Con semplicità, franchezza e ricchezza di esempi tratti dalla vita quotidiana, l’esortazione apostolica di papa Francesco smonta i nostri alibi: il modello delle Beatitudini è alla portata di ciascuno di noi, a partire dalla nostra vita di relazioni

di Silvia LANDRA
Presidente dell’Azione cattolica ambrosiana

Papa Francesco

Non ci sono scuse per chiunque legga con cuore attento Gaudete et exsultate, l’ultima esortazione apostolica di papa Francesco. Su qualunque paragrafo gli cada l’occhio, la sua vita è interrogata in modo profondo, l’intelligenza non è sfidata da frasi molto dotte che devono essere rilette più volte, i suoi consueti alibi per dire che la santità cristiana è il progetto dei più capaci, dei più famosi o dei più devoti, franano rovinosamente. Non si può non capire: bisogna capitolare e dire, insieme con il Papa, che «il cristianesimo è fatto soprattutto per essere praticato e se è anche oggetto di riflessione, ciò ha valore solo quando ci aiuta a vivere il Vangelo nella vita quotidiana» (109).

Ci è consegnata una ricca disamina che ripercorre le molte paure per le quali fatichiamo a sentire nostra la chiamata alla santità: che non sia alla nostra portata, che richieda una pratica di preghiera e contemplazione non compatibile con le ordinarie vite della gran parte della gente, che implichi la disponibilità a compiere gesti particolarmente coraggiosi, che possa essere raggiunta dai più valorosi e non da chi fa i conti con difetti e peccati. Vi trovo una frase sintetica e sbaragliante: «Non tutto quello che dice un santo è pienamente fedele al Vangelo, non tutto quello che fa è autentico e perfetto» (22). Se ciò è vero, ci spiega il Papa, la santità è praticabile perché «nella Chiesa, santa e composta da peccatori, troverai tutto ciò di cui hai bisogno per crescere nella santità» (15)

Il clima di familiarità nel quale il lettore si sente avvolto deriva anche dalla potenza di molte frasi incoraggianti e chiare rivolte direttamente all’interlocutore. Il testo è trapuntato di riferimenti alla Parola di Dio, espressi senza troppi commenti, a conferma di quanto il Vangelo stesso parli a ciascuno di noi della santità e della sua pratica quotidiana. Con l’efficacia di certe parabole ci vengono offerti da Francesco esempi nei quali riconoscerci, spaccati di normalità tratti dalle Beatitudini e calati nei numerosi ambiti del nostro vivere. Non manca nemmeno l’immagine della signora che va a fare la spesa e dice a se stessa, nel profondo della sua coscienza, che non parlerà male di nessuno, anche se l’amica con cui si ferma nel mercato a chiacchierare proferisce critiche verso altri. Senza esitazione il Papa definisce questo «un passo verso la santità» e poi, Beatitudini alla mano, ci offre una lunga serie di spunti per verificare atteggiamenti e gesti che riguardano la relazione con gli altri, il luogo principale e fecondo nel quale si realizza la mitezza, la purezza del cuore, la costruzione della pace, la giustizia sociale, la salvaguardia della vita e del creato.

Gli altri nella vita quotidiana sono il nostro campo di combattimento più valoroso e strenuo: i nostri rapporti con i familiari, le relazioni lavorative, gli intrecci talvolta distruttivi nelle comunità cristiane, nelle dinamiche tra le città e i Paesi del mondo. Le Beatitudini rilette dentro la relazione non perdono la potenza di ogni discorso politico che riguardi la giustizia, la visione di città, la scelta di leggi giuste; non la perdono perché sono luogo di santità possibile, alla portata di tutti, nel quale tutti possono trasformare in grande la società e la storia.

Risuonano anche le parole dell’Arcivescovo Mario, che nell’ultimo discorso alla città del dicembre 2017 ci ricorda il «buon vicinato» come cuore di una delle azioni trasformative più complesse che dice la qualità alta della nostra vita di cristiani. Francesco parla di «santità della porta accanto» – forse uno degli slogan efficaci e comunicativi che si diffonderanno da questo nuovo testo – e cosi da più parti ci viene ribadita la risorsa della prossimità di cui tutti disponiamo per vivere il cristianesimo davvero. Siamo indotti a verificare dalla mattina alla sera come trattiamo le persone a noi vicine e a fare davvero il nostro “esame di coscienza” al termine di ogni giornata.

La semplicità degli insegnamenti che vengono dalle Beatitudini è talmente intensa da risultare quasi trasgressiva, come se lo sforzo più grande per aderire alla santità consista proprio nell’osare credervi. Si sta alla scuola della santità: «Per ogni discepolo è importante stare con il Maestro, ascoltarlo, imparare da lui, imparare sempre. Se non ascoltiamo, tutte le nostre parole saranno unicamente rumori che non servono a niente» (150). Si accoglie e si pratica un metodo attivo e determinato per vivere la santità: è il discernimento, che Francesco definisce «uno strumento di lotta per seguire meglio il Signore».

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