«I nomi delle nazioni che abbiamo ascoltato all’inizio di questa celebrazione ci ricordano i tanti luoghi in cui anche oggi si è combattuto. Si è combattuto a Natale, in questa ottava di Natale, oggi, lo si farà domani… La pace annunciata dagli angeli non sappiamo riceverla, non sappiamo custodirla. È questo il motivo che ci ha spinto a riunirci insieme, in questo primo giorno dell’anno. Per evitare che la constatazione di una mancanza si trasformi in una sorta di rassegnazione cinica, ossia che nel nostro mondo non c’è spazio per la pace. Ma proprio a noi per primi papa Leone suggerisce la sua pedagogia delicata e profonda, ispirata al maestro Agostino, che in questo Duomo è stato battezzato».
La celebrazione
In una sorta di ponte ideale che lega passato e presente, radici pedagogiche del magistero dell’agostiniano papa Leone XIV con la sua espressione “Per una pace disarmata e disarmante”, che dà il titolo anche al Messaggio per la Pace 2026 e che attraversa questo tempo insanguinato, a dirlo è monsignor Luca Bressan, vicario episcopale per la Cultura, la Carità, la Missione e l’Azione sociale nella celebrazione del primo giorno dell’anno. Messa presieduta in Cattedrale dal vicario generale, monsignor Franco Agnesi – l’Arcivescovo sta proseguendo il suo viaggio missionario in Zambia per visitare i nostri sacerdoti fidei donum – nella 59esima Giornata mondiale della Pace e concelebrata da diversi sacerdoti, tra cui il condirettore di Caritas ambrosiana don Paolo Selmi, e don Danilo Bessi della Comunità di Sant’Egidio, promotrice della tradizionale marcia i cui partecipanti gremiscono il Duomo, alcuni portando tra le mani i cartelli con i nomi dei tanti Paesi in guerra, preceduti dal grande striscione “Pace in tutte le terre”.

Marcia alla quale hanno aderito un sessantina di realtà del territorio e che, nel pomeriggio, aveva percorso le vie del cuore di Milano partendo da piazza Santo Stefano per arrivare sotto la Madonnina, dopo una significativa sosta presso la chiesa di San Vito al Pasquirolo, dove pregano fedeli ortodossi russi e ucraini. Non mancano una decina di ministri di altrettante confessioni aderenti al Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano, tra cui l’attuale presidente di turno, padre Traian Valdman, vicario eparchiale emerito della Diocesi Ortodossa Romena d’Italia, e al Forum delle Religioni.
E così, tra le navate, prima dell’inizio del rito, si fa memoria di tutte le terre che, dal Nord e al Sud del mondo – dal Burkina Faso, alla Cambogia e Thailandia, dal Messico al Myanmar, dal Sud Sudan all’Afghanistan -, attendono la fine delle guerre e del terrorismo, con i conflitti aperti in Ucraina e in Medio Oriente e l’allarmante ritorno della minaccia di un confronto nucleare.
La pedagogia della pace
Dalla prime parole della Messaggio 2026 del Papa, «La pace sia con tutti voi», si avvia l’omelia di monsignor Bressan (leggila qui) che è anche presidente della Commissione per l’Ecumenismo e Dialogo della Diocesi. «Quello del Papa è un augurio potente, pieno di calore e di speranza», spiega, «ma che a molti appare quasi una favola, una parola bella, che suona dolce sulle nostre labbra, ma che non riesce ad incidere nella storia».

Da qui il riferimento pedagogico presente nel Messaggio e che Bressan sottolinea.
«Per poter avere certezza della pace, per poter essere sicuri che la pace ci sia e sia qualcosa di tangibile, di sperimentabile da ognuno di noi, occorre che possa essere osservata e contemplata. Prima di ogni nostra decisione, prima di un nostro impegno spesso fallimentare per la pace, Dio ci ha inviato suo Figlio. Proprio come testimoniamo questa sera qui insieme in questo Duomo, noi cristiani di tutte le Chiese presenti a Milano, pronti a vivere la prossima Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani (dal 18 al 25 gennaio prossimi) come un laboratorio di pace, uno stimolo per diffondere pace tra di noi. Una pace così, contemplata e meditata, genera gioia e voglia di emulazione: da disarmata diventa disarmante. È questo il secondo passo della pedagogia di papa Leone. A questa scuola siamo invitati ad imparare anche noi. Contemplare la pace per custodirla, nella certezza che gli eventi della storia ci chiederanno presto di condividerla e donarla». E, comunque, ci chiederanno ragione delle nostre scelte, se come nota lo stesso Leone XIV nel suo pronunciamento, «nel corso del 2024 le spese militari a livello mondiale sono aumentate del 9,4% rispetto all’anno precedente, confermando la tendenza ininterrotta da dieci anni e raggiungendo la cifra di 2.718 miliardi di dollari, ovvero il 2,5% del Pil mondiale».

Portare la testimonianza ogni giorno
E questo, osserva ancora il Vicario episcopale, «nella storia piccola del nostro quotidiano, come anche nella storia grande degli eventi internazionali». Come accadrà anche per il grande evento di Milano-Cortina 2026. «Tra poche settimane Milano avrà l’onore e l’onere di ospitare le Olimpiadi invernali», scandisce. «Tutti sappiamo quanto questo avvenimento sportivo voglia essere una palestra di pace. A noi cristiani spetta il compito di abitarlo con la nostra pedagogia della pace disarmata e disarmante, perché possa essere un evento in cui ogni nazione e ogni cultura si sente accolta e riconosciuta, chiamata a costruire insieme il futuro di pace che il nostro mondo desidera. Proprio per questo motivo, per la prima volta a Milano, una Consulta Interreligiosa Regionale, lavora per rendere ancora più forte e incisiva questa testimonianza di pace».

Il pensiero è anche per il 30esimo anniversario del rapimento e dell’uccisione dei monaci di Tibhirine.
«Nell’imminenza della loro fine, frère Christian de Chergé, priore di quella comunità, pregava chiedendo: «Signore, disarmali, disarmaci»: proprio qui l’origine della metafora di papa Leone», conclude monsignor Bressan.
«L’occhio cattivo emana oscurità, diffonde amore per l’ombra. E nascono le guerre, il terrorismo trova sorgenti a cui nutrirsi. Anche noi abbiamo bisogno della benedizione di Aronne, che ci accompagni nel nuovo anno, capaci di parole semplici e potenti come quelle dei monaci trappisti. Parole così profonde da essere assolute e sufficienti, Vangelo puro. Signore, disarma anche noi. Facci ripetere, tutti insieme, che non c’è futuro per un mondo in guerra, mentre contemplando e condividendo la tua pace si aprono anche per noi le strade verso il tuo Regno».
Al temine della Messa, suggellata dalla benedizione corale dei concelebranti e dei ministri delle diverse Confessioni cristiane riuniti davanti all’altare maggiore, il vicario generale portando il saluto dell’Arcivescovo, ricorda ancora la necessità di una testimonianza quotidiana all’inizio di un anno che comunque, anche se non giubilare, è di speranza. «Aiutateci tutti, voi che siete qui, a non cadere nello scoramento, nel cinismo, nei luoghi comuni, ma a dire che, accogliendo e contemplando la pace, possiamo compiere dei passi per raggiungere tutti».



