Il decano don Tommaso Castiglioni presenta il territorio che in gennaio accoglie l’Arcivescovo: «Il tempo della pandemia ha risvegliato forze e carismi che si erano un po’ assopiti: le nostre parrocchie hanno risposto con generosità creativa e intraprendente»

di Cristina Conti

SANTA GIUSTINA MILANO
La parrocchia di Santa Giustina ad Affori

Con la serata con i giovani del 13 gennaio l’Arcivescovo inizia la Visita pastorale nel Decanato di Affori, il primo toccato nella città di Milano. «Guardando la piantina di Milano, il nostro Decanato occupa lo spicchio che da piazzale Maciacchini va verso nord, ai confini con Bresso e Cormano – spiega don Tommaso Castiglioni, parroco all’Annunciazione e Decano di Affori -. Fino a un secolo fa, parte di questo territorio non apparteneva al Comune di Milano. Ciò spiega perché dal punto di vista urbano il territorio non sia unitario: ciascun quartiere (Affori, Bovisa, Bruzzano, Comasina, Dergano) ha una sua vita e originalità. È attraversato dalla linea gialla della Metropolitana, che ha migliorato la comunicazione con il centro città e reso molto più appetibili gli affitti delle case. In tutte le parrocchie è forte la presenza di cittadini di origine straniera e in alcuni casi sono forti le problematiche economiche delle famiglie. Alcuni partecipano anche alla vita delle parrocchie, espressione in questo senso della “Chiesa dalle genti”. Negli ultimi anni la sede del Politecnico presso il quartiere Bovisa è andata ingrandendosi e ha acquistato sempre più importanza. Attrae moltissimi studenti da tutta Italia (e non solo): una provocazione interessante per la nostra Chiesa.

L'interno della chiesa dell'Annunciazione

L’interno della chiesa dell’Annunciazione

Come è organizzata la vita pastorale?
Nel Decanato abitano circa 90 mila persone e sono presenti 8 parrocchie. Di esse tre sono storiche (Beata Maria Vergine Assunta in Bruzzano, San Nicola in Dergano e Santa Giustina ad Affori), le altre sono state fondate nel Novecento (nel 1913 Santa Maria del Buon Consiglio alla Bovisa, le rimanenti dalla fine degli anni Cinquanta). Di queste, le due del quartiere della Bovisa sono unite in Comunità pastorale dal 2014. I sacerdoti che vivono e operano in decanato sono 17. Al cimitero di Bruzzano il cappellano è un diacono permanente. Collaborano con la pastorale ordinaria tre Ausiliarie diocesane. Nel territorio del decanato sorge anche il Santuario della Madonna di Fatima, retto dai Comboniani, importante riferimento per le confessioni.”

Quali i problemi che vive il territorio?
Difficile dar loro un nome. Le dimensioni delle parrocchie rendono molto intenso il lavoro “interno” a scapito di iniziative comuni, che sono diminuite nel tempo. Il nostro Decanato non è stato “associato” ad altri: resta una realtà tutto sommato ristretta. Ciò favorisce i rapporti personali tra i sacerdoti, ma forse ostacola il reperimento di forze per iniziative sovraparrocchiali.

don Tommaso Castiglioni

Don Tommaso Castiglioni

Com’è la partecipazione alle attività?
Anche in questo caso è difficile dare una risposta univoca. L’impressione è che la spinta ideale che ha portato alla nascita delle parrocchie nel dopoguerra si stia affievolendo. Anche per questa ragione, il nostro Vicario episcopale, monsignor Carlo Azzimonti, ci sta spronando a ragionare per dare vita a nuove Comunità pastorali. Le forme “tradizionali” con le quali si esprimeva l’appartenenza alla Chiesa (a cominciare dall’Eucaristia domenicale) sono sempre più minacciate dall’individualismo e dai ritmi della vita quotidiana. La sfida mi sembra sia cercare la fede nei luoghi in cui si svolge la vita quotidiana, abitando “spazi umani” (dolore, lutto, attesa del futuro, povertà, solitudine). Il tempo della pandemia ha risvegliato forze e carismi che si erano un po’ assopiti: come la generosità creativa e intraprendente con cui le nostre parrocchie hanno risposto soprattutto nei mesi del lockdown alle tante famiglie che bussavano alle nostre porte.

Come vi siete preparati alla Visita? Quali le attese?
La pandemia non ha favorito una preparazione corale: ogni parrocchia ha lavorato per sé, coinvolgendo soprattutto il Consiglio pastorale. Quanto alle attese, preferisco non farmene troppe e lasciarmi sorprendere da doni inaspettati. Il laicato è vivo e ha dato vita a tante associazioni: dal gruppo Barnaba, dedicato all’ascolto della realtà territoriale, alle persone impegnate a favore di scuola e ragazze in difficoltà.

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