L’ultimo giorno a Odessa con il Mean è stato molto impegnativo! Sarà la nottata in bianco, passata per la gran parte sulle sedie del refettorio trasformato in bunker… sarà il raffreddore che mi ha messo ko dopo la serata di ieri al parco… sarà la stanchezza accumulata nei giorni precedenti, sarà l’eccitazione per gli incontri e le storie incrociate…
Ad ogni modo è stata la giornata più complessa della missione, perché abbiamo dovuto incastrare alcune attività previste per domani, per via di un ponte danneggiato dagli attacchi russi che ci costringe ad anticipare la partenza.
In mattinata abbiamo raggiunto uno dei venti gruppi di volontariato e abbiamo partecipato insieme agli amici ucraini ad altrettante attività in diversi punti della città.

Si è trattato in gran parte di attività che stanno proponendo le organizzazioni religiose, in particolare quelle legate alla Chiesa cattolica, le più numerose in Ucraina. Un’attenzione privilegiata è riservata agli sfollati, presenti in centinaia di migliaia nella regione di Odessa. Si va dalla semplice distribuzione di pacchi alimentari e farmaci all’animazione di bambini; dall’intreccio artigianale di reti mimetiche o di protezione contro i droni alle pulizie di ripristino delle tensostrutture, che ospitano il centro aiuti, danneggiate da un missile; dai piccoli lavori di manutenzione in edifici pubblici alla riverniciatura dei giochi nel parchetto dei bimbi; dal percorso di arteterapia alle attività del Centro di riabilitazione dei veterani, chi portano sul corpo e nella vita le conseguenze del conflitto.
Poche ore di lavoro, ascolto e aiuto, che creano vicinanza e solidarietà. Vedere e toccare con mano la sofferenza e il dolore che i piani di Putin possono infliggere fa ancora più orrore e rabbia. Ma lascia anche una terribile sensazione di desolazione e impotenza, soprattutto pensando a come, in Italia, questa guerra viene spesso raccontata, semplificata o etichettata.

Scopo di tutti questi incontri è costruire ponti di amicizia che possano continuare nel tempo. Soprattutto il secondo incontro con gli amministratori dei comuni dell’Oblast di Odessa ha messo in luce oggi il grandissimo desiderio degli ucraini di “essere visti” e riconosciuti, ben prima che di essere aiutati.

Nel frattempo i più sportivi hanno tentato di riscattare l’orgoglio calcistico italiano sfidando a calcio la squadra ucraina. Non abbiamo capito se per amicizia o altro… ma nella migliore tradizione calcistica italiana abbiamo perso!
Nel mentre, un gruppo di volenterosi ha spadellato alla grande per preparare un apprezzatissimo pranzo italiano a cento vigili del Fuoco, preziosi e amati eroi del Paese.
Nonostante la continua allerta, abbiamo anche potuto fare un flash mob cantando “Oy u luzi Chervana Kalyna”, l’inno patriottico ucraino che ho imparato e che racconta del “viburno rosso” simbolo della resistenza, della rinascita e dell’identità nazionale dell’Ucraina.
L’intensa giornata ci ha infine riuniti tutti in tre tavoli di confronto e condivisione, sempre insieme alla popolazione ucraina, su tre temi cruciali: il ruolo attivo della società civile nell’azione di solidarietà e sicurezza, il movimento anti-corruzione, i Corpi Civili di Pace, in cui abbiamo fatto confluire anche una proposta nata dal confronto del pomeriggio con gli amministratori.
Finalmente oggi ho visto e vissuto in prima persona una prova di democrazia partecipata!







