L’Arcivescovo ha presieduto la Celebrazione eucaristica per la Festa Diocesana delle Genti nella Solennità di Pentecoste. La Messa, a cui hanno preso parte moltissimi migranti, è stata concelebrata dai sacerdoti delle Cappellanie straniere presenti in Diocesi

di Annamaria Braccini

pentecoste 2019

«Un momento importante non solo perché è il giorno in cui, tradizionalmente, il Vescovo incontra le Cappellanie dei migranti, ma perché è l’occasione nella quale prendiamo ancora più coscienza che la Chiesa è davvero cattolica». Dice così don Alberto Vitali, responsabile dell’Ufficio per la Pastorale dei Migranti, rivolgendo il suo indirizzo di saluto all’Arcivescovo che giunge a Gallarate, nella grande basilica Santa Maria Assunta, per presiedere, nella Solennità di Pentecoste, la Messa nella Festa Diocesana delle Genti 2019, “Concittadini dei Santi e familiari di Dio”.
Nella bella chiesa dalle eleganti linee ottocentesche – che diviene la cornice di un unico, magnifico mosaico di colori, suoni, lingue, abiti tradizionali -, si affollano i fedeli provenienti dai 4 angoli della terra, che prendono parte all’Eucaristia concelebrata dal vicario episcopale di Settore, don Mario Antonelli, dai Cappellani dei Migranti e da sacerdoti del Decanato, tra cui il responsabile della Comunità pastorale “San Cristoforo”, don Riccardo Festa, prevosto di Gallarate.
«Gallarate ci ha accolto con entusiasmo, organizzando una serata con i migranti, due settimane fa, proprio per preparare la Festa. Chiediamo allo Spirito di mettere in pratica il Sinodo “Chiesa dalle Genti” che ora, sul territorio, sta entrando nel suo momento più significativo», spiega ancora don Vitali.
«Abbiamo bisogno di una potenza dall’alto, perché la missione si compia, per realizzare le nostre aspirazioni», risponde il vescovo Mario.
I canti con i cori etnici, l’animazione liturgica affidata alle singole Comunità, le letture proclamate, la prima, in inglese, l’Epistola in spagnolo, il Vangelo in italiano – per il Salmo responsoriale le strofe risuonano in singalese – accompagnano verso la riflessione dell’Arcivescovo che prende avvio dagli Atti con il racconto della discesa dello Spirito sugli Apostoli.

L’omelia

«Che atteggiamento è l’essere fuori di sé per la meraviglia, tra tutta la gente che si è radunata a Gerusalemme per la festa? Alcuni erano entusiasti fino all’ebbrezza, altri, sconcertati fino al rancore, altri, ammirati e altri increduli fino allo scetticismo e all’irrisione. La manifestazione dello Spirito suscita in tutti stupore. La Chiesa, segno e opera dello Spirito, è chiamata a essere uno stupore, uno spettacolo stupefacente. Noi, i discepoli di Gesù, non possiamo essere insignificanti per l’ambiente in cui viviamo. Se intorno al Signore c’è indifferenza dobbiamo pensare che, forse, abbiamo soffocato lo Spirito che sempre suscita domande, sconcerto, meraviglia sia in senso sia benevolo sia ostile. Una comunità insignificante, non può essere il frutto dello Spirito; se è adagiata nella ripetizione e nell’abitudine, nello scontato e nell’innocuo, non può essere quella dei discepoli di Gesù. Essere uno stupore: è questo il modo con cui la novità dello Spirito visita la storia umana».
Ma perché tale stupore? «Perché, anzitutto, la Chiesa parla tutte le lingue, si rivolge a tutti i popoli, non annuncia un Vangelo riservato a una parte del mondo, parla a tutti, si rivolge a tutti, ha un messaggio che può rallegrare il cuore di tutti. E questo perché non comunica una qualche idea o regola di comportamento, ma perché la lingua che tutti capiscono sono l’amore, la gioia, la speranza».
Dunque, una Chiesa che si fa portatrice di un messaggio che vuole dare motivi di speranza, alimentare la gioia e rendere possibile l’amore. Le parole che, appunto, tutti, a ogni latitudine del mondo, capiscono.
Un secondo motivo di stupore è quello che presenta san Paolo nella Lettera ai Corinzi, quando scrive che a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune.
«Tutte le doti personali, i doni ricevuti, hanno un senso solo per essere a servizio della comunità e della missione. Chi tiene per sé il dono ricevuto, o lo utilizza solo a proprio vantaggio o dei suoi, non può essere mosso dallo Spirito di Gesù. Ciascuno ha un dono da offrire: ciascuna cultura, ciascuna tradizione liturgica, lingua, ciascuna abitudine di vita, se è buona, può essere condivisa, deve formare la Chiesa dalle Genti», scandisce il Vescovo.
«Non possiamo restare chiusi nel proprio gruppo, nella propria celebrazione e tradizione: ciascuno merita di essere stimato nel dono che offre. Perciò è stupefacente la Chiesa, perché ciascuno sente di dover offrire il suo dono, nessuno è autorizzato a pensare soltanto a sé stesso»
Infine, il terzo motivo di meraviglia che viene dal Vangelo, con la visione che gli Apostoli hanno del Signore glorificato. «Il dono dello Spirito comunica ai mortali la vita immortale, rende partecipi gli uomini e le donne della vita di Dio. Noi possiamo realmente essere figli di Dio vivendo nella vita trinitaria: non siamo un pezzetto di polvere perso in un pianeta che non significa nulla, non siamo destinati al niente. La nostra vita è vocazione alla vita di Dio. Esultiamo perché noi viviamo in Colui che è vivo. Insomma, viviamo nel Figlio che è in Dio, noi in Lui e Lui in noi.
«Ecco come si presenta la Chiesa al mondo: come un motivo di stupore, perché parla a tutti, perché tutti condividono il loro dono, perché ha lo sguardo rivolto alla vita di Dio e si prepara a partecipare della vita di Dio».
Poi, il momento particolarmente intenso della preghiera dei fedeli, sempre in più lingue, dello scambio della pace, del canto e della danza di Offertorio, animata con la consueta grazia e bellezza da alcune bimbe dello Sri Lanka che, tra centinaia di flash, percorrono, ammiratissime, i 90 metri della navata fino all’altare maggiore.
E, infine, a conclusione della Celebrazione, anche l’Arcivescovo si unisce al pranzo conviviale che si svolge presso l’Oratorio, “Centro della Gioventù”, dove sono allestiti gli stands delle Comunità e dove la Festa prosegue per l’intero pomeriggio, tra spettacoli, musica, riflessione e anche laboratori per i più piccoli organizzati dalla scuola paritaria milanese “San Giovanni XXIII”.
Insomma, una grande e autentica Festa delle genti che proseguirà anche nei prossimi giorni con diversi appuntamenti, per concludersi giovedì sera, nella basilica di Santo Stefano Maggiore, parrocchia generale dei Migranti, con un concerto di musiche di Gioachino Rossini, eseguite da ensemble delle Cappellanie.

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