Alcune riflessioni di monsignor Delpini in merito all’incontro in Duomo che segnerà l’avvio di un percorso condiviso da parte dei Vescovi lombardi: «Siamo in debito di una attenzione specifica in questo tempo complicato. Si tratta di accendere un fuoco che possa contagiare molti e generare una missione»

Milano
Monsignor Mario Delpini

«Iniziamo un cammino insieme…»: i Vescovi lombardi esprimono l’intenzione di avviare un cammino condiviso con i giovani.

Un giovane è «un ragazzo o una ragazza che cerca la propria strada, che vuole volare con i piedi, che si affaccia sul mondo e guarda l’orizzonte con occhi colmi di speranza, pieni di futuro e anche di illusioni. Il giovane va con due piedi come gli adulti, ma a differenza degli adulti, che li tengono paralleli, ne ha sempre uno davanti all’altro, pronto per partire, per scattare. Sempre lanciato in avanti. Parlare dei giovani significa parlare di promesse, e significa parlare di gioia. Hanno tanta forza i giovani, sono capaci di guardare con speranza. Un giovane è una promessa di vita che ha insito un certo grado di tenacia» (Christus Vivit, n.139)

«Anche i giovani sono Chiesa – evidenzia l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini – Come parlano i giovani ai loro coetanei a proposito della loro fede, della loro preghiera, della loro speranza, della loro concezione della vita? La Chiesa parla ai giovani come a tutti: non abbiamo altro da dire che il Vangelo. Non abbiamo da dire altro che Gesù. Non riusciamo a dire altro che “vieni e vedi”. Non possiamo dire altro che parole scomode: convertitevi e credete al Vangelo. Possiamo dirlo parlando o diffondendo immagini, usando dei libri o delle piattaforme, degli spettacoli in piazza o dei messaggi online. Ma non abbiamo altro da dire che “Gesù è qui e ti chiama”».

«Ci chiediamo: ma la Christus Vivit e tutto quanto è stato il Sinodo dei vescovi sulla fede e il discernimento vocazionale dei giovani, dove è finito? Ci sono dei giovani che hanno letto? Ci sono delle comunità che hanno rilanciato la cura pastorale per la fede dei giovani e per la loro vocazione? I giovani cristiani si prendono cura dei loro coetanei che si fanno domande sulla fede, sull’affettività, sulla vocazione…?»

Punto di partenza del cammino insieme sarà l’incontro del 6 novembre in Duomo a Milano. «I Vescovi hanno bisogno che voi parliate di voi stessi, dei vostri coetanei, delle vostre domande, delle vostre speranze. Abbiamo pensato di aprire un dialogo con voi, perché sentiamo il desiderio di immaginare il futuro della vostra comunità, dove vivete, il futuro della Chiesa, e il vostro futuro. Tutti cerchiamo non tanto delle risposte che diventino ricette, ma come delle fessure attraverso le quali la luce possa entrare anche nelle stanze buie. A me sembra che di stanze buie ce ne sono tante. Talvolta imprigionano giovani e libertà, e noi abbiamo la fiducia che si possano aprire finestre, che si possa scoperchiare il tetto e guardare il cielo, che si possa camminare su strade promettenti, perché noi crediamo che Gesù sia la via, la verità e la vita».

Un’occasione straordinaria per i Vescovi, che potranno così dialogare con i giovani, ascoltarne le loro esperienze e il loro vissuto, e, per i giovani, per esprimere i loro pensieri e le loro proposte. Un prezioso esercizio di incontro, perché i giovani possano aiutare i pastori nel discernimento di alcune dinamiche culturali, decisive proprio per la vita dei giovani. Sui cinque “sentieri” “Giovani e Vescovi” si preparano a muovere i loro passi.

«Forse siamo cambiati tutti, anche noi Vescovi – prosegue l’Arcivescovo di Milano – Anche i giovani sono cambiati. Noi siamo in debito di una attenzione specifica in questo tempo complicato. Credo che alcuni messaggi siano particolarmente necessari: così come sei, sei adatto alla vita, all’amore, così come sei, sei amato da Gesù: rassicurare;  c’è una promessa affidabile: alimentare la speranza; c’è un’amicizia che rende migliori, c’è una comunità che ti apprezza e che ti invita: raccogliere».

«Si tratta – conclude l’Arcivescovo – di accendere un fuoco, una luce, un ardore, che possa contagiare molti e generare una missione».

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