L’Arcivescovo lo pronuncerà alle 18 nella Basilica di Sant’Ambrogio: diretta tv, radio, web e twitter. Nel corso dell’ultimo anno ha espresso più volte il rapporto della Chiesa ambrosiana con la metropoli

di Pino NARDI

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L'Arcivescovo durante il Discorso alla Città pronunciato il 6 dicembre 2017

È l’appuntamento più atteso dell’anno per ascoltare la riflessione e la proposta dell’Arcivescovo sui temi di maggiore attualità civile e sociale. Il Discorso alla città sarà pronunciato da monsignor Mario Delpini giovedì 6 dicembre alle 18 nella basilica di Sant’Ambrogio. Diretta su Telepace (canale 187; satellitare 515 su Sky), Telenova (canale 14), Chiesa Tv (canale 195), Radio Marconi, Radio Mater, www.chiedadimilano.it e Twitter @chiesadimilano.

Da oltre un anno l’Arcivescovo ha avuto diverse occasioni per esprimersi nel rapporto con la metropoli. Un filo rosso che li lega è quello di superare la paura, tessere alleanze civiche, puntare a un buon vicinato. Tutte linee che nel contesto di oggi diventano «rivoluzionarie».

A partire dal suo primo Discorso alla città dell’anno scorso: «Voglio formulare a nome della comunità cristiana e della Chiesa ambrosiana l’intenzione di proporre un’alleanza, di convocare tutti per mettere mano all’impresa di edificare in tutta la nostra terra quel buon vicinato che rassicura, che rasserena, che rende desiderabile la convivenza dei molti e dei diversi, per cultura, ceto sociale e religione».

Una proposta rilanciata dall’arcivescovo lo scorso 21 novembre a Milano in occasione dei 16 anni della Casa della carità guidata da don Virginio Colmegna. Una proposta che ha registrato l’immediata disponibilità del sindaco Giuseppe Sala. Ha detto il pastore ambrosiano: «L’alleanza di tutti coloro che apprezzano la grazia di vivere nello stesso territorio è una convocazione generale che non prepara un evento, ma che impara e pratica un’arte quotidiana, uno stile abituale, una intraprendenza semplice. L’alleanza è stipulata non con un documento formale, ma con la coltivazione di una buona intenzione, con la riflessione condivisa sulle buone ragioni, con la vigilanza paziente che contrasta i fattori di disgregazione, di isolamento, di conflittualità».

«Bisognerebbe trovarci tutti insieme – ha continuato l’Arcivescovo -, istituzioni che sono presenti in città e chi ha qualcosa da dire, al fine di elaborare linee per affrontare le priorità che possiamo condividere, ciascuno in coerenza con la sua identità. Occorre uno sguardo di insieme da riprendere, per avere un quadro più generale che aiuta a identificare qualche convergenza. Poi, ognuno va a casa sua e decide come fare». Non è mancato anche un richiamo al Sinodo “Chiesa dalle genti”: «Abbiamo riflettuto su come la Chiesa milanese sia cattolica, facendo sì che, in lei, tutti coloro che sono battezzati si sentano a casa. Non c’è l’italiano e lo straniero, prima ci sono le persone che hanno cose in comune. Sono orgoglioso della gratuità, con cui si è accolto nel tempo passato, e che è iscritta nella carità cristiana. C’è un idea di bene comune che richiede il contributo di tutti. Ciò che possiamo fare costruisce il bene. Questa mentalità cristiana può diventare una pista da seguire anche da altri».

Anche nella lettera pastorale Cresce lungo il cammino il suo vigore, l’Arcivescovo ha sottolineato l’importanza della testimonianza dei cristiani nel mondo. «La proposta cristiana si offre come una benedizione, come l’indicazione di una possibilità di vita buona che ci convince e che si comunica come invito, che si confronta e contribuisce a definire nel concreto percorsi praticabili, persuasivi con l’intenzione di dare volto a una città dove sia desiderabile vivere. La dottrina sociale della Chiesa, il magistero della Chiesa sulla vita e sulla morte, sull’amore e il matrimonio, non sono una sistematica alternativa ai desideri degli uomini e delle donne, ma sono una benedizione. Per offrire il nostro contributo, il nostro giudizio, le nostre prospettive è necessario che i molti cristiani presenti e impegnati nelle responsabilità politiche, amministrative, sociali si esprimano e siano capaci di tessere alleanze per proporre, difendere, tradurre in pratiche persuasive quei tratti dell’umanesimo cristiano che contribuiscono alla qualità alta della vita delle comunità, delle famiglie, di ogni uomo e di ogni donna».

Un invito ad abbandonare timidezze soprattutto dei credenti. «La presenza di molti cristiani in ogni ambiente di vita non può essere mascherata per timidezza, per un complesso di inferiorità, per la rassegnazione a una separazione inguaribile tra i valori cristiani e la logica intrinseca e indiscutibile della realtà mondana».

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