Destinati oltre 9 milioni di euro a parrocchie in difficoltà, famiglie, enti di carità e culturali. Monsignor Marinoni: «Diamo un po’ di ossigeno a tutti gli ambiti e alle famiglie»

di Pino NARDI

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Monsignor Bruno Marinoni

La Chiesa ambrosiana è ancora in prima linea nel sostegno alle fasce deboli particolarmente colpite dalla pandemia. Ultimo capitolo è la distribuzione di oltre 9 milioni di euro grazie al fondo straordinario dell’8xmille inviato dalla Cei. Un sostegno a 360 gradi: dalle parrocchie in difficoltà, alle famiglie con bambini nelle scuole dell’infanzia, agli enti di carità e culturali. Ma anche un gesto di responsabilità di molte realtà nel rinunciare a chiedere il contributo, per dare spazio a chi ne ha più bisogno. Ne parliamo con monsignor Bruno Marinoni, vicario episcopale per gli Affari generali: «Con la distribuzione di queste cifre diamo un po’ di ossigeno a tutti gli ambiti e alle famiglie».

Come sono stati scelti i destinatari di questi oltre 9 milioni di euro?
Innanzitutto bisogna tener conto che la Diocesi ha già fatto altre iniziative dal punto di vista della pandemia squisitamente caritative, come il Fondo San Giuseppe e il Fondo diocesano assistenza. Oltre ai grandi capitoli già attuati, è stata presa la decisione di aiutare in forme diverse con questi 9.129.800 euro. Tre le aree di intervento. La prima: 195 parrocchie scelte con il criterio dell’autopromozione. Abbiamo chiesto a chi aveva bisogno di farsi presente ed è stato distribuito con un criterio legato alla capacità di raccolta delle parrocchie, parametrando così il contributo alle mancate offerte in questi mesi di pandemia. Colgo l’occasione per ringraziare – come ho scritto nella lettera che ho inviato ai parroci che ricevono il contributo – le altre 900 parrocchie che non hanno chiesto, rinunciando ai fondi perché qualcuno ha più bisogno di loro. È stato un gesto di solidarietà. Accanto a questo l’Arcivescovo aveva chiesto a chi aveva la possibilità di aiutare quelli che erano in difficoltà: così abbiamo raccolto un ulteriore centinaio di migliaia di euro, di cui circa la metà è stata data da alcune parrocchie e l’altra da privati o sacerdoti che personalmente hanno contribuito. In totale per le parrocchie abbiamo distribuito 3.106.000 euro.

Un secondo ambito sono state le 5 mila famiglie con bambini che frequentano le scuole dell’infanzia paritarie…
Sì, l’altro settore è legato non alle scuole in quanto tali, ma alle famiglie che non avevano sostenuto il pagamento delle rette per difficoltà economiche nelle scuole paritarie dell’infanzia, non solo parrocchiali. Mentre negli altri gradi le lezioni da remoto erano possibili, per le scuole materne è stato più difficile. Quindi abbiamo scelto di dedicare a questa categoria di persone 2 milioni di euro.

Il terzo livello è stato quello degli enti diocesani, ai quali è stato versato in totale 4.130.000 euro. A partire da quelli caritativi…
Con il cosiddetto fondo “emblematico”, assegnato a Diocesi come quella di Milano, colpite in modo particolare dalla pandemia, abbiamo destinato 1.810.000 euro, cercando di coprire il più possibile i diversi settori della carità. Come il Centro Asteria per la formazione; il Fondo di solidarietà Caritas, già attivo, a cui si è dato un contributo ulteriore; la Casa della Carità per le emergenze; un’attenzione per i disabili con la cooperativa Novo Millennio del Consorzio Farsi Prossimo.

Non solo carità, ma anche cultura: un impegno completo…
Certo: culturale, formativo, caritativo. A tutti i settori, dove operiamo come Chiesa, è stato dato un contributo. Quindi alla Fom, come ente molto impegnato in questi mesi nella formazione online; oppure al Museo Diocesano o alla Biblioteca Ambrosiana. Il criterio usato non è mai stato quello “a pioggia”. Anche grazie alla virtuosità di quelli che hanno rinunciato al contributo, abbiamo potuto sostenere progetti in modo significativo. Infatti avevamo sollecitato tutti affinché si facessero parte diligente nell’esprimere il bisogno. Questo ha sollecitato anche a una responsabilità nella richiesta, avanzata solo da chi aveva un’urgenza maggiore rispetto ad altri.

La Diocesi comunque da subito è intervenuta per affrontare l’emergenza lavorativa provocata dal Covid con l’istituzione del Fondo San Giuseppe…
Il Fondo San Giuseppe prosegue perché la cifra raccolta è significativa, non solo grazie all’8xmille, ma anche al Comune e ai cittadini. Invece una parte dell’8xmille “straordinaria” servirà soprattutto per il Fondo diocesano assistenza, per chi non è assunto. In questo modo abbiamo coperto tutte le situazioni.

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