In 100 mila, provenienti da 183 diocesi italiani e giunti a Roma «per mille strade», partecipano all’incontro con il Papa in vista del Sinodo di ottobre. Con la voglia di mettersi in cammino insieme e lo zaino pieno del coraggio necessario per affrontare le sfide di oggi. Su Facebook testimonianze in tempo reale (dal 31 luglio in allegato la pagina Pg-Fom)

di Gioele ANNI

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Le gambe fanno male, dopo una giornata lungo la strada. Lo zaino pesa sulle spalle. La schiena è indolenzita e le braccia un po’ scottate. Camminare è un’attività bella e rilassante, ma anche parecchio faticosa.

Anche il processo che porta al Sinodo di ottobre ha caratteristiche simili. Fatica e bellezza legate a doppio filo. Papa Francesco chiede lo sforzo di essere missionari, di fare il primo passo verso chi è “fuori” dalla vita ordinaria delle nostre comunità. E per questo convoca un Sinodo non “sui” giovani, ma “dei” giovani. Il senso di questo appuntamento è ormai chiaro: capire come la Chiesa, oggi, può accompagnare ogni giovane, anche quelli che sembrano “lontani”, a orientarsi nella vita per raggiungere la pienezza a cui ciascuno è chiamato. Una chiamata a «collaborare alla gioia dei giovani piuttosto che tentare di impadronirsi della loro fede (cfr 2Cor 1,24)», come riporta il Documento preparatorio del Sinodo.

In questa estate che precede l’assemblea sinodale, la Chiesa italiana ha scelto appunto di mettersi in cammino. Fisicamente. Ben 183 diocesi hanno organizzato pellegrinaggi per arrivare a Roma, dove l’11 e il 12 agosto papa Francesco incontra almeno 100 mila giovani italiani. Un appuntamento che si può provare a raccontare con tre verbi: «fare strada», «incontrarsi» e «rinnovare».

Fare strada

È bella e profondamente attrattiva, questa idea di mettersi sui sentieri della nostra penisola. Attraversare pianure, scalare montagne, scendere valli e costeggiare fiumi, tutti con una mèta. Camminare per imparare a camminare, che significa tante cose: fidarsi del corpo e non solo della testa, sincronizzare i passi coi passi degli altri, aprirsi a scenari nuovi e sorprendenti.

Le strade che portano migliaia di giovani a Roma hanno valore fisico e anche simbolico. Percorrendole ci si deve forse pensare un po’ come «Chiesa in cammino»: che non si ferma se non il tempo necessario a riprendere le energie, che non ha paura di qualche passaggio scomodo perché sa che la mèta è davanti e bisogna raggiungerla, con coraggio e fiducia. Camminare per imparare a camminare, giorno dopo giorno, non da soli, ma sempre insieme.

Incontrarsi

Con le scarpe rotte e le magliette sporche si arriva da papa Francesco. Proprio così: magari un po’ «accidentati», come la Chiesa che sogna il Santo Padre, ma felici di esserci «alzati dal divano» (il discorso alla Gmg di Cracovia, da rileggere di tanto in tanto…), di aver accettato una sfida e, alla fine, di aver raggiunto un obiettivo. Al Circo Massimo ci si consegnerà a vicenda i rispettivi percorsi per arrivare a Roma.

La due giorni finale non è semplicemente “un grande evento”. Perché tutto è iniziato con i cammini, e allora il momento di ritrovo è prima di tutto un conoscersi e ri-conoscersi tra amici e fratelli. Un’occasione per mettere in comune storie e vissuti. Un tempo di grazia per ascoltare le parole del Papa, un incontro con Pietro “solo” per i giovani italiani come non avveniva da undici anni (L’Agorà dei giovani italiani con papa Benedetto, chi se la ricorda?).

A Francesco portiamo la nostra condizione vera di credenti in un Paese che si va secolarizzando e che eppure ha nei giovani un serbatoio di energie e voglia di cambiamento. Portiamo le nostre paure davanti a un futuro precario, la nostra musica che gli adulti non capiscono, la speranza di realizzarci nella vita come hanno fatto i nostri genitori, o magari i nostri nonni.

Quello che ci dirà il Papa, già da ora lo accogliamo come un dono: ci aiuterà a vivere meglio la fede nella quotidianità delle scuole, delle università, dei luoghi di lavoro, delle parrocchie. Ci spingerà a stare nelle nostre comunità ecclesiali «parlando senza vergogna», come Francesco ha invitato a fare i giovani della riunione pre-sinodale che ha preceduto l’incontro autunnale dei vescovi. Ma anche sapendo ascoltare chi è più anziano e sa parlare con l’autorevolezza dell’esperienza.

Rinnovare

La veglia insieme al Papa è il cuore dell’incontro di Roma. Ma c’è anche tanto altro. Una festa in piena regola, il sabato sera, perché la gioia è parte integrante della vita di fede. Una notte bianca di adorazione e preghiera nelle chiese della città, infine la Messa in piazza San Pietro domenica mattina. Pregare, riflettere, celebrare e gioire per poi tornare a casa cambiati. E provare a rinnovare anche le nostre realtà quotidiane.

Il percorso del Sinodo dei giovani mette alla prova la Chiesa tutta. Nel documento finale della già citata riunione pre-sinodale i giovani chiedono una radicale conversione di stile, desiderano più dialogo e spazi di protagonismo, si mettono a disposizione per aiutare tutta la Chiesa a comprendere una cultura che sembra distante. In questa volontà di rinnovamento, però, non c’è e non deve esserci spirito di contrapposizione. Piuttosto sarà importante, dopo l’incontro di Roma, cominciare a rinnovare le comunità creando più luoghi autenticamente sinodali. Più spazi per il confronto, tempi più distesi per leggere la realtà e capirne i cambiamenti, più occasioni per ascoltare i giovani e coinvolgerli nei processi decisionali.

Il percorso sinodale, che l’11 e il 12 agosto ci conduce a Roma, porta con sé questa grande sfida di un rinnovamento partecipato e autentico. Ogni parrocchia, ogni gruppo, in fondo ognuno di noi si mette in cammino per vivere questa sfida.

 

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