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Preti 2024, «amici di Gesù»

Sirio 15 - 21 luglio 2024
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Ministero

Ecco le destinazioni dei preti novelli: «In una comunità per servire la fede della gente»

Nel corso dell'Ora media nella Cappella arcivescovile l'Arcivescovo le ha comunicate ai presbiteri ordinati l'8 giugno in Duomo, accompagnandole con alcune raccomandazioni per il loro primo incarico

di Annamaria BRACCINI

20 Giugno 2024
La riflessione dell'Arcivescovo

Sono tre le raccomandazioni che l’Arcivescovo ha lasciato ai giovani 17 sacerdoti, ordinati lo scorso 8 giugno in Duomo, consegnando loro le destinazioni, ossia i nomi delle parrocchie e delle Comunità pastorali in cui svolgeranno il ministero di Vicari (qui l’elenco completo): «Vi raccomando la prosa ordinaria della dedizione quotidiana e di inserirvi come collaboratori desiderati e preziosi, ma pur sempre come uno dei soggetti che devono svolgere questa missione. Rendete anche conto al Signore di come avete messo a frutto la condizione privilegiata in cui vi trovate».

I preti novelli in ascolto dell’Arcivescovo

Parole risuonate in una Cappella arcivescovile affollata (tanti sono rimasti in piedi) dove, nel contesto della preghiera dell’Ora media, le destinazioni sono state comunicate alla presenza del Vicario generale monsignor Franco Agnesi, di tutti i Vicari episcopali di Zona – tra cui i due Vescovi ausiliari, Vegezzi e Raimondi -, del cancelliere arcivescovile, di altri membri del Cem, dei parroci, dei membri delle diaconie e delle comunità dove saranno inviati i neosacerdoti.

L’Arcivescovo, il Vicario generale e gli ausiliari Raimondi e Vegezzi

A loro si è rivolto direttamente l’Arcivescovo: «In qualunque luogo ci sono applausi, espressioni di stupore e di ammirazione: punti esclamativi che meritate, perché c’è qualcosa che merita di essere ammirato e apprezzato in quello che siete, nella grazia che avete ricevuto. Qui, invece, le destinazioni sono senza punti esclamativi o interrogativi: vi è semplicemente la prosa ordinaria della vita dedicata con l’atteggiamento dell’uomo adulto che apprende la sua destinazione e che sa che è un impegno, senz’altro gravoso, ma senz’altro anche ricco di frutti e di scoperte. Mi pare che voi siete chiamati ad affrontare il clamore delle feste o l’inquietudine e la trepidazione dell’imprevisto con la prosa ordinaria della dedizione di ogni giorno. Chiedo a tutti coloro che sono qui di aiutarvi in questo perché la gloria di Dio abita nel quotidiano».

La seconda indicazione è legata al ruolo del presbitero nella comunità: «Le vostre destinazioni sono tutte impegnative e tutte da interpretare come l’introduzione in una comunità. A volte ci si domanda come si possa fare, avendo magari la responsabilità di tre oratori, come se il Vicario parrocchiale fosse il padrone di tre ditte o responsabile di altrettante istituzioni. Invece la domanda da farsi è come una comunità cristiana continui la sua missione con l’aiuto anche di un prete appena ordinato. Il soggetto della missione non è il prete che diventa protagonista, ma è la comunità cristiana, anche se, dal punto di vista legale, l’ultimo responsabile è il parroco. Bisogna rendersi conto che noi siamo a servizio di una comunità che cammina da secoli e che continuerà ancora: quindi, la domanda non è come farete a dominare una realtà così complessa, ma come farete a mettervi dentro una comunità per continuare a servire la fede della gente. In questa prosa quotidiana della dedizione ordinaria si cammina insieme. Occorre andare a tutte le genti, essendo collaboratori di una missione che deve riguardare tutto il territorio».

La consegna della destinazione a un prete novello

Infine, la terza raccomandazione: «Voi non dovete preoccuparvi, la vostra casa c’è già ancora prima che prendiate servizio. Non dovete pagare l’affitto, il vostro lavoro già lo avete e avete un sostentamento. Questo ci rende dei privilegiati, ma perché la comunità vuole che noi serviamo il Vangelo, essendo liberi dalle preoccupazioni che tutti gli altri hanno. Il nostro privilegio è per una radicalità di servizio. Vi incoraggio, vi benedico».

Poi la consegna delle buste contenenti – tra altri documenti – la destinazione configurata secondo le norme diocesane e il certificato di Ordinazione, e il saluto – di fronte all’Arcivescovo – tra ogni singolo sacerdote appena destinato e il rispettivo responsabile di Comunità pastorale.  

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