Parte l’anno dedicato al ripensamento del progetto educativo. Don Stefano Guidi, responsabile del Servizio diocesano e direttore della Fom: «Un percorso di ripartenza che deve coinvolgere l’intera comunità educante»

di Luisa BOVE

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Con la Festa di apertura degli oratori di oggi e lo slogan «Ora corri» si inaugura il cammino oratoriano che coinvolge migliaia di ragazzi in tutta la diocesi. Messa, striscioni colorati, giochi per grandi e piccoli, pranzo comunitario, sono solo alcuni ingredienti della giornata. «Sarà un anno interamente dedicato al percorso Oratorio 2020 – spiega don Stefano Guidi, responsabile del Servizio per l’oratorio e lo sport, direttore della Fom -. Chiediamo a tutti di vivere questo percorso di revisione, ripensamento e rilancio degli oratori non soltanto con alcuni addetti ai lavori, il Consiglio dell’oratorio o i volontari, ma con tutti, in modo particolare coinvolgendo i ragazzi, gli adolescenti, i giovani e gli educatori».

Nel suo messaggio l’Arcivescovo utilizza la metafora delle scarpe…
«Ora corri» nasce dal messaggio che l’Arcivescovo ha scritto l’anno scorso in apertura del percorso Oratorio 2020, provocandoci con quell’immagine delle scarpe da cambiare. Delpini dice che anche per l’oratorio è arrivato il tempo di cambiare le scarpe perché si cresce e le scarpe si sono consumate… Quest’anno, a partire dall’immagine della scarpa, abbiamo elaborato il tema “Ora corri”, ripreso anche nel logo e ora diciamo a tutti gli oratori: «Mettiti in marcia. Cambiamo le scarpe e ripartiamo».

E il riferimento biblico?
L’Arcivescovo ha suggerito quale riferimento a tutta la Diocesi la Lettera ai Filippesi. Quindi ha individuato questo passaggio: «Corro verso la meta, che Dio mi chiama a ricevere in Cristo Gesù» (Fil 3,15). L’Arcivescovo vuole che gli oratori scelgano come motto questo versetto e l’immagine della scarpa che corre esprime proprio questo.

Che cosa impedisce ai ragazzi di oggi di correre verso la meta?
Oggi i ragazzi trovano rallentamenti e ostacoli tutte le volte che sul loro cammino non incontrano figure educative significative, autorevoli, ma persone che danno una contro-testimonianza di vita. Questo li fa inciampare e cadere. Da qui viene la provocazione agli oratori a non essere una realtà che rallenta, ma una comunità educante – come amava ripetere l’arcivescovo Scola -, che cura molto la relazione con i suoi ragazzi e i suoi giovani, una comunità che si converte in continuazione per vivere una relazione educativa. Quando un ragazzo non trova un appoggio in una relazione educativa di qualità, bella e positiva, il suo cammino e la sua corsa si arrestano. Le nostre parrocchie e i nostri oratori rischiano di rallentare perché sono appesantiti, nostalgici, affaticati di fronte ai tempi che cambiano rapidamente. Il rischio è quello della rinuncia: «Con i ragazzi oggi è troppo difficile, non facciamo niente…». Eppure noi continuiamo a vedere che i ragazzi hanno bisogno di modelli.

Cosa si sente di dire ai genitori, spesso scoraggiati o delusi, rispetto al loro ruolo?
Educare i figli è sempre un successo, è garantito invece il fallimento per chi rinuncia a educare, a impegnarsi a mettersi in gioco. Lo stesso Arcivescovo dice di continuare a crederci, di non rinunciare, di non scoraggiarsi. Nella lettera scritta ai genitori degli sportivi (che presenteremo il 30 settembre), Delpini incoraggia a essere genitori educatori, che si giocano anche nella realtà della società sportiva. Quello che mi sento di dire a tutti i genitori e a tutti gli educatori dei nostri oratori è di riscoprire che l’incontro con i ragazzi ci può cambiare, può farci tirar fuori le migliori risorse. La relazione educativa permette anche a noi di essere più adulti, più gradi nelle virtù, più adeguati alla vita. È la grande opportunità che l’oratorio offre agli adulti.

Come procede in Diocesi il lavoro di Oratorio 2020?
Siamo entrati nella seconda fase. Abbiamo distribuito a tutti gli oratori i risultati raccolti e rielaborati dall’Assemblea di Bollate, ora chiediamo di lavorare attorno a due “fuochi”: creare e progettare. Gli oratori dovranno impegnarsi da una parte sulla capacità di prendere l’iniziativa e dall’altra su quella di redigere un progetto educativo. Avremo un momento forte, l’Assemblea di Brugherio, in cui chiederemo a tutti di lavorare sul loro progetto educativo, che poi consegneranno all’Arcivescovo a settembre 2020 durante un evento diocesano che stiamo preparando.

Al terzo Happening nazionale degli oratori, che si è tenuto a Molfetta all’inizio di settembre, che cosa è emerso e cosa ha il significato la partecipazione ambrosiana?
22Per noi ha voluto dire essere parte attiva della Chiesa italiana, mettendo a disposizione la nostra esperienza. Noi possiamo vantare – lo diciamo con umiltà – una tradizione di oratorio fortissima, che è esempio e riferimento per tante Diocesi. Questo Happening sta dimostrando che, da parte di molte Diocesi italiane, c’è voglia di lavorare con i giovani e di fare oratorio. Si è coscienti che lavorare con i ragazzi, mettersi a servizio e accompagnarli nella crescita è decisivo e indispensabile per le comunità di oggi.

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