Il Vaticano ha scelto, per i suoi francobolli di Natale, due immagini realizzate da un detenuto della Casa di Reclusione di “Opera”. Per l’occasione, alla presentazione ufficiale, è intervenuto l’Arcivescovo che ha anche visitato la Mostra filatelica allestita in una delle galleria del carcere

di Annamaria BRACCINI

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Una visita particolare per una mostra filatelica ancor più particolare.
L’Arcivescovo arriva nella Casa di Reclusione di Opera, non per presiedere una Celebrazione, amministrare le Cresime o festeggiare il Natale o la Pasqua, ma per due francobolli. Anzi, in realtà, molti di più, oltre un centinaio, messi in mostra, così come era accaduto nel 2016 per la raccolta donata dal Papa ai detenuti. Ma questa volta c’è, però, una ragione di più: appunto i due francobolli scelti per il Natale 2018 dal Vaticano e presentati per l’occasione.
Realizzati da Marcello D’Agata, settantenne condannato all’ergastolo, i due disegni originari raccontano non solo della maestria dell’artista, ma anche di una storia bella in tutti i sensi. Come racconta lo stesso autore, il quale, dopo il Giubileo della Misericordia e la facoltà concessa ai reclusi da Papa Francesco di attraversare la Porta Santa e ottenere l’indulgenza plenaria, si sentì in debito. Quindi, da sempre appassionato di disegno, riprese in mano i pennelli, realizzando due quadri donati proprio al Santo padre, un “Gesù Crocifisso” e “Papa Francesco che aspetta che alcuni detenuti oltrepassino la Porta Santa”.
«Ho interrogato il mio cuore e questa esperienza mi ha portato da un passato oscuro alla bellezza che salva»: questa , la sintesi delle emozioni di Marcello. In una cella al piano terra della sezione Alta sicurezza trasformata in bottega artistica, D’Agata ha creato, così, le immagini – una Annunciazione e una Natività – poi trasposte sui due francobolli, con valori rispettivamente da 1.10 (lettere e cartoline a destinazione interna) e 1.15 euro (per plichi diretti in Europa e nel Bacino del Mediterraneo).
«Un segno di speranza, fiducia e fede nel prossimo e nella sua possibilità di comprendere il male fatto e di recuperare», dice Mauro Olivieri, direttore dell’Ufficio Filatelico del Governatorato della Città del Vaticano. Concorde con lui anche il direttore di “Opera”, Silvio Di Gregorio che ha parlato della speranza di un recupero «reale, effettivo e definitivo» che si può concretizzare in carcere.
L’Arcivescovo, da parte sua, ringrazia della cordiale accoglienza. «Sono veramente contento di questa attività e di quelle come il Laboratorio di Scrittura Creativa e di Fotografia che, qui, già conosco. Forse tutto questo autorizza a cambiare una certa immaginazione sul carcere che si coltiva, magari, per inerzia. Siamo qui per rendere omaggio alla capacità artistica che si produce là dove c’è l’artista. Quindi, l’arte supera il “dentro” e il “fuori”. È un invito ad elevarsi a livello della contemplazione della bellezza e della capacità comunicativa che riabilita», prosegue il vescovo Mario che racconta di avere, da giovane, coltivato il gusto dei francobolli «quasi come fosse una sorta di esplorazione del mondo. Con i francobolli e le loro immagini si può costruire una specie di geografia e di zoologia. Noi ragazzi che non avevamo internet, avevamo il mondo in casa con i francobolli».
Insomma, i francobolli che, in tutti, i sensi superano le frontiere, anche delle sbarre, rendendo più bello il mondo e la vita dei reclusi, come quella di Antonio e Corrado che, in conclusione, donano all’Arcivescovo rispettivamente un mosaico fatto di francobolli e una culla per Gesù Bambino.
Il Natale è anche il filo conduttore della mostra, allestita con la collaborazione del Centro Italiano Filatelia Resistenza, al centro della quale figura la collezione realizzata dal Gruppo filatelia della Casa di reclusione.

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