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«Il Segno»

Hai bisogno di un computer? Ricondizionato è meglio

Nella Casa di reclusione di Bollate si dà nuova vita alle apparecchiature elettroniche: la società Fenixs lavora con i detenuti assunti e formati. Oltre 3 mila Pc a prezzi competitivi venduti durante la pandemia: un progetto sociale e attento all’ecologia

di Donatella FERRARIO

25 Settembre 2023

Dal numero di settembre de Il Segno

Tutto è iniziato nel 2017, quando Regione Lombardia installa nella Seconda Casa di Reclusione di Milano-Bollate un impianto Raee e lo affida in gestione all’Amsa di Milano. Nella seconda metà del 2019 l’azienda Fenixs ottiene un contratto d’appalto per la fornitura di servizi (ricerca e gestione di personale detenuto per lo svolgimento dell’attività) da parte di LaboRaee, società 100% di Amsa.

Il sistema Raee (Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche) si occupa, in un’ottica di economia circolare, di favorire lo sviluppo sostenibile del settore dei rifiuti elettronici, recuperando ciò che, per guasti, inutilizzo o tecnologia obsoleta, viene eliminato e deve essere smaltito. Dai Raee è possibile recuperare metalli ferrosi e non ferrosi, come rame, ottone, bronzo, stagno, polimeri plastici, gomma e componenti informatiche come schede elettroniche, processori e alimentatori.

Michele Di Basilio e Alex Saini di Fenixs decidono di costituire l’azienda come impresa sociale (Ente Terzo settore) per il reinserimento nel mondo del lavoro dei detenuti, senza trascurare la necessità di ottenere risultati economici che diano la possibilità di autofinanziamento e continuità. In questo modo, l’impresa è in grado di accettare donazioni di materiali elettronici e iniziare, insieme ai detenuti, regolarmente assunti, il processo di ricondizionamento dei computer scartati.

Nel 2020 arrivano le dismissioni di materiale informatico di grandi aziende, quali Snam, per esempio. «Snam è stata la prima che ha creduto in questo progetto», racconta Alex Saini. «Arrivavano enormi quantità di sim, computer, monitor… Le apparecchiature potevano essere recuperate e ricollocate sul mercato: un valore economico, certo, ma soprattutto un valore sociale. Solo successivamente Fenixs ha avviato autonomamente il ricondizionamento dei computer».

«Abbiamo sempre lavorato con i detenuti da quando è stato aperto l’impianto – aggiunge -. Lavorano tutti i giorni full time, regolarmente stipendiati e assunti».

Al momento si contano sei detenuti impiegati, un responsabile interno a Bollate, un detenuto in esecuzione esterna e tre dipendenti nella sede esterna di Mezzago (MB). A ognuno viene assicurata un’adeguata formazione: «Nell’ambito dello smaltimento rifiuti devono saper riconoscere i vari tipi di materiali, saperli smontare in modo sicuro ed economicamente sostenibile – spiega Alex. – Essendo poi dipendenti a tutti gli effetti, hanno seguito tutti i corsi sulla sicurezza obbligatori per legge che forniamo tramite aziende specializzate».

Alex Saini ci tiene a sottolineare l’ottimo rapporto con la direzione della Casa di reclusione: «Fin dal primo giorno, tutti sono stati molto aperti e attenti al progetto, ci hanno aiutato in tanti modi, a livello logistico e non solo. Ciò che viene apprezzato è il valore sociale: chi è detenuto ha la possibilità di imparare un mestiere, di acquisire competenze che potranno aiutarlo poi per reinserirsi nella realtà esterna».

La maniera in cui avviene il reclutamento è semplice e non vuole penalizzare nessuno: «Non prendiamo solo chi possiede conoscenze specifiche settoriali, ma puntiamo alla formazione. Quando abbiamo bisogno di personale, andiamo nei reparti e affiggiamo una richiesta in bacheca: “Cerchiamo dei dipendenti, se avete queste caratteristiche potete iscrivervi”. Poi iniziano i colloqui: di solito, con la formazione riusciamo ad allineare tutti, chi ha conoscenze pregresse e chi ha semplicemente voglia di imparare. Guardiamo molto di più alla voglia di fare e di mettersi in gioco, al desiderio di lavorare con gli altri, cosa che non è per niente scontata nel mondo carcerario. Spesso la volontà è meglio di tutti i titoli del mondo», chiosa Alex.

Il lavoro avviene poi singolarmente e in gruppo autogestito: «Abbiamo creato un ottimo team e i ragazzi si gestiscono molto bene da soli, acquisendo il senso di responsabilità individuale per ciò che fanno, senza una stretta supervisione. Si organizza la giornata lavorativa con molta libertà e spirito di gruppo. A noi interessa che lavorino al meglio, nel modo giusto e sicuro, e che acquisiscano competenze».

Durante la pandemia la Fenixs ha venduto circa 3 mila computer ricondizionati: oggi si stimano circa mille apparecchiature ricollocate all’anno, con una previsione in crescita. Ora Fenixs punta alle scuole: «Durante la pandemia abbiamo collocato migliaia di computer ricondizionati anche ai tanti ragazzi che ne avevano bisogno per la didattica a distanza e abbiamo provato a venderli agli istituti scolastici. Adesso abbiamo deciso di farlo diventare un nostro progetto, perché la necessità di computer in ambito scolastico diventa sempre maggiore. Proponiamo apparecchiature ottime anche per l’ambiente: perché un computer ricondizionato è un computer in meno destinato alla discarica. Tante volte ci chiedono: ma voi siete per il sociale e fate pagare i computer? Certo, ma non per lucro: ciò che guadagniamo viene impiegato per gli stipendi ai detenuti. Essendo ricondizionato il costo del computer è competitivo, di gran lunga inferiore, anche il 40% in meno del valore di mercato».

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