«Tutta la città si agita, si confonde, si inquieta. La città si riempie di spaventi, di violenze, di disastri. Le persone assennate rimangono sconcertate. Ma, come ieri sera, mentre intorno al Duomo si è scatenato il vandalismo e una tensione aggressiva e arrabbiata ha agitato la piazza, in Duomo si è continuato a pregare e a cantare, per dire che il Signore custodisce una casa della pace, un principio di fraternità. Potremmo dire che la chiesa cattedrale, la comunità cristiana nel cuore della città, vuole rimanere la casa dove si incontrano i bambini che cantano e danzano l’Osanna al figlio di Davide».
Nel Pontificale solenne presieduto per la Dedicazione della Cattedrale, l’Arcivescovo non può che iniziare la sua omelia da quanto è accaduto in città poche ore prima, a cui è corrisposta la calma e serena preghiera dei fedeli riuniti in Duomo per la celebrazione vigliare vespertina. Una compostezza e una festa della fede che si ripetono nella mattina della terza domenica di ottobre – il 16 del mese del 1387 fu istituita la Veneranda Fabbrica – da quando, cioè nell’836, attraverso i tempi, si sono succedute consacrazioni e dedicazioni della chiesa madre di tutti i fedeli ambrosiani. Così come ricorda, nel suo saluto di benvenuto, l’arciprete monsignor Gianantonio Borgonovo. Accanto a lui, i monsignori Giorgio Riva e Luigi Mistò che festeggiano i 50 anni di ordinazione sacerdotale.

Una celebrazione, quella della Dedicazione, tra le più significative dell’anno liturgico, che si arricchisce dell’antico rito della Trasmigratio – tornato nella liturgia da soli tre anni a simboleggiare, in antico, il passaggio tra le due basiliche di Santa Tecla e Santa Maria Maggiore e, oggi, l’invito a tutti a entrare nel tempio del Signore -, con il quale l’Arcivescovo bussa per tre volte con un martelletto al grande portale centrale che gli viene solennemente aperto. Al contempo la Messa vede anche, alla sua conclusione, un altro gesto simbolico: la consegna della rinnovata Nota pastorale per le Assemblee sinodali decanali ad alcuni rappresentanti dell’Équipe sinodale diocesana per la Chiesa dalle genti, come spiega monsignor Franco Agnesi, Vicario generale e presidente dell’Équipe.
Dalla pagina del Vangelo di Matteo al capitolo 21, con i bambini acclamanti al figlio di Davide che i potenti, i capi dei sacerdoti, gli scribi e i mercanti cercano di far tacere, e da una famosa poesia di Tagore, si avvia la riflessione dell’Arcivescovo.
Il Duomo: la casa dove si custodisce la gioia
«Anche così si può celebrare la festa della Dedicazione del Duomo, come il luogo che può custodire la gioia ingenua dei semplici, la festa intensa dei credenti, l’esultanza della comunione dei santi. Il nostro Duomo, in mezzo alla città, attraversa i secoli, come il principio dello stupore, come l’espressione della fede con il coro dei santi e l’incontro lieto dei fratelli e delle sorelle con il Signore, come l’invito a diventare bambini che cantano e gridano al loro Signore: “Osanna al figlio di Davide”».
Evidente, nelle parole di monsignor Delpini – che ringrazia tutti coloro che si prendono cura del Duomo -, il riferimento ai fatti verificatisi la sera precedente attorno alla Cattedrale, e insieme «la preghiera perché nel centro della città sia custodito il principio della gioia e la semplicità che esulta per la presenza di Gesù».

Non manca anche il richiamo – sempre nell’omelia – all’importanza delle Assemblee sinodali decanali, «rinnovando a tutti i fedeli, l’invito a essere pietre vive della Chiesa del Signore». «Le Asd, i Consigli pastorali, tutte le forme di partecipazione alla Comunità sono benedetti nella loro missione e nella loro pratica sinodale – spiega, infatti, l’Arcivescovo – che non è e non deve essere una burocrazia che complica la vita, ma un grazia per custodire la semplicità e la franchezza della missione con l’immediatezza che unisce alla voce dei bambini per gridare Osanna».



