I 60 anni dell’associazione celebrati in una due-giorni a Barzio a cui interverrà anche l’Arcivescovo. Il presidente André Siani descrive l’impegno nell’educazione alla mondialità e nella cooperazione e sottolinea: «Senza la capacità di costruire ponti non esistono pace, né sicurezza»

di Stefania CECCHETTI

André Siani - Presidente Associazione COE
André Siani

La cooperazione internazionale e l’educazione: questi i due pilastri su cui da sessant’anni si fonda l’attività del Coe (Centro orientamento educativo). L’anniversario sarà celebrato con una due-giorni il 6 e 7 luglio a Barzio, sede storica dell’associazione, con la presenza dell’Arcivescovo nella mattinata di domenica. «La nostra ispirazione è cristiana e ci sentiamo una realtà ambrosiana – sottolinea il presidente del Coe André Siani -. Per questo è molto importante la presenza tra noi dell’Arcivescovo nel giorno in ringrazieremo i nostri sostenitori, soci e amici, e soprattutto il Signore, per il cammino percorso in questi anni».

Il convegno che occuperà la giornata di sabato farà luce sulla doppia anima del Coe: «Abbiamo voluto invitare alcuni esperti per confrontarci con loro, valutare quanto abbiamo fatto finora e pensare il nostro futuro», spiega Siani, che precisa: «La nostra associazione ha iniziato sessant’anni fa in Valsassina, operando principalmente nel settore educativo. Quando parliamo di educazione, facciamo riferimento a progetti di formazione e di animazione tesi a uno sviluppo integrale dell’uomo. Lavoriamo per contribuire a creare una società di fratellanza, di amicizia e di scambio».

In Italia l’attività del Coe si svolge soprattutto con le scuole. «Abbiamo progetti di educazione alla mondialità, che svolgiamo sia nelle classi, sia accogliendo i ragazzi nella nostra sede – spiega ancora Siani -. Sfruttiamo molto il cinema: vedere un film girato in un Paese lontano è un’ottima occasione per conoscere popoli e culture diverse». La settima arte è in effetti uno dei fiori all’occhiello dell’associazione, molto conosciuta per il Festival del Cinema Africano, giunto alla trentesima edizione: «Il Festival è un momento importante, in una sola settimana riusciamo a raggiungere 15-20 mila persone – precisa Siani -. Ma non c’è solo quello. Portiamo i film in numerose rassegne, nelle parrocchie e nelle scuole, facendone una preziosa occasione per capire meglio le dinamiche che stanno alla base del fenomeno dell’immigrazione, oggi al centro dell’attenzione».

Sul fronte della cooperazione internazionale il Coe opera attraverso progetti molto diversificati nel campo della sanità, dell’arte, della cultura e naturalmente della scuola: «Gestiamo molte scuole e numerosi centri di formazione professionale – rileva Siani -. Abbiamo puntato molto sull’arte perché crediamo che si riesca a fare scambio culturale solo laddove ciascuno è libero di esprimere la propria personalità. In questo senso uno dei traguardi di cui andiamo particolarmente fieri è l’apertura della prima Accademia di belle arti in Camerun». In generale, in ogni attività, anche in quella sanitaria, l’aspetto educativo è centrale, come sottolinea ancora Siani: «Se ci si occupa solo degli aspetti “tecnici” e non di quelli umani, non riusciremo a incidere veramente sul cambiamento».

Dopo il saluto dell’Arcivescovo, domenica verrà presentato un volume che raccoglie alcuni scritti del fondatore del Coe, don Francesco Pedretti, nel ventennale della sua scomparsa: «Era una persona straordinaria – ricorda Siani -. Aveva il fuoco dentro e sapeva animare e guidare le persone. Ci ha lasciato una grande eredità: l’impegno a continuare a essere un ponte di scambio tra diverse realtà. Chi fa cooperazione lo sa bene: non esistono pace, né sicurezza senza la capacità di costruire ponti».

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