Lo ha detto l’Arcivescovo cardinale Angelo Scola alla “Messa delle Genti” nella parrocchia di San Giovanni Crisostomo in via Padova

di Loris CANTARELLI

genti 2014

«In verità sto rendendomi conto che Dio non fa eccezione di persone, dice san Pietro sulla base della domanda di Cornelio: e realmente questa esperienza deve essere il più possibile alla portata di tutti i cristiani! Essa sfocia proprio nella comprensione che questa disponibilità di Dio Padre di tutti, a essere l’indicatore del disegno buono del cammino di tutti, deve diventare l’atteggiamento e l’attitudine di tutti noi cristiani». Sono le parole nell’omelia dell’Arcivescovo cardinale Angelo Scola alla “Messa delle Genti” di sabato 17 maggio alle ore 18 nella parrocchia milanese di San Giovanni Crisostomo, poco più di una settimana dopo l’incontro a San Giuseppe dei Morenti con il Santo Chiodo, un esempio ulteriore «in cui le genti stanno imparando lentamente a vivere insieme» per di più attorno all’Eucaristia, «celebrazione della grande opera della storia che è il dono totale che Gesù fa di sé morendo innocente in croce per liberarci dai nostri peccati e dal terrore della morte».
Nel saluto il parroco don Felice Capellini ha citato papa Francesco, per cui il Vescovo dev’essere guida dal suo gregge davanti (dando testimonianza), dentro («per mantenerlo unito e neutralizzare gli sbandamenti») e dietro («per evitare che qualcuno resti indietro e perché lui stesso riesce a trovare nuove strade») il popolo di Dio, citando i due slogan della festa della zona: «Ma forse con quet celebrazione una nuova strada dimostriamo di averla già trovata: “il nostro campo è via Padova”, o meglio: “via Padova è meglio di Milano”, perché è il futuro di Milano che è già qui». Dopo la prima lettura dichiarata in spagnolo da un latinoamericano e la seconda in inglese da un filippino (la cui comunità a San Giovanni Crisostomo forma i tre quarti delle classi di catechismo), il Cardinale ha ringraziato la parrocchia per la liturgia e la missione, la carità e la cultura, la Caritas e l’Azione Cattolica, gli scout dell’Agesci e il gruppo sportivo, grazie al quale «avete imparato a conoscervi e ad amarvi da cristiani», notando che «allora è giusto dire che qui in via Padova si vede in modo evidente il futuro di Milano: dobbiamo tutti avere cura delle seconde generazioni che nascono qui».
Scola ha poi ribadito la «dignità delle creature redente da Gesù morto e risorto, che è di tutte le persone: ed è giustamente su questo che le nostre metropoli in forte cambiamento debbono poter far leva», citando in particolare «le tragedie che si ripetono nel Mediterraneo e che ormai è un lago… e nonostante tutto questo noi non riusciamo ancora a impedire queste dolorosissime prove e non ci accorgiamo che queste sono ferite, per le nostre città e per i nostri Paesi, sono qualcosa che ci tocca in profondità e, se non siamo attenti e vigilanti, queste ferite alla fine ci fiaccano, ci indeboliscono e impediscono la costruzione del futuro».
Il richiamo esplicito di Scola è stato ai popoli in Siria e nel Sudan, «ma anche i più poveri e i più umili che hanno bisogno di energica condivisione. Tutti gli uomini e le donne possiedono questa dignità di creature redente e noi cristiani, che fondiamo la dignità non solo su convenzioni legislative ma ben prima sull’Amore che Dio Padre riserva personalmente a ciascuno di noi, dobbiamo essere energici nella testimonianza.
Al termine l’Arcivescovo ha poi cenato in Oratorio insieme ai sacerdoti del Decanato di Turro, una ventina dei quali ha concelebrato la funzione.

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