«La custodia della terra, il valore del lavoro agricolo e la responsabilità verso il futuro»: questi i temi-cardine del convegno «Custodire la terra e custodire la pace», svoltosi in Curia alla vigilia degli 800 anni dalla morte di san Francesco e nel contesto del Tempo del Creato, e che ha visto l’incontro tra l’Arcivescovo, i vertici di Coldiretti Lombardia, i dirigenti delle diverse realtà territoriali e rappresentanti del mondo agricolo.

Il convegno
«Un’occasione di confronto – spiega Coldiretti Lombardia, che ha promosso l’evento in collaborazione con la Diocesi – che parte da una figura vissuta otto secoli fa, ma che tocca questioni profondamente attuali: il rapporto dell’uomo con la natura e con le risorse, il valore del cibo e il suo legame con la pace, la responsabilità nei confronti della collettività e di chi verrà dopo di noi, il significato della fraternità in una società attraversata da conflitti e divisioni».
Dopo il saluto iniziale del direttore della Coldiretti regionale Giovanni Benedetti, che ha espresso la sua gratitudine «per la vicinanza costante della Diocesi ad agricoltori ed allevatori», don Nazario Costante, responsabile del Servizio per la Pastorale sociale e del Lavoro, ha richiamato la propria esperienza in una terra agricola del Foggiano e le pagine di Fontamara di Ignazio Silone, soffermandosi «sul rapporto profondo tra l’uomo, la terra e la dignità del lavoro». Ricordando Luigi e Aurelio Luciani, i due fratelli agricoltori di San Marco in Lamis uccisi nel 2017 mentre si recavano nei campi per svolgere, si è così delineata la riflessione «sulla sicurezza, la tutela dei lavoratori e la necessità di garantire condizioni di lavoro dignitose, perché il lavoro, quando è rispettato nella sua dignità, diventa anche una via di pace. «Una prospettiva che richiama l’ecologia integrale di Laudato Si’», ha spiegato ancora don Costante che ha aggiunto. «Custodire il Creato significa custodire insieme la natura, il territorio, il lavoro e le relazioni umane».

L’intervento dell’Arcivescovo
Molto approfondito l’intervento dell’Arcivescovo che ha centrato la sua disamina sulla guerra e i disastri che provoca, sullo spreco e l’inquinamento. Secondo monsignor Delpini, «coltivare l’utopia che la proprietà non sia un motivo di conflitto, ma sia una vocazione alla solidarietà che diventi aiuto vicendevole, forza contrattuale e visione planetaria, è l’eredità che lascia San Francesco per gli agricoltori del presente».
«Sono impressionato dalla stupidità della gente e degli Stati – ha affermato l’Arcivescovo -. La radice di questa stupidità è l’avidità, quella specie di idolatria del possedere che motiva in gran parte le guerre, che spreca senza criterio e che non si cura del futuro. L’idolatria è principio di tutti i mali. L’avidità induce ad adorare il profitto in spregio ai diritti delle persone e alla custodia dell’ambiente. L’avidità induce a ritenere assoluto il proprio punto di vista: forse già Caino, agricoltore, e Abele, allevatore».
Un’avidità evidente nel mondo attuale che desta alcune preoccupazioni citate espressamente dall’Arcivescovo: «Una politica dei prezzi che rende quasi insostenibile la produzione ordinaria e l’accessibilità dei prodotti, un forma di sospetto verso i cittadini che esaspera le persone oneste e che è la malattia della burocrazia italiana, e poi la scarsa lungimiranza nella gestione delle risorse». «Il creato è un bene affidato a tutta l’umanità – ha concluso l’Arcivescovo -. Questa visione comunitaria può aiutare a promuovere l’agricoltura in terre dove la gente patisce la fame e ci incoraggia a trovare le ragioni di una fraternità universale di fronte alle ingiustizie come il caporalato».

Il dibattito
Da parte sua, Giovanni Bellei, delegato Giovani Impresa Coldiretti Lombardia, ha sintetizzato il messaggio di San Francesco attraverso tre parole: «scegliere, raccogliere e futuro»: «Scegliere significa assumersi oggi la responsabilità di un lavoro; raccogliere significa ricevere un’eredità e avere il compito di rigenerarla; pensare al futuro significa trasformare la cura del Creato in autentici “cantieri di speranza”».
Nadia Turelli, responsabile Donne Coldiretti Lombardia, ha posto l’accento sulla dimensione del “nutrimento”, inteso non solo come produzione di cibo, ma anche come educazione alimentare e consapevolezza del valore della terra. Nel raccontare il proprio lavoro di olivicoltrice e imprenditrice, ha richiamato il significato del ramo d’ulivo, segno di pace, ricordando che la terra e le sue risorse ci sono affidate come un dono da custodire.
Infine, a concludere la mattinata è stata Cecilia Dall’Oglio, responsabile del Movimento Laudato Si’, che ha richiamato l’importanza di un impegno comune e della necessità di mantenere aperto il dialogo su questi temi: «La cura del Creato, ha sottolineato, non è una questione che riguarda pochi, ma una responsabilità che interpella tutti e chiede partecipazione, confronto e corresponsabilità».



