«Questa terra è chiamata a cambiare molto rapidamente per il fenomeno dell'immigrazione»: così Scola a San Giuseppe dei Morenti, parrocchia del Decanato di Turro a forte presenza straniera

di Loris CANTARELLI

San Giuseppe dei Morenti 8 maggio

«Vogliamo che vinca la speranza per la nostra Milano e le nostre terre ambrosiane. Le prove e le ferite sono tante, ma qui in questa bella primavera i germogli della speranza sono già qui e anticipano realmente un futuro di bellezza, di bontà, di verità e di pace». Sono le parole conclusive del cardinale Angelo Scola nella quarta e ultima tappa della Professio fidei, alla parrocchia di San Giuseppe dei Morenti, nei pressi di via Padova, dove l’Arcivescovo, portando il Santo Chiodo, ha incontrato i migranti e i fedeli del decanato di Turro.

Accolto dal coro dei bambini, Scola ha raggiunto le oltre 500 persone radunatesi dalle 17 per ascoltare canti latinoamericani e musicisti africani, ma anche il poema Profili di Cireneo, pubblicato da Karol Woityla pochi mesi prima di divenire vescovo di Cracovia nel 1958. E, ancora, brani da Vita e opere di Carlo (1592) di Carlo Bascapé sul Borromeo, un canto della comunità rumena, un poema sulla Croce a cura della comunità cinese e un coro filippino, letture di testi con cui Silvia Rebolledo ha partecipato al concorso Immicreando 2008, la Letteraal “fratello marocchino di don Tonino Bello e il messaggio per la 100ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato di papa Francesco.

Con l’Arcivescovo sull’ampio piazzale della parrocchia, un pubblico attento ha seguito un breve sociodramma della comunità salvadoregna e filippina, che in poco più di 20 minuti ha rappresentato quanto avviene ogni giorno, per le strade e nelle nostre case: eventi di cui scopriamo il senso alla luce della fede (perdere il lavoro, ritrovarlo come badante o colf, riperderlo, ma riscoprire anche l’affetto e la vicinanza delle persone). È seguito un appassionante monologo dell’argentino Manuel Ferreira (della compagnia “Alma Rosé”) che ha cantato l’amore e i litigi da innamorato dopo 18 anni con la sua Milano.

Poi le parole di San Carlo: «Non perdetevi d’animo, o cristiani. Anche se Cristo sembra tacere, grida il suo chiodo preziosissimo, dicendoci: Io sono quella penna che con il sangue vi ho disegnato sulle mani del Signore. Quindi nessuno dica che il Signore si è dimenticato di noi». E la riflessione di Scola: «Dopo il mondo della sofferenza, della cultura e del lavoro, non potevo non venire anche qui, dove sta avvenendo lentamente un processo di integrazione e assimilazione di popoli, nazioni e culture che ormai è un processo in atto in tantissime parti del mondo». E ha spiegato: «Integrare nel senso nobile della parola, nel rispetto pieno della loro libertà e della loro cultura”, aggiungendo come «San Paolo ragiona e motiva tutto questo: tutti voi siete figli di Dio».

«Non bisogna temere le fatiche, le umiliazioni cui si è sottoposti quando si giunge in una terra nuova, così come non bisogna temere la paura degli abitanti di questa terra, chiamata a cambiare molto rapidamente per il fenomeno dell’immigrazione», ha continuato il Cardinale

«È bello vedere che qui da voi il nuovo volto del milanese del futuro comincia a profilarsi e lentamente Milano – nonostante le sue fatiche, facendo leva sulla sua lunga tradizione di solidarietà, di lavoro, di capacita di accoglienza – riuscirà a generare il suo volto nuovo con l’aiuto di tutti voi, in particolare dei vostri figlioli» ha sottolineato l’Arcivescovo, grazie a «luoghi di fraternità e amicizia come questo: e allora la paura si scioglie e nasce un cittadino nuovo e dentro la Chiesa si esprime la fraternità della comunione che il Crocifisso ci ha reso possibile».

In conclusione, alcuni pensieri particolari: «Ricordiamo davanti a questa reliquia tutte le fatiche le contraddizioni, le guerre, le violenze, le mancanze di pace. Ricordiamo i nostri fratelli cristiani che per la loro fede vengono martirizzati e sono sottoposti alla prova, alla stessa prova di Gesù Crocifisso. Preghiamo per tutti i migranti che arrivano a noi dal Mediterraneo. Continuiamo l’impegno per accogliere ora i nostri fratelli siriani che stanno giungendo alla stazione Centrale di Milano, sia con azioni di pronto intervento che di lungo periodo, come sta facendo la Caritas Ambrosiana e molti altri nella società civile – ha esortato l’Arcivescovo -. Chi ha responsabilità nelle istituzioni si apra ad azioni per realizzare leggi giuste per l’accoglienza».

«I germogli della speranza sono già qui e anticipano un futuro di bellezza, di verità e di pace», ha concluso la sua preghiera.

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