Raccogliendo l’invito dell’Arcivescovo si sono resi disponibili a confezionare pacchi di alimenti a Bresso e ad assistere gli anziani del quartiere Forlanini nelle necessità giornaliere. Una forma di carità concreta

di Claudio URBANO

Ragazzi oratorio bresso

Chissà quali parole li hanno colpiti di più. Se è stata la telefonata di un amico, la proposta arrivata da un educatore o addirittura l’invito lanciato dall’Arcivescovo, insolito per un prelato: «Lavate i vetri!», si era spinto a dire ai ragazzi monsignor Delpini, come indicazione per rendersi utili agli altri e vivere al meglio anche questo tempo che costringe tutti a sospendere le normali attività. Tanti, in ogni caso, si sono messi a disposizione.

Così a Bresso – uno dei Comuni dell’hinterland milanese che purtroppo ha dovuto contare diverse vittime tra gli anziani colpiti da Coronavirus – sono attive ormai da due settimane alcune “squadre” di ragazzi dell’oratorio che confezionano i pacchi di alimenti per chi non può uscire di casa. Altri giovani, universitari e lavoratori, hanno invece risposto all’appello nel quartiere Forlanini, alla periferia est di Milano, affiancandosi ai volontari dell’associazione Onos che già normalmente assistono gli anziani della zona.

«A Bresso la richiesta è arrivata dal Comune già nelle scorse settimane – spiega Maurizio Roccella, diacono permanente che coordina l’attività di Caritas nella Comunità pastorale cittadina -. Avendo identificato l’oratorio San Giuseppe (della parrocchia dei Santi Nazaro e Celso) come centro di raccolta degli alimenti che Croce Rossa e Protezione Civile portano poi alle famiglie, è stato naturale chiedere anche l’aiuto dei ragazzi». In gruppi di tre, con mascherina, guanti e mantenendo la giusta distanza di sicurezza, confezionano i pacchi seguendo le indicazioni del call center comunale. Una decina al giorno in media le richieste, mentre i ragazzi – in tutto una quindicina, anche se le disponibilità erano maggiori – sono divisi in più squadre di lavoro che si danno il cambio nei vari giorni della settimana.

«Da qualche tempo ci chiedevamo come proporre ai ragazzi qualcosa di più incisivo nella carità. Ora che l’oratorio è chiuso, ci troviamo a fare la carità vera, concreta», nota Roccella. Un esempio immediato: «Preparando i pacchi i ragazzi possono rendersi conto delle condizioni di povertà, delle difficoltà economiche delle famiglie». Oltre a quelle assistite per l’emergenza in questi giorni, le parrocchie di Bresso continuano infatti a distribuire gli alimenti a oltre 200 famiglie in difficoltà, grazie a un conto corrente aperto dopo la crisi del 2008 e che in questi giorni ha ricevuto donazioni extra per circa 30 mila euro.

Stesso impegno anche nel quartiere Forlanini, dove una ventina di volontari, molti alla prima esperienza di servizio, rispondono soprattutto alle piccole necessità quotidiane degli anziani – l’acquisto di farmaci, il pane, la bolletta da pagare – anche in questo caso ricevendo le segnalazioni dal Comune. «In genere riusciamo a soddisfare le richieste già in giornata – spiega Giorgio Sarto, referente dell’associazione Onos -, togliendo quindi agli anziani la preoccupazione per code e tempi che si allungano».

«La paura in questo momento può bloccare o far pensare solo a se stessi, ma io non voglio che sia così. Per quanto posso, voglio continuare a portare il mio modo di essere», dice con un sorriso Valentina, una delle giovani volontarie. Conferma questo spirito anche Stefano Bosi, operatore della cooperativa di Caritas Filo di Arianna, che lavora insieme a Onos: «Ho trovato volontari molto motivati e sereni, oltre che capaci di “entrare in comunicazione” con gli anziani. Perché «andrà tutto bene – sottolinea Bosi – non solo se siamo prudenti e rispettiamo le regole, ma anche se ci diamo una mano».

 

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