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Milano

L’Arcivescovo per i 50 anni di Caritas: «Non è il pronto soccorso per le emergenze»

In Duomo la celebrazione presieduta da monsignor Delpini con i Vescovi lombardi: «Sentiamoci parte dell’impresa di aggiustare il mondo praticando l’amore»

di Annamaria Braccini

27 Giugno 2021

«La Caritas, come tante altre imprese che rendono vive le nostre comunità, non deve essere solo il pronto soccorso per le emergenze o l’ospitalità per quelli che nessuno vuole ospitare. Siamo convocati per l’impresa di costruire un modo nuovo di convivere in questa città e in questa società. La Caritas non svolge un compito che deve restare nei settori in cui si sente capace e organizzata, ma deve indicare la via che può consentire di aggiustare il mondo. Tutti gli aspetti della vita invocano un salvatore: noi che siamo stati salvati, dobbiamo essere voce, profezia, seme».

Nella Messa che ricorda il 50esimo di fondazione di Caritas italiana, l’Arcivescovo dice così ai molti fedeli riuniti in Duomo, tra cui tanti volontari e operatori delle Caritas lombarde. Arrivano per concelebrare anche i vescovi delle 10 diocesi di Lombardia, che si aggiungono ai confratelli ausiliari di Milano – in tutto sono 18 i vescovi – e a diversi presbiteri e vicari episcopali di Zona e di settore, tra cui il presidente della Fondazione Caritas ambrosiana monsignor Luca Bressan, monsignor Angelo Bazzari e don Roberto Davanzo, entrambi predecessori dell’attuale direttore Luciano Gualzetti. Non mancano le autorità militari e civili, come i presidenti di Confcommercio Carlo Sangalli e di Fondazione Cariplo Giovanni Fosti e il rettore della Bocconi Gianmario Verona.

Il saluto di monsignor De Scalzi

Dopo la lettura di un brano del discorso rivolto da san Paolo VI – fu lui a volere fortemente l’avvio di Caritas come frutto del Concilio Vaticano II – ai partecipanti al primo incontro nazionale di Caritas italiana, il saluto iniziale è porto da monsignor Erminio De Scalzi, vescovo incaricato per la Caritas della Conferenza episcopale lombarda, che sottolinea il ringraziamento «per aver risposto, soprattutto nella prova della pandemia, alle necessità primarie – cibo, alloggio, sostegno per chi ha perso il lavoro, per chi vive la solitudine e il disagio –  anche con forme inedite di aiuto per bisogni sempre nuovi».

L’omelia

Da un “grazie” sentito si avvia anche l’omelia dell’Arcivescovo che, con una sorta di racconto simbolico, parla del mondo rovinato che «gli dei dell’Olimpo» vogliono aggiustare con la paura – «mandando fulmini e terremoti, malattie e pandemie» e che «i sapienti e i potenti della terra» credono di migliorare con «la scienza, la disciplina, l’organizzazione, l’efficienza e l’economia», scoprendo, poi, che «dopo la rivoluzione 4.0, il mondo non era affatto aggiustato: era più triste e più rovinato di prima». Chiaro l’ammonimento, anche perché ad «aggiustare» è il Signore, che viene in terra per insegnare l’arte di amare «come un’avversativa alla logica del mondo»

«Amare invece dell’indifferenza. Amare e servire invece di farsi servire. Amare tutti, invece che amare solo gli amici. Amare e non solo fare un poco di bene. Amare per seminare il principio del regno, invece che accontentarsi di buone azioni. Amare per dare un volto nuovo al convivere di tutti, invece che stare ai margini a raccogliere gli scarti; amare per diventare amabili, rivestiti di sentimenti di tenerezza, di bontà, di mansuetudine, di magnanimità, invece che essere solo efficienti fornitori di servizi». Così come fu indicato da san Paolo VI fin dalla fondazione di una Caritas che voleva e doveva essere presidio di crescita pedagogica e di consapevolezza cristiana.

Una logica che l’Arcivescovo richiama con la metafora del seme: «Celebrando 50 anni di Caritas non ci basta dire grazie o elencare le opere compiute e descrivere i progetti futuri. Quello che importa, per noi che siamo qui e per la folla innumerevole che rappresentiamo, è farci avanti, ancora, a uno a uno per praticare la logica del seme e non accontentarci di operare bene facendo il bene, piuttosto sentendoci parte dell’impresa di aggiustare il mondo praticando l’amore».

A conclusione è il direttore Gualzetti a evidenziare la drammaticità dei dati emersi dal report “Gli effetti del Coronavirus sulla povertà: il punto di vista delle Caritas lombarde”, stilato dal Gruppo regionale degli Osservatori delle povertà e delle risorse.

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