Negli ultimi anni l’Italia sta affrontando un profondo cambiamento demografico segnato dal calo della popolazione, dall’invecchiamento e dall’aumento delle persone che vivono sole. Secondo l’Istat, entro il 2050 i residenti scenderanno a 54,7 milioni e oltre il 40% delle famiglie sarà composto da una sola persona, per lo più anziani e/o donne. Questo fenomeno, di cui si occupa la copertina de Il Segno di gennaio, è particolarmente evidente nelle grandi città come Milano ed espone individui e comunità a nuove fragilità. La mancanza di legami significativi genera infatti una “povertà relazionale” che incide su benessere, salute e accesso alle opportunità. Al tempo stesso, l’indebolimento delle reti familiari mette sotto pressione un sistema di welfare già in difficoltà, troppo basato sul sostegno informale. Esperti e istituzioni sottolineano quindi la necessità di rafforzare servizi territoriali, welfare relazionale e partecipazione comunitaria per contrastare solitudine ed esclusione sociale.
L’inchiesta del mese si focalizza sul numero, aumentato sensibilmente, di detenuti anziani nelle carceri italiane. Al 30 giugno 2025 le persone recluse con più di 60 anni erano oltre 6.400 su circa 62 mila detenuti, con una forte concentrazione in Lombardia, in particolare negli istituti di Opera e Bollate. Le strutture carcerarie, tuttavia, risultano spesso inadeguate ad affrontare problemi di salute, disabilità e bisogni assistenziali complessi, anche l’accesso a misure alternative e il rientro in società restano difficili, segnati da isolamento e mancanza di legami familiari. Accanto a queste criticità, si sviluppano esperienze virtuose, come i percorsi di lavoro esterno promossi a Bollate.



