A Villa Cagnola di Gazzada si è svolta una significativa Tavola Rotonda alla quale hanno partecipato l’Arcivescovo, il presidente nazionale di Azione Cattolica e alcuni rappresentanti di aggregazioni e movimenti ecclesiali

di Annamaria Braccini

Ac Gazzada

Non vi era, forse, luogo più adatto per lo svolgimento del Convegno pubblico “Per abitare questo tempo da credenti insieme” che Villa Cagnola di Gazzada. Spazio da sempre di dialogo, come ricorda, in apertura, monsignor Eros Monti direttore dell’Istituto Superiore di Studi Religiosi “San Paolo VI”. Infatti, organizzata dall’Azione Cattolica Italiana in vista della XVII Assemblea nazionale, la Tavola rotonda, con la presenza dell’Arcivescovo anche nella sua veste di presidente della Conferenza Episcopale Lombarda, è occasione per un dialogo tra i rappresentanti di aggregazioni e movimenti laicali.

«Abbiamo voluto dialogare tra diverse realtà associative come, già dall’Assemblea del 2017 si era indicato, anche a livello regionale», spiega Valentina Soncini, Consigliera nazionale di Ac delegata per la Lombardia. «Il nostro obiettivo è far risuonare aspetti diversi nel poliedro che indica papa Francesco. Ringraziamo l’Arcivescovo e il vescovo Giuseppe Merisi – presente anch’egli – che hanno richiamato l’attenzione verso il laicato organizzato».

La riflessione centrale è affidata a Matteo Truffelli, presidente nazionale di Azione Cattolica, cui sono accanto Fedele Zamboni di Agesci Lombardia, Ruffino Selmi per le Acli e Michele Capiotti della Fraternità di Comunione e Liberazione per l’Italia del nord. Il tema è quello della sinodalità. «Se non prestiamo attenzione a creare condizioni favorevoli, rischiamo di diventare una forza frenante rispetto alla sinodalità. Ribadiamo che siamo con papa Francesco, perché le tante chiavi per comprende il suo Pontificato sono collegate dalla proprio la sinodalità», spiega Truffelli

4 gli spunti: anzitutto il contrasto a una certa forma di mondanità spirituale, come di dice in Evangelii Gaudium. «Credo che negli ultimi anni abbiamo fatto tutti molto strada da questo punto di vista, anche se continua una lettura ormai stereotipata della realtà. Oggi viviamo un clima di grande amicizia e di dialogo a livello nazionale, partendo anche da rapporti personali, È una stagione straordinariamente propizia che ci obbliga alla responsabilità, rinunciando tutti a qualcosa nell’occupare gli spazi. La sinodalità è il cammino che ci si aspetta dalla Chiesa del Terzo millennio».

Secondo: «Possiamo essere fattori di crescita nella misura in cui e se sappiamo essere Chiesa dell’ascolto, generando, così, corresponsabilità laicali dentro la Chiesa. Chiesa che ascolta il mondo, con le sue attese di bene, ascolta il nostro tempo e la sua cultura con chiavi interpretative»..

Il terzo punto si avvia da alcune espressioni di papa Francesco nel discorso rivolto alla Chiesa Italiana in occasione del Convegno nazionale ecclesiale di Firenze. “La società italiana si costruisce quando le sue ricchezze culturali possono dialogare. La Chiesa sia fermento di dialogo, di incontro, di unità”, disse allora il Papa. «Dialogare significare costruire insieme. Con una trama di alleanze che sappiano andare oltre il puro spazio ecclesiale. La logica è quella del mettere insieme, invece che del dividere. In un contesto culturale e politico in cui oggi prevale la tristezza individualista, si tratta di formare e di sostenere la cultura dell’incontro e non dello scontro».

Da ultimo, fare tutto questo «a partire dalla provocazione proposta dal Papa proprio all’Azione Cattolica, quando osservò che una Ac che non è diocesana, non è Azione Cattolica. «Questo ci dice che possiamo essere fermento di cammino comune solo se apparteniamo alla Chiesa lì dove essa vive concretamente. Non possiamo essere satelliti autoreferenziali, ma realtà di laicato aggregato radicate nelle parrocchie»

«Questo incontro sarebbe stato impensabile 40 anni fa», nota Capiotti. «Come Movimento mettiamo a tema le ferite e le solitudini di questa società che appartiene a tutti. Il cambiamento di epoca ci offre la possibilità di recuperare la portata della presenza di Cristo».

Selmi richiama «la passione su qualcosa che è condiviso, anche se con percorsi e sensibilità diverse, come l’economia civile, una nuova visione del mondo, dell’uomo e dei poveri. La Chiesa in uscita ci sprona a incontrare gli altri. La formazione è una peculiare specificità del laicato che aiuta a studiare percorsi insieme per essere a servizio nella comunità ecclesiale e civile».

Zamboni evidenzia: «Negli ultimi 2 anni abbiamo condiviso un percorso non facilissimo, che è la sinodalità con l’Ac. L’azione educativa coinvolge tutti. Il servizio – che non è il semplice volontariato – è ciò che ci può unire».

Poi, un secondo giro di opinioni relativo a cosa le aggregazioni possano mettere in evidenza alla Chiesa di questa regione.

Per Cl: «importante è sottolineare l’origine comune: Cristo»; per le Acli: «vi è la necessità di avere franchezza nel nostro modo di vivere la fede non come una cassaforte personale. Per un cammino da vivere insieme bisogna avere la forza di dire alcune cose fondamentali con chiarezza»; per gli Scout, la domanda è come «creare le basi per formare i giovani al bene comune Ci aspettiamo un aiuto nelle sfide di oggi. All’Ac chiediamo di indicarci come essere Chiesa, a Cl di fare cultura, alle Acli, l’approccio della multiculturalità».

L’intervento del Vescovo

Infine, l’intervento dell’Arcivescovo che, subito, dice: «La mia presenza esprime la sollecitudine dei Vescovi della Lombardia per una promozione della corresponsabilità laicale. Vogliamo dire, come Vescovi, una nostra interpretazione di questo tempo Interpretiamo, infatti, questo momento, pur comprendendone le complessità e difficoltà, con invincibile fiducia perché crediamo in Dio. La fiducia deve essere il clima che si respira quando ci troviamo. Questa fiducia deve diventare quell’atteggiamento di immensa simpatia con cui guardare il mondo, di cui parla Paolo VI e il Concilio è stata testimonianza. E questo non per superficialità, ma per la docilità allo Spirito.

Il dramma del nostro tempo e che si può vivere senza pregare e senza la dimensione della fede, mentre la cosa più preziosa che abbiamo da dare, è la testimonianza». Di fronte a una Chiesa a cui viene chiesto di farsi solo prossimo – impegno a cui, ovviamente, mai si nega – e che, quindi, può parere una grande ONG del servizio, si tratta, per l’Arcivescovo, di mettere in chiaro alcune priorità (che magari non sembrano tali alla società odierna), anzitutto, l’annuncio del Vangelo.

«In tale orizzonte generale, il contesto specifico di questo confronto promettente e costruttivo, è un’occasione per dire quale stile praticheremo nel rapporto tra le articolazioni e le associazioni. Abbiamo bisogno di scioltezza, come resistenza a un’esagerata burocrazia ecclesiastica, e di semplicità. E, poi, c’è l’amicizia, il rapporto interpersonale vissuto come desiderato e gratificante attraverso la condivisione delle esperienze. Questo facilita il cammino comune nelle legittime differenze di sensibilità».

A conclusione, arriva l’annuncio: «I Vescovi lombardi promuovono un coordinamento regionale – così come già esiste a livello diocesano e nazionale – che si chiamerà CRAL, Consulta Regionale Aggregazioni Laicali». Primo incontro già fissato, il 29 novembre (alle 18.00 in Arcivescovado) con i rappresentanti delle Associazioni che vorranno aderire. 22 le risposte già pervenute in questa fase di avvio. «Lo scopo della Consulta sarà riflettere sull’aspetto dell’Associazionismo cristiano, perché siamo preoccupati dell’individualismo e della riduzione della fede a strumento terapeutico funzionale al proprio benessere. La fede, invece, ha una vocazione ecclesiale e che, quindi, va considerata anche in relazione all’associazionismo. Auspico che si possa dire una parola e proporre provocazioni ai Vescovi su alcuni temi e fenomeni di livello regionale. Spero, inoltre, che si promuovano eventi lombardi e convocazioni per mandare un messaggio. Laici prendete la parola».

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