«Celebriamo non la memoria di una persona ammirevole, esemplare e interessante per tanti aspetti, ma una proposta di vita con lo scopo di incoraggiare tutti noi alla santità». Lo dice l’Arcivescovo aprendo – con la prima sessione pubblica – la fase diocesana del Processo circa la vita, le virtù e la fama di santità di Marco Gallo, il giovane morto in un incidente stradale nel 2011 a Sovico (Mb), a soli 17 anni.
Famigliari, Vescovi e autorità
Per questo appuntamento, insieme solenne e commovente, sono in tanti a gremire la cappella arcivescovile dell’Episcopio, oltre a chi è collegato in presenza dal salone dei convegni della Curia e da remoto con le dirette video e streaming: Tutti insieme per ricordare, ma soprattutto sottolineare la fama di santità di Marco, espressamente ricordata da monsignor Delpini: i genitori, papà Antonio e mamma Paola; le sorelle, Francesca e Veronica; altri parenti, i compagni di classe, i professori, tanti amici. Ma anche diversi Vescovi, il Vicario generale monsignor Franco Agnesi, il Vescovo di Pavia Corrado Sanguineti, Giampio Devasini di Chiavari (dove Marco nacque il 7 marzo 1994), il Vescovo emerito di Reggio-Emilia Guastalla Massimo Camisasca. Accanto a loro Giovanni Stagnaro, sindaco di Casarsa Ligure con la fascia tricolore, e altri sacerdoti, tra cui il Moderator Curiae monsignor Carlo Azzimonti.

L’esemplarità di Marco
Dopo l’introduzione di monsignor Ennio Apeciti, responsabile del Servizio per le Cause dei Santi e notaio attuario della Causa, la lettura di alcuni pensieri del giovane e l’ascolto della Parola di Dio, interviene l’Arcivescovo.

«La ragione per cui Marco ha raccolto tanta simpatia e tanta attenzione è che è morto giovane – osserva -. Questa tragedia della sua morte è un dispiacere: non c’è niente di bello nel morire, però il Signore è capace di trarre vita anche dalla morte e la morte di un giovane esemplare propone un’identificazione che dice a tutti coloro che vivono la giovinezza che questa via di santità è percorribile. Dunque, ringraziamo il Signore che ci ha qui convocati e chiediamo la luce per coloro che dovranno raccogliere le testimonianze e arrivare poi a una conclusione. Non perdiamo, però, l’occasione per dire che la vita di un ragazzo può essere una proposta di vita e che una morte tragica può essere un’occasione per far crescere l’attenzione e il desiderio di una partecipazione con intima intensità a ciò che stiamo vivendo e a ciò che Marco è stato ed è per noi».
L’iter giuridico
Poi, a seguire la riflessione di monsignor Delpini, il momento giuridico, con la preghiera dell’Adsumus, «impegnativa e solenne», e la lettura del Verbale della prima sessione, da parte del cancelliere arcivescovile don Marco Cazzaniga, con la successiva raccolta dei giuramento dell’Arcivescovo, dei membri della commissione di inchiesta (detta anche “Tribunale”): don Marco Gianola, delegato arcivescovile, don Simone Lucca, promotore di giustizia, monsignor Apeciti, il postulatore della Causa padre Andrea Mandonico.

Infine, l’apposizione dei timbri sui documenti e il passaggio al momento del rendimento di grazie con il canto corale del Magnificat e i riti di conclusione, prima di scendere tutti nel salone dei convegni per assistere a un docufilm sulla vita di Marco, cresciuto tra Arese, Lecco, alcuni centri della Brianza e Monza in una famiglia dai solidi valori cristiani, appartenente al movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione.






