Visita dell’Arcivescovo nella parrocchia milanese del Decanato di Turro, che con la vicina San Giuseppe dei Morenti è impegnata tra l’altro sul fronte della Pastorale giovanile. Parla il parroco don Felice Capellini

di Cristina CONTI

Don Felice Capellini

Sabato 17 maggio il cardinale Angelo Scola si recherà in visita alla parrocchia milanese di San Giovanni Crisostomo, dove celebrerà la Messa alle 18. Al termine ci sarà un incontro con i sacerdoti del Decanato di Turro. Quali sono le sfide di questa comunità? L’abbiamo chiesto al parroco, don Felice Capellini.

Come vi siete preparati a questa visita?
Durante la Quaresima abbiamo valorizzato il momento della Via Crucis in Duomo con i gruppi d’ascolto. C’è stato poi un momento di riflessione con don Claudio Fontana, dedicato proprio all’incontro con l’Arcivescovo e al senso della sua visita. In questi giorni è partito anche il “Rosario nei cortili”: tra le intenzioni abbiamo scelto di affidare a Maria questo momento particolare.

Come siete organizzati dal punto di vista pastorale?
Sono stato nominato parroco solo a settembre e sto ancora imparando a conoscere questa comunità. La parrocchia si trova nella zona di via Padova. Con le diverse fasce d’età e con i gruppi stiamo lavorando sulla Lettera pastorale dell’Arcivescovo Il campo è il mondo. Ci sono poi diverse realtà che si occupano di volontariato, come la Caritas, la San Vincenzo e il Gruppo missionario, mentre ai ragazzi si dedicano la Polisportiva, l’Agesci e il gruppo sportivo in oratorio.

Ecco, i giovani: quali iniziative per loro?
Stiamo collaborando con la parrocchia di San Giuseppe dei Morenti per portare avanti nel territorio la Pastorale giovanile. Il nostro obiettivo è quello di rilanciare le comunità educanti per fasce d’età e di allargare il discorso in un’ottica di pastorale decanale, valorizzando le iniziative parrocchiali. Nel Decanato è attivo poi un gruppo di giovani “Il campo di via Padova”: una realtà sovraparrocchiale che organizza iniziative soprattutto in ambito multietnico.

Ci sono molti immigrati?
Sì, da sempre la nostra zona è nota alle cronache per questo motivo. In passato c’era una forte presenza di sudamericani, oggi ci sono soprattutto filippini e cinesi. Si tratta di persone ben integrate nella comunità. Le classi di catechismo, in particolare, sono per tre quarti formate proprio da filippini. I cinesi, invece, frequentano abitualmente l’oratorio.

I problemi economici sono diffusi?
La crisi sicuramente si è fatta sentire, anche se qui le difficoltà economiche erano presenti anche prima. Oggi i casi di indigenza sono aumentati e per venire incontro alle necessità delle famiglie la Caritas si è attivata, oltre che nel vestiario e nell’alimentazione, anche con uno sportello lavoro a cui si rivolgono molte persone.

Quali le sfide per il futuro?
Come dicevo sono arrivato da poco e devo ancora capire bene come funzionano molte cose. Ma la prima sfida da affrontare è sicuramente quella della generazione intermedia, che fatica a comunicare la fede. Dobbiamo costruire comunità educanti che attraggano per contagio e coinvolgano i giovani. C’è poi la sfida multietnica: siamo già a buon punto con l’integrazione, ma si può fare ancora molto.

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