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L’oratorio cambia, ma senza perdere la sua identità

Il direttore don Stefano Guidi presenta la festa d’apertura dell’anno, in programma domenica 27 settembre: «È un messaggio di accoglienza e speranza»

di Stefania CECCHETTI

22 Settembre 2026
Don Stefano Guidi con l'Arcivescovo in visita a un oratorio estivo

Si apre il nuovo anno oratoriano e «nuovo» è proprio la parola chiave per leggere questo inizio. Perché l’oratorio sta cambiando. A volte per scelta, altre quasi senza accorgersene. Sempre, però, cercando di mantenersi fedele alla propria identità.

Un punto fermo

«Siamo in un momento storico in cui l’oratorio si sta rinnovando, anche se non è sempre consapevole di questo mutamento – osserva don Stefano Guidi, direttore della Fondazione oratori milanesi (Fom) -. Diciamo che le nostre comunità di giovani stanno attraversando alcune trasformazioni che l’oratorio ha deciso di intraprendere e altre che sono in qualche modo richieste dalla realtà». D’altra parte, osserva ancora don Guidi, «l’oratorio è un’esperienza che rimane anche fedele a se stessa e, devo dire, c’è proprio il desiderio che non cambi. L’approccio che la società, la comunità ecclesiale stessa, hanno nei confronti dell’oratorio sembra proprio rispondere alla preoccupazione che questo luogo rimanga un punto fermo, in un tempo storico segnato dall’incertezza e dalle grandi trasformazioni».

Ma l’oratorio cambia lo stesso, innanzitutto perché diversi sono i suoi protagonisti. Fa notare don Guidi: «Cambia la psicologia delle persone, cambia l’antropologia. Sono cambiati i ragazzi, è cambiato il modo di vivere l’adolescenza. Sono cambiati i tempi della vita familiare, sono cambiate le disponibilità, gli interessi, i bisogni. Tutto questo, di riflesso, inevitabilmente cambia anche l’oratorio».

Il bisogno di relazioni autentiche, non “artificiali”

Tra le esigenze che oggi emergono con particolare evidenza c’è quella di costruire relazioni significative. «I ragazzi hanno bisogno di costruire intorno a loro relazioni solide, autorevoli, a cui potersi riferire». Guidi richiama, a questo proposito, anche un fenomeno ormai diffuso: il ricorso all’intelligenza artificiale da parte di adolescenti e giovani, anche per chiedere consigli di natura personale. Un dato che, a suo giudizio, si interroga sulla percezione di isolamento e solitudine che i giovani, e non solo loro, stanno sperimentando.

E proprio la relazione è uno dei cardini del messaggio di monsignor Delpini per l’apertura dell’anno oratoriano. «L’Arcivescovo, come spesso ha fatto, sottolinea come l’oratorio sia un’esperienza fortemente educativa proprio in quanto spazio di relazioni buone – sottolinea don Guidi -. Tutte le attività che possiamo svolgere in oratorio hanno senso solo se diventano lo strumento per costruire esperienze di relazione significative e importanti».

Progetti e laboratori

Dentro questo scenario si colloca anche ÈOratorio, il progetto di studio e ricerca avviato dalla Fom attraverso la collaborazione con alcune università milanesi, istituzioni diocesane e altre realtà collegate alla Diocesi: «Si è creata una forte sinergia, una combinazione di sguardi che osservano l’oratorio da diverse prospettive e, insieme, desiderano interpretare il momento presente. L’obiettivo è osservare ciò che sta accadendo negli oratori e individuare, dentro le trasformazioni, gli elementi promettenti perché possano diventare esemplari». Un tentativo, quello di ÈOratorio, non isolato, ma che si inserisce nel solco di altri percorsi analoghi: da «Oratorio 2020», laboratorio di progettazione parrocchiale, a «Orizzonte Oratorio», attraverso cui la Fom accompagna i singoli oratori nel proprio contesto e nel proprio discernimento.

Guardare al futuro

È una prospettiva che guarda già oltre il presente. «Possiamo vivere questo tempo lamentandocene, ma anche cercando di cominciare a seminare qualcosa che può portare frutto», osserva don Guidi. Ed è proprio lo sguardo sul futuro che dà senso anche alla festa, parola scelta per la giornata di apertura dell’oratorio. «Sei nella festa», non è soltanto l’invito a organizzare una giornata di gioia, ma a riscoprirne il significato profondo: «La festa come un messaggio di speranza, la festa come un messaggio di accoglienza, la festa come stile di un oratorio che vuole animare positivamente la vita dei ragazzi, degli adolescenti, delle loro famiglie e dell’intera comunità ecclesiale e sociale», conclude don Guidi.