Accolto dal sindaco Sala e dal vicario Faccendini, l'Arcivescovo ha venerato le reliquie dei Santi Vescovi, ha pregato con i catecumeni, ha salutato gli esponenti delle altre fedi e i ragazzi degli oratori: «Dio ha bisogno di persone che vivono con speranza»

di Luisa BOVE

delpini Sant’Eustorgio

È in un clima di gioia e di festa che si è svolta la prima tappa dell’ingresso in Diocesi del nuovo Arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini. A fare da cornice, le grida dei ragazzi degli oratori, dell’Azione cattolica e degli scout che lo hanno applaudito al suo arrivo sul sagrato della Basilica di Sant’Eustorgio e al termine della funzione con un lancio di palloncini colorati e messaggi di auguri.

Proprio a loro si è rivolto l’Arcivescovo alla fine della celebrazione: «Dio che benedice gli inizi, benedice oggi anche il mio, ma più che di me – che sono ormai avanti negli anni -, Dio ha bisogno di gente giovane, lieta e che ha il coraggio di guardare al futuro con speranza. Date inizio al futuro, ragazzi di Milano!».

Ad accogliere monsignor Delpini davanti alla Basilica di Sant’Eustorgio, dove i primi cristiani hanno ricevuto l’annuncio del Vangelo, c’erano i rappresentanti di Milano, quello civile, rappresentato dal sindaco Giuseppe Sala, e quello ecclesiale, nella persona di monsignor Carlo Faccendini, Vicario episcopale della città.

«La nostra comunità – ha esordito il parroco di Sant’Eustorgio don Giorgio Riva – è desiderosa di camminare insieme al suo Vescovo e a tutta la Chiesa incontro a Cristo». Alla breve celebrazione, ricca di gesti e di simboli – la venerazione delle reliquie dei primi Santi Vescovi Eustorgio, Magno e Onorato, l’omaggio della capsella con la terra raccolta nella necropoli paleocristiana e il dono del rocchetto indossato per la cerimonia – erano presenti anche 200 catecumeni «dono prezioso e di grazia per la nostra Chiesa – ha assicurato monsignor Antonio Costabile -, responsabile del Servizio catechesi e catecumenato -. Una Chiesa, che non deve fermarsi alla conservazione, ma deve avere il coraggio di aprirsi a tutti. I catecumeni si sentono già parte di questa Chiesa».

A loro e a tutti i fedeli raccolti in Basilica l’Arcivescovo ha detto: «La prima parola del mio ministero è questa: ascoltate le parole di Gesù che dice: “Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò”». Lo ha spiegato bene durante il suo intervento, raccontando – come è nel suo stile – la storiella di Peppino, Pino e Pinuccio, tre amici che dopo anni si ritrovano, appesantiti dalla vita e dagli anni. Ognuno con la sua ricerca di felicità, tra illusione, delusione e consolazione. «La vita domanda una risposta», dice Delpini. «Dove vai quando sei stanco e oppresso? – chiede -. Noi che ascoltiamo la parola di Gesù rispondiamo che c’è una voce che chiama e fa della vita una vocazione e una missione, e ci mettiamo in cammino per essere un popolo che cerca pace e verità». E ancora: «Noi crediamo che il ristoro, il riposo, la speranza si trova in Gesù». Quindi ha raccomandato a tutti: «Viviamo con coerenza il battesimo che abbiamo ricevuto da bambini».

È con tono cordiale che l’Arcivescovo si rivolge al suo popolo: i fedeli raccolti in Basilica e coloro che affollano la piazza. Si coglie un clima di fiducia, di fraternità, di comunione, nei gesti e nelle parole che pronuncia. E di speranza ha parlato anche al termine della celebrazione, incontrando i rappresentanti delle altre fedi religiose non cristiane: «Dobbiamo incontrarci per dare speranza alla città».

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