore di Ambrogio, arriva da lontano. E vuole portare lontano: il 100° anniversario della Stella maris, l’ufficio pastorale che si preoccupa  dell’apostolato del mare. L’Arcivescovo spiega: «Stella maris vuol dire che la vita cristiana si può fare anche sul mare. Oggi, nella nostra liturgia, celebriamo San Tommaso. È uno degli apostoli che è andato più lontano, fino in India, a predicare il Vangelo. Il cristianesimo, quindi, deve essere praticato ovunque. Stella maris vuol dire questo: anche a voi, operatori del mare e del turismo marittimo, è dedicata una parola di Vangelo. Il Signore vi benedice, poiché anche voi siete chiamati a una speranza. Il Vangelo è anche per tutti voi».

Come ogni buon oratore sa, un discorso non può mancare di un terzo spunto di riflessione. Che, infatti, arriva. È desunto dal magistero di papa Francesco. Riguarda la cura per la casa comune. Mons. Delpini lo declina ricordando che «l’uomo non è fatto per sfruttare la terra o il mare. È fatto per custodire e coltivare il giardino che Dio ha piantato. Prendendo quello di cui ha bisogno per vivere, ma lasciandone pure alle generazioni future e a chi non ha i mezzi per procurarsi il cibo».

L’intervento del presule termina con una battuta. Che è più di una battuta: «Tutti sanno che a Milano il mare non c’è. Ma il pesce migliore è a Milano. Grazie a voi. Uno dei mercati ittici più importanti del mondo, si trova dove il mare non c’è. Ciò è frutto di quella intraprendenza italiana che avvicina il prodotto al consumatore, che porta le cose migliori là dove sono apprezzate, là dove il lavoro può essere retribuito».

Il congedo dal mercato è orante (si veda la preghiera allegata). «Ora voglio pregare con voi – chiude l’Arcivescovo -. Voglio invocare su tutti la benedizione del Signore. Non solo per dire “speriamo che gli affari vadano bene”, ma per dire che Dio è nostro alleato. Pensando alle nostre famiglie, alla salute, ai figli, ai genitori anziani, ai dubbi sul nostro futuro… La benedizione di Dio rifiorisca in ogni singola persona».

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