La Colletta del Venerdì Santo, rimandata a causa della pandemia, è oggi ancora più necessaria per la Terra Santa, che vive perennemente in fragile equilibrio e in sofferenza economica, aggravata dal blocco del turismo per il virus  

di fra Francesco IELPO ofm
Commissario di Terra Santa del Nord Italia

Fra Francesco Ielpo
Fra Francesco Ielpo

In questo particolare anno il Papa ha pensato di trasferire la Colletta del Venerdì Santo alla domenica più vicina alla festa dell’Esaltazione della santa Croce, ovvero il 13 settembre. 

L’Apostolo Paolo è stato il primo a farsi promotore di una colletta in favore della Chiesa di Gerusalemme. Ne parla più volte nelle sue lettere (1Cor 16,1-4; Rm 15,25-28; Gal 2,10; 2Cor 8-9) e presenta la raccolta a favore dei cristiani di Gerusalemme come grazia, condivisione, servizio e amore. Le comunità della Macedonia vengono presentate come modello di generosità, poiché, pur essendo povere, hanno aderito con gioia alla colletta. Nella lettera ai Romani, poi, ricorda le ragioni di tale colletta: «Per i poveri che sono nella comunità di Gerusalemme» in quanto siamo tutti loro «debitori». Infatti, come loro ci hanno partecipato i beni spirituali, noi siamo «in debito di rendere loro un servizio sacro anche nelle loro necessità materiali».

Sono passati circa due millenni, tuttavia le ragioni addotte dall’Apostolo delle genti rimangono a fondamento della moderna Colletta pontificia «pro Locis Sanctis». Oggi più che mai le situazioni di povertà si sono moltiplicate nella Terra culla del cristianesimo. In Siria, dove la guerra non si è ancora del tutto conclusa, si è passati dalla povertà alla miseria. Ovunque si percepisce una situazione di pesante incertezza sociale che colpisce a ogni livello il fragile equilibrio dell’intera area. Milioni di profughi e rifugiati siriani e iracheni si sono riversati da anni in Libano e in Giordania. In Libano, poi, da mesi si assiste a una crisi economica senza precedenti, tristemente portata all’attenzione dei media dopo la devastante esplosione al porto di Beirut.

In questo momento di sofferenza per il mondo intero, nei Paesi del Medio Oriente, spesso privi di servizi sanitari adeguati ed efficienti, tutti i giorni si contano vittime e di morti a causa della pandemia. In Terrasanta la situazione si è particolarmente aggravata perché buona parte dell’economia delle comunità si basa sul turismo religioso che da febbraio, di fatto, è completamente fermo. 

Come agli inizi del cristianesimo anche oggi la Chiesa madre di Gerusalemme ha bisogno della generosità di tutte le Chiese. La «Colletta pro Terra Sancta» costituisce la principale fonte di sostentamento per le comunità cattoliche. Grazie a essa si può continuare a essere vicini ai poveri e ai sofferenti senza distinzione di credo o di etnia. Le parrocchie possono mantenere aperte le porte a ogni bisogno; così le scuole, ove cristiani e musulmani insieme preparano un futuro di rispetto e collaborazione; gli ospedali e gli ambulatori, gli ospizi e i centri di ritrovo possono continuare a offrire la loro assistenza, affinché, nello smarrimento di questi nostri giorni, la carità ecclesiale sia segno certo di speranza.

La giornata «pro Terra Sancta», che quest’anno si celebrerà il 13 settembre, ci permette ancora una volta di rafforzare il legame di affetto, di solidarietà e di riconoscenza che ci unisce a quella terra e alle sue «pietre vive».

Nell’avvicinarsi della festa del ritrovamento delle reliquie della Santa Croce – che rimanda immediatamente alla Passione del Signore – non possiamo dimenticare quella parte del Corpo mistico della Chiesa che vive nell’oggi della storia sofferenze spirituali e fisiche che, in qualche modo rinnovano l’agonia di Cristo. Il nostro ricordo si fa preghiera e supplica a Dio per il dono della pace e contemporaneamente diventa solidarietà concreta per lenire il martirio di molti cristiani che testimoniano la fede nella Terra di Gesù.

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