Don Matteo Baraldi, coordinatore della Pastorale giovanile in città, anticipa alcuni contenuti al centro della due-giorni di Seveso dedicata alla “sinodalità missionaria”

di Claudio URBANO

Matteo Baraldi
Don Matteo Baraldi

Come dare un volto alla Pastorale giovanile della città di Milano che corrisponda a quella «sinodalità missionaria» indicata a tutta la Chiesa dal Sinodo sui giovani? Sarà questa domanda a guidare la consueta due-giorni di Seveso (lunedì 18 e martedì 19 febbraio) a cui sono invitati i sacerdoti, e non solo, impegnati a Milano nella Pastorale giovanile. Sarà anche l’occasione per ascoltare l’esperienza di don Fabio Rosini, direttore dell’Ufficio per le Vocazioni della diocesi di Roma, che racconterà un contesto metropolitano differente da quello milanese e che è tra l’altro l’ideatore del cammino dei “Dieci Comandamenti”, uno dei più seguiti dai giovani in tutta Italia e non solo.

Con don Matteo Baraldi, coordinatore della Pastorale giovanile in città, approfondiamo i temi nell’incontro: «Non partiremo da zero – precisa -. Piuttosto cercheremo modalità concrete per dare attuazione alle quattro priorità già emerse nella due-giorni dell’anno scorso. Avevamo ragionato sulla comunicazione e sulle modalità per “intercettare” i giovani; su nuove figure educative e sul rilancio delle équipes decanali; sul rapporto tra Pastorale giovanile e universitaria; sulle proposte di forme e tempi di vita comune come spazi di discernimento per i giovani».

Parlando di sinodalità missionaria non si può non pensare al fatto che nella Pastorale giovanile non sono impegnati solo i preti di oratorio…
Sicuramente è una realtà che riguarda tutta la Chiesa. Vogliamo infatti capire come poter strutturare équipes educative che non siano legate solo alla presenza dei sacerdoti, ma che possano basarsi anche su figure laicali qualificate e riconosciute. Quest’anno, infatti, abbiamo invitato alla due-giorni non solo i preti ,ma anche le consacrate e gli educatori laici stabilmente impegnati in Pastorale giovanile, così da poter iniziare un lavoro insieme.

Cosa vuol dire per la Pastorale giovanile di Milano avere un’identità comune?
Certamente alcuni ingredienti, alcune iniziative rimangono stabili, ma l’indicazione che ci è stata data dalla Pastorale giovanile diocesana è di non essere solamente esecutori sul territorio di alcune linee calate dall’alto. Piuttosto è possibile identificare, attraverso un comune discernimento di chi è impegnato sul campo – in questo senso, appunto, sinodale – alcuni punti su cui camminare insieme. La città può essere un campo privilegiato per lavorare con una sintonia comune, essendo una dimensione intermedia tra il Decanato e la Diocesi e avendo, per quanto sia molto variegata, un’identità precisa.

La due-giorni arriva a poca distanza il Sinodo sui giovani. Ci saranno alcuni primi spunti su cui ragionare?
Dalla due-giorni dell’anno scorso erano già emersi aspetti (come il lavoro in équipes o le iniziative pensate in modo specifico per il discernimento dei giovani) che si possono ritrovare nel documento sinodale. Possiamo dire quindi che ci siamo già messi in sintonia con alcuni aspetti che il Sinodo ha identificato e proposto.

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